31 ottobre 2006

Cime - L'imbrunire - Oltre frontiera

Le foto sono state scattate da Chamonix.
A quale massiccio appartengono lo immaginate vero?

Il ghiacciaio des Bossons e, appena sopra, la cima del Monte Bianco come la vedono i francesi.

Ognuna di queste creste ha un nome ma noi non lo sappiamo. Però, l'amico Pietro Giglio, guida alpina, dice che da sinistra a destra sono l'Aiguille de l'M, il Grépon e l'Aiguille de Blaitière.
Esiste un verbo che si usa solo ed esclusivamente a Chamonix : tramousser ovvero, parlando del sole al tramonto, scomparire e riapparire dietro le cime una ad una prima di cedere le armi nelle braccia della notte.
Kat e Remy

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Cime - Giorno - BL

Ottobre, vista dalla finestra dell'ufficio.

... verso ovest

... verso nord


Patt

(Ricordate: cliccando sulle foto, si ingrandiscono!)

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30 ottobre 2006

Voglia d'autunno

Remy - Una gran voglia!
Katy - Grande come il caldo esagerato che in questi giorni - cito un commento dell'amico Archiniere - fa sudare i ghiacciai.
R - Sembra una battuta ma la realtà che sottintende non è delle più allegre.
K - Così, anche per premiarci di aver fatto le pulizie con un po' più cura del solito, abbiamo improvvisato un pranzetto domenicale sotto il segno della mela. Con quello che c'era in frigo e in cantina, quindi non aspettatevi nulla di strabiliante.


R - Però già che c'eravamo l'abbiamo fotografato.
K - E siccome ci è sembrato tutto molto buono ve lo raccontiamo.
R - Con una premessa, per noi menù significa un antipasto, un primo o un secondo, un dessert.
K - E formaggio significa molto spesso "di capra".
R - E mele significa renette, meglio se ancora asprigne. Ma, ovviamente, è una scelta personale.

Quindi :
- Insalata di mele e sedano rapa
- Risotto mela, alloro e caprino
- Mela ripiena


Per l'insalata (per 2 persone) servono:
- una mela grande e asprigna
- mezzo sedano rapa
- 3 cucchiai di maionese
- aceto di mele
- sale
- qualche gheriglio di noce

Sia la mela che il sedano rapa scuriscono rapidamente dopo esser stati tagliati ma c'è un trucco che consente di ottenere un insalata bella chiara senza aggiungere limone.
Per prima cosa abbiamo messo la maionese in una ciotola e l'abbiamo diluita con 3 cucchiai d'aceto quindi abbiamo sbucciato il sedano e l'abbiamo grattugiato direttamente nella ciotola rimestando man mano. Lo stesso abbiamo fatto con la mela, sbucciandola all'ultimo e avvolgendola con la maionese man mano che la si grattugiava.
Abbiamo "aggiustato di sale" e lasciato riposare una mezz'ora.
Si serve fresca, ma non fredda di frigo, decorata con gherigli di noci. Volendo, si possono aggiungere noci spezzettate nell'insalata per avere una nota croccantina in mezzo al morbido.


Per il risotto :
- uno scalogno oppure una cipolla piccola
- una foglia d'alloro
- olio evo e burro
- 80 g di riso a testa
- 2 cucchiai di rhum
- una mela
- mezzo crottin di capra o altro formaggio di vostro gusto
- brodo vegetale

Dopo aver rosolato nell'olio lo scalogno tritato e fatto tostare il riso, l'abbiamo bagnato col rhum che abbiamo fatto evaporare. Quindi abbiamo aggiunto l'alloro e la mela grattugiata e mestoli di brodo fino a quando non è stato pronto per la mantecatura con burro e formaggio.


Queste mele ripiene sono un tentativo di far concorrenza a Grisù -che però è inarrivabile-quindi ci accontentiamo di cercare di riprodurre quelle di Cristina, la cuoca del ristorante dove Kat ha la fortuna di andare a mensa. Ci siamo quasi!
Servono :
- una mela a testa
- burro
- zucchero
- cacao
- amaretti
- un goccio di rhum ( se a tavola non ci sono bimbi)

Conviene scegliere mele di identica pezzatura e freschezza così da avere più possibilità di ottenere lo stesso grado di cottura.
Mentre il forno si scalda (180°), le mele, lavate e asciugate ma non sbucciate vanno scavate col levatorsoli. Poi, con un coltello affilato, si crea in cima un piccolo cratere, usando qualche pezzetto asportato per chiudere il più ermeticamente possibile il fondo. Per evitare che la buccia rischi di scoppiare conviene fare qualche piccolo taglio con la punta del coltello.
Gli amaretti pestati (oppure metà amaretti metà biscotti se gli amaretti hanno un sapore molto marcato) si mescolano con zucchero e cacao (e rhum) e si impastano col burro morbido. Una volta farcite, le mele si infornano, per una ventina di minuti se piccole. Basterà verificare la cottura con uno stuzzicadenti. Deve arrivare al cuore senza incontrare resistenza.
Sono più adatte ad un dessert in famiglia o alla merenda dei bambini che per una cena con gente snob perché regolarmente una metà scoppia o si affloscia, tant'è che ne abbiamo fotografata una sola ;-)

Kat e Remy e 4 mele renette valdostane

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29 ottobre 2006

Amate zucche


C'è chi in questi giorni le intaglia (chi le produce dice che quelle di Halloween - arancioni e lisce - non sono affatto gustose) e chi le accarezza.
A meno di abitare una casa surriscaldata, non temete di metterle in mostra. Sono il troppo freddo e l'umidità a guastarle.
Ma noi le mangeremo prima, vero?
Kat

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28 ottobre 2006

Prima dell'ora solare


Lunedì sera, quando uscirò dall'ufficio, farà già buio ma questo tramonto l'ho colto al volo e me lo tengo stretto ;-)
Kat

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Credevo fosse un carrello...

E invece era... una cuccia a castello!
Adesso, però, sul piano superiore c'è il fornetto. Sotto continua ad abitare Tessi che dice di starci proprio bene! :-)))

Patt

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27 ottobre 2006

San Freezer


Questa è una ricorrenza che festeggiamo praticamente ogni sabato. Ma non con i surgelati del commercio.
Che non siamo tipi da saltare in padella immagino si fosse capito. L'abbiamo fatto, come tutti, per fretta e per non morire ignoranti.
Però, al sabato mattina ci piace poltrire o zappare l'orto o ciondolare al mercato.
Però, ora di pranzo abbiamo fame. Di cose buone.
E allora mi tuffo nel congelatore. Quella volta ne ho estratto una porzione di fagioli lessati (a regola d'arte in una domenica pomeriggio di cocooning) e un sacchetto di quadrucci di pasta fresca (avanzo di una sfoglia per ravioli, prima surgelati su un vassoio, come sempre la pasta fresca, in modo che rimangano ben staccati).
Per ottenere una Pasta e Fagioli Sprint abbiamo solo dovuto fare un trito misto (cipolla, sedano, carota) un po' abbondante. L'abbiamo rosolato in pentola con olio evo, uno spicchio d'aglio e un po' di salvia quindi bagnato con brodo (Rapunzel senza lievito oppure quello del Baule volante). Dopo 10 minuti abbiamo aggiunto i fagioli, lasciato che si sgelassero bene, mixato col frullatore ad immersione lasciando però un bel po'di pezzi e di fagioli interi, posto nuovamente sul fuoco e, quando ha ripreso a bollire forte, aggiunto i quadrucci.
Unico accorgimento: versare i quadrucci, ancora gelati (sennò sgelando si appiccicano tra loro) a pioggia perché non si agglomerino malamente.
Perché vi racconto queste banalità? Perché magari anche a voi piace ciondolare al sabato mattina e pranzare bene lo stesso.
Ah, fin'ora non ho spinto la devozione a San Freezer fino ad usare il soffritto surgelato ma non si sa mai! ;-)
Kat

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Il castoro

Libero adattamento di una fiaba moderna, solo apparentemente per bambini, del poeta, narratore e cantante del Québec Gilles Vigneault, tratta dalla sua raccolta Le grand cerf-volant pubblicata da Point.
Dedicato a Canny, on the write track.
Kat

Prima di incontrare il nostro piccolo amico dalla coda piatta e dai robusti dentoni, cercate di immaginare una foresta immensa, alberi, alberi e ancora alberi a perdita d'occhio. Splendidi e grandi alberi che l'autunno non ha ancora spogliato e che sotto all'ormai pallido sole sembrano ammantati d'oro e di bronzo.
Ora, in mezzo a questo mare di alberi dorati immaginate un chiazza argentata. E' il boschetto di betulle che attornia il laghetto dove la famiglia del nostro amico ha costruito la sua diga e la sua tana. Prima la diga, di modo che, trattenendo l'acqua il laghetto diventi più profondo, poi la tana che sembra un mucchio di paletti ma è una specie di condominio galleggiante.
Ci siete? Riuscite a sentire gorgogliare l'acqua dei tanti ruscelli che portano acqua al laghetto e dal laghetto la portano via? Sentite il vento che sussurra tra le foglie?

Perfetto!
Allora non vi resta che immaginare di sentire lo scric scrac scroc dei dentoni di un castorino alle prese con un mucchio di tronchetti.
Adesso non andate ad immaginare che Scrunsh (così si chiama il nostro amico) stia lavorando. Scrunsh è un castoro bambino e si sta divertendo un mondo a far finta di non aver tempo di giocare. Quindi gioca a lavorare e per chi è nato castoro e ha fretta di diventare grande, il più bel gioco è costruire una diga. Una diga tutta sua.

SCRUNSH - Kelp il gabbiano è stato proprio bravo a segnalarmi questo punto del ruscello. Qui è bello stretto, la mia diga sarà presto fatta. E' un po' lontano da casa e la mamma non sarà tanto contenta... ma ero proprio stufo di stare con tutti gli altri a chiacchierare con comare Orsa. Quella non fa che darci ammonimenti: State attenti alla volpe, state attenti all'aquila...

Scrunsh riprende a temperare i suoi amati tronchetti e a conficcarli man mano nel fango del ruscello. La sua diga sta ormai prendendo forma quando ad un tratto...
Una nube oscura il sole e l'ombra avvolge il piccolo ingegnere idraulico.
Ma...non è una nube, le ali delle nubi non frusciano in volo...

AQUILA - (suadente) Bel lavoro, piccolo. Come ti chiami?
SCRUNSH - Gulp!
AQUILA - Ti ho spaventato?
SCRUNSH - No no... è che... ero molto indaffarato e non l'ho sentita arrivare. Lei è l'aquila, vero?
AQUILA - Sono l'aquila e... vorrei saperne di più su come costruite le vostre dighe. In cambio, se vuoi, posso dirti com'è il mondo visto dall'alto. Ti va?
Ehi, sei per caso timido?
SCRUNSH - Oh bè... è che... tutti dicono che Lei... Insomma...
AQUILA - Ah già... So cosa vanno blaterando orsi, lontre e gabbiani. Tutte chiacchiere! Non sono cattivo, sono un'aquila. E' un mestiere piuttosto noioso, sai.
SCRUNSH - Ah sì?
AQUILA - Di lassù si vede tutto. Si sa tutto. Vedi avvicinarsi il cacciatore, vedi arrivare le nubi che portano la pioggia, quelle che portano la neve, vedi le anatre che migrano, le pernici che tornano, i caribù che galoppano di qua e di là. Sempre la stessa solfa. Però... ma certo, per te sarebbe una novità. Vuoi che ti porti a fare un giro, a vedere il mondo dall'alto? Potrei portarti a vedere dove abita il cacciatore.
SCRUNSH - Ehm... è davvero un pensiero gentile. Farò sapere a tutti della sua costesia ma vede... Mi scusi un attimo, questa corteccia mi sta dando del filo da torcere... Scrunsh scrunsh...
Scrunsh! Fatto! Dicevo... per quanto riguarda quel viaggetto, credo proprio che i miei non ne sarebbero per niente contenti. Se mi vedono per aria con lei, immagineranno chissà quale catastrofe. Cosa vuole, i miei vecchi hanno una mentalità da castori, non vedono più in là della diga.
AQUILA - Ehm, capisco.

E mentre chiacchierano del più e del meno, delle dighe e del mondo visto dall'alto, della mentalità dei papà e delle mamme castoro, dell'inverno alle porte e del cacciatore che non tarderà a farsi vivo, l'aquila e il castorino si mettono a camminare lungo il ruscello finché...

SCRUNSH - Fermo! Attento! Non si muova!

L'aquila si ferma e rivolge a Scrunsh un occhiata perplessa. Non c'è alcun segno di pericolo e lei ne ha viste ben altre. Cos'avrà mai in mente quel mezzo boccone di castoro?
Il mezzo boccone di castoro prende tra i denti un ramo bello lungo e, spazzate le foglie che coprivano un orrendo marchingegno, vi butta sopra il ramo e... le mascelle di ferro si richiudono con un sinistro CLACK!

SCRUNSH - Pfiù! Avrei dovuto farlo molto prima. E' una trappola per gli orsi. Qui sapevano tutti dov'era. La lasciavamo lì per evitare che il cacciatore ne mettesse altre in giro. Capisce?
AQUILA - Capisco. Grazie infinite! Ora, se mi vuoi scusare, avrei da fare! Ciao piccolo, ci vediamo!
Che nella lingua delle aquile sta per: Mi son preso una bella lezione! Da un mezzo boccone di castoro, poi!

SCRUNSH - Grazie della sua visita e arrivederci!
Che nella lingua dei castori significa: Mi son preso un bel spavento! L'orsa e i gabbiani sono dei bugiardi chiacchieroni. Oppure no?

Ma per finire, in tutte le lingue del mondo, la morale di questa favola è una sola:

Bisogna parlare con la gente prima di mangiarsela.

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26 ottobre 2006

Un chilo di pane con 6 gr. di lievito


Questa pagnotta è frutto di un'esperimento forse non ancora completato.
Tutto è cominciato quando ho voluto provare a fare il pane con la ricetta della pizza con poolish di Adriano. Il risultato non mi è spiaciuto e l'ho pubblicato su Gennarino.org.
L'irraggiungibile maestro (Adriano) in persona è intervenuto e anzichè condannarmi al pane del supermercato per reato di lesa maestà, mi ha preso per mano e guidato fin qui:

Il poolish:
300 gr. di farina di forza (Manitoba ma io ho usato una "0" di cui mi fido)
300 gr. di acqua
3 gr. di lievito di birra fresco

Messo tutto nell'impastatrice e fatto girare pochi minuti. Lasciato lievitare 12 ore a temperatura ambiente.

Il giorno dopo:
330 gr. di semola rimacinata di grano duro
100 gr. di acqua
3 gr. di lievito di birra fresco
un cucchiaio d'olio evo
sale a piacere (poco, consiglia il ministero francese della salute che ha convinto anche i panettieri)

Ho aggiunto la farina un cucchiaio alla volta al poolish mentre l'impastatrice girava. Quando sono arrivato a metà farina e faceva fatica ad impastare, ho aggiunto il lievito sciolto con metà dell'acqua. Poi ho continuato: un po' di farina, un po' d'acqua e, alla fine, il sale sciolto nell'olio. Io ho messo 9 gr. di sale ma la dose classica credo sia 12 gr.
Fatto lievitare fino al raddoppio e rilavorato per alcuni minuti ripiegandolo su se stesso. Messo in forma e lasciato nuovamente lievitare fino al raddoppio.
Infornato a 240° con ciotola d'acqua e spruzzata sulle pareti. Dopo 10 minuti sono sceso a 210° per 40 minuti. Quando si abbassa la temperatura sarebbe meglio togliere l'acqua.
Remy

In riassunto, se volete una fantastica pagnotta per il sabato sera mettete in funzione l'impastatrice venerdì sera. Sembra uno sfottò e invece è un incoraggiamento.
Trrrrrrrropppppo buono!
Kat

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Companatico - Quasi tajine


Con un pane così soffice ci voleva un tocio adeguato. Ammetto di aver osato parecchio proponendo a Remy un coniglio con le albicocche secche. E invece gli è piaciuto molto anche se, per la fretta (dovevamo andare ad un concerto dove ci siamo bellamente addormentati, sarà l'età o la stagione?) non avevo curato troppo i tempi di cottura (in pentola a pressione) e la carne non era abbastanza tenera.
In riassunto, ricetta da perfezionare ma gli ingredienti sono :
- 2-3 pezzi di coniglio a testa
- tanti scalogni tagliati in 4 a spicchi (diciamo 2 o 3 a testa secondo la taglia)
- 3 albicocche secche a testa (quelle scure, molto morbide) tagliate a pezzi
- miele di castagno (con estrema parsimonia, per due persone bastano due cucchiaini)
- alloro
- whisky per sfumare (o vino bianco o brandy se preferite ma col coniglio il whisky ci sta proprio bene, mentre a mio avviso un Marsala accentuerebbe troppo le note dolci)
- brodo (vegetale, per non coprire il sapore del coniglio con manzo o altra carne)
- sale

Scalogno e alloro si aggiungono dall'inizio al coniglio già rosolato, le albicocche secche e il miele 10-15 minuti prima della fine, 5 minuti se in pentola a pressione.
Che dite, ci riprovo per potervi dare indicazioni sensate sui tempi di cottura o sono cose che piacciono solo a noi?
Kat

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25 ottobre 2006

Per un'Amica

Vogliamo salutare con un dolce ron ron collettivo la gattina di Mip. A te, cara Amica, un abbraccio grandissimo e tutto il nostro affetto.
Gli Scribacchini


La nostra piccola Macchia ieri notte si è addormentata, dopo aver coccolato i suoi piccoli, mentre faceva le fusa in mezzo alle mie braccia e gli raccontavo quali pappe buonissime avrebbe mangiato nel paradiso delle micine buone.
Era sparita due giorni, l'abbiamo cercata tanto perchè Macchia era una mamma stupenda.
Ieri l'abbiamo vista in giardino, con tutti i cuccioli addosso, che li leccava e li ripuliva.
Il tempo di gioire e fotografarla, poi mi sono accorta che macchietta mia non si muoveva.
Mi ha fatto tante fusa, ha messo la testina sulla mia mano e si è assopita, stanchissima.
Subito l'abbiamo portata al prontosoccorso veterinario (era ormai mezzanotte) ma le lastre che la dottoressa ha fatto sono state tremende. Fratture multiple alla colonna e bacino schiacciato.
Macchia è stata investita due giorni fa, è riuscita a tornare a casa, dai piccoli, dalla sua famiglia che la proteggeva sempre.
Siamo stati costretti a decidere e abbiamo creduto fosse meglio che dormisse, dignitosa e dolce, come è sempre vissuta.
Non giudicateci male.
Macchia si è addormentata mentre io le sussurravo nelle orecchie.
Ha messo il suo musino sotto la mia ascella e ronfando ha fatto un grande sospiro.
Io e G.G. siamo tornati a casa che erano quasi le due, con un grande vuoto nel cuore.
Volevamo ringraziare tantissimo la dottoressa che ieri notte ci ha fatto da Angelo, e che ci ha guidato in mezzo a questo incubo con una professionalità e un amore che spero possa ancora trovarsi in tanti veterinari.
È la clinica di Roma, Zoospedale Flaminio, perchè se è facile criticare quando le cose vanno male, bisogna anche essere grati quando sulla nostra strada si incontrano le cose belle.
Macchia ieri notte si è adormentata.
Buona notte Macchianera.
Grazie del tempo che ci hai regalato.
Mip

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I pancake di Yvan


Affogati nello sciroppo d'acero, eccovi i miei primi veri pancake, ovvero le frittelle della colazione di Paperino.
La ricetta proviene dal volume L'Atelier d'Yvan, pubblicato da Romain Pagès. Yvan Cadiou è un giovane chef che ha lavorato un po' ovunque nel vasto mondo prima di tornare in Francia e approdare in TV (dove non l'ho visto mai perché a casa nostra la tv viene accesa si e no tre volte al mese sicché il satellite non sappiamo neppure come sia fatto) . Ho comprato il suo libro perché c'era di tutto un po', trucchi di cucina professionali e dolci dell'infanzia dell'autore, formaggio di capra e parmigiano, farina di ceci e hamburger. Eppure non ne risultava un pasticcio, semplicemente perché il volume raccoglie ricette amate da condividere. Ho allegramente condiviso i suoi pancake. Siccome sono venuti proprio buoni, se non belli - a parte quello in cima alla pila, l'ultimo, quando ormai avevo capito il trucco - e la foto è presentabile (Remy non c'era e mi sono dovuta arrangiare) condivido a mia volta.

Yvan raccomanda di usare uova a temperatura ambiente perché, evitando il contrasto tra elementi caldi e freddi, legano meglio gli impasti. Fa i pancake con :

150 g di farina 00
80 g di zucchero
2 uova medie
2 albumi d'uovo
1 yogurt di latte intero
1 bustina di lievito vaniglinato
1 bella presa di sale
burro per la padella (larga e spessa)

Io ho diviso a metà le dosi riportate e ottenuto 6 frittelle.
Ho anche ridotto parecchio lo zucchero (due soli cucchiai per la dose da un uovo + un albume+ mezzo yogurt) perché, a mio gusto, a dolcificare basta e avanza lo sciroppo.
Inoltre ho sostituito il lievito (che mi fa proprio male, soprattutto se c'è vanillina) con bicarbonato e cremor tartaro (un cucchiaino per tipo) e estratto di vaniglia naturale.
Ho montato l'albume a neve morbida.
In un'altra ciotola ho sbattuto l'uovo intero con lo zucchero e la vaniglia.
Ho aggiunto il lievito e la farina e mescolato con cura.
Ho versato lo yogurt in questa pastella e mescolato ancora.
Infine ho incorporato molto delicatamente l' albume a neve usando una spatola.
Ho sfregato la padella calda ma non rovente con del burro fuso (usando carta cucina appallottolata) e versato la pastella a cucchiaiate lasciando un bel po' di spazio tra un pancake e l'altro. Ci pensano da soli ad allargarsi.
Quando sono apparse delle bolle in superficie (dopo meno di un minuto), ho staccato i pancake con una spatola e li ho voltati. I primi si sono un po' spatasciati perché non sono stata abbastanza lesta nel voltarli. E' più facile se si usa una padella senza bordi. L'ideale è una crepiera di ghisa.
30-40 secondi di cottura sul secondo lato e sono pronti per essere gustati con sciroppo d'acero o miele d'acacia o, come si usa nei paesi anglosassoni, con salsiccia e pomodori alla griglia.
Mi sembra che, contrariamente alle crèpes, che si seccano molto in fretta o diventano gommose, i pancake, soprattutto se intrisi di sciroppo, sopportino meglio di essere cotti in anticipo. Però, fatti al momento...
Merci Yvan!
Kat

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24 ottobre 2006

Meme biscottoso - Maria Teresa approva


Un po' per amore di Canny e un po' per far contenta Maria Teresa senza far sprofondare me nella più nera disperazione, Kat si è inventata questi biscotti.
Dovrò pur fare colazione? Qui fa freddo... Si fatica...
Niente burro, niente uova, ma tanta roba nutriente e un sapore davvero buono.
Kat ha detto che se scrivevo io la ricetta me l'avrebbe svelata. E io scrivo...

- 200 g di nocciole leggermente tostate
- 200 g di farina (lei ha usato farina bianca di kamut ma dice che va bene quella che volete)
- un pizzico di sale
- un cucchiaino scarso di bicarbonato
- un cucchiaino scarso di cremor tartaro
- 2 cucchiai di zucchero scuro
- 4 cucchiai di miele
- 50 g di olio evo (in uno dei suoi soliti vasetti dello yogurt corrisponde più o meno alla metà)
- (se necessario per amalgamare, qualche cucchiaio d'acqua)

Ha messo le nocciole nel mixer, assieme allo zucchero. Lei dice che così la frutta secca non fa l'olio mentre viene tritata. Io riferisco e, già che ci sono, confermo.
Poi ha messo nell'impastatrice le nocciole tritate, la farina, il sale, il bicarbonato e il cremor tartaro. Dice che se preferite e lo tollerate, andrà bene anche il solito lievito per le torte, ne basta un cucchiaino.
Quando gli ingredienti secchi sono stati ben miscelati, ha aggiunto l'olio, a filo dice lei, poi il miele, a cucchiaiate. Se vi piacciono appena dolci, ne basteranno 3 cucchiai. Con 4 cucchiai sono dolci ma decisamente meno dei biscotti del commercio. Fate voi.
Più miele si mette, più l'impasto viene umido. Mettendone poco capita che sia necessario aggiungere acqua, un cucchiaio per volta, per far amalgamare l'impasto.
Intanto il forno si stava scaldando.
Ha foderato una teglia con carta forno, fatto dei salamotti lunghi 4 cm che ha poi schiacciato un po'. Li ha fatti cuocere una dozzina di minuti, borbottando: "quando c'è del miele i dolci vengono subito scuri e non ti puoi distrarre".
Dice che con queste dosi vengono 30 biscotti. E allora perché finiscono così in fretta? Misteri dell'aritmetica!
Remy

Finiscono subito perché faccio sempre solo mezza dose. Anche chiuse in una scatola di latta, queste buonezze diventano gnecche (o gnucche che sia;-) in poche ore.
Nessuno è perfetto!
Kat

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23 ottobre 2006

MEME - Le Stagioni del Fiume - TV agosto 1995 bis






Chiamate dalle consorelle del Fereggiano e del Melma, ecco a voi le paperelle dei canali di Treviso!

Il Silenzioso

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Comfort food


Ovvero Panino rinforzato per l'Uomo di turno alla domenica che oltre al danno c'è anche la beffa della mensa chiusa.
Ovvero Focaccia Sprint con Parmigiano e Erbe aromatiche.
Avete presente la torta allo yogurt? Questa è la versione salata. Però, già che c'ero e l'avevo preparato per altri usi che scoprirete nei prossimi giorni, ho provato ad usare yogurt sgocciolato, ovvero separato da parte del siero lasciandolo per almeno un'ora in un setaccio o un colino foderato con un due strati di garza (farmacia), quindi molto più denso e meno acido.


Ho sbattuto
un vasetto di questo yogurt, ma andrà bene un vasetto di yogurt di latte intero con
2 grosse uova ( o 3 piccole)
mezzo vasetto di olio evo
un pizzico di sale
un vasetto di parmigiano grattugiato
due vasetti di farina
un cucchiaino di bicarbonato
un cucchiaino di cremor tartaro (sostituibili con lievito istantaneo senza vanillina)
un cucchiaio di erbe aromatiche essiccate (a casa nostra santoreggia ma andrà bene erba cipollina, basilico, dragoncello o un misto purché non troppo forte)

Forno caldo per 30 minuti, o più se, messo in una teglia piccola, l'impasto risulta spesso più di due dita.
Fatta raffreddare su una griglia, questa "focaccia" si farcisce a piacere. Va però avvolta in un foglio di alluminio sennò si secca un po' troppo in fretta.
Kat

Il parere del collaudatore:
All'inizio, con i primi morsi, sembrava un po' troppo asciutto. Almeno rispetto al paninozzo classico. Poi, con l'abitudine e, soprattutto, con l'aumentare dello spessore del prosciutto, verso il centro, andava moooolto meglio.
Però... la prossima volta, mortadella!
Remy

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22 ottobre 2006

Proposta


... facciamo replica? :-)

Patt, ma la foto è di Remy

(P.S.: la ricetta è qui.)

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21 ottobre 2006

"Gatto ripieno"


La ricetta del ripieno è qui.
Patt con la collaborazione di Ciccio/Tigre

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A quale pianta appartiene?


Ormai è stato raccolto tutto...
Remy

E domani vi proporremo di metterlo nel piatto...
Patt

Non quella parte, il fiore maschile -o pennacchio- che non si mangia. A produrre è solo il fiore femminile ;-)
Kat

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20 ottobre 2006

Leccornia per felini


Come far felice Tigre? Tuorlo d'uovo (rigorosamente "ruspante") sbattuto con un po' di latte.
Lap-lap-lap-lap-lap-lap-lap.........

Patt

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Pan Provvista

Ingredienti:
1 giornata uggiosa ( di solito, uffi uffi, scelgono di presentarsi di sabato o domenica)
1 congelatore capiente
2 forme grandi da pane tedesco o 4 da plum cake
500 / 1000 gr di farina
acqua in conseguenza
sale c.s., anzi s.v.a ( secondo vostre abitudini)
1 bustina di lievito di birra liofilizzato
olio evo ( un bel po', da una a due tazzine da caffé)

Tutto nasce da due forme da pane tedesco prese con i punti. Botta di c..., ci stanno, affiancate, nel nostro forno e consentono quindi fare due pani belli grandi in un' unica infornata. L'uomo di casa non sempre ha tempo di panificare a metà settimana ma piuttosto che comprare pane sta senza. E soffre.
Così ho iniziato a surgelare, a fette calibrate per il nostro tostapane dotato di tasto scongelamento, un pane che ha il gusto di quello che fa lui di solito ma una consistenza più soffice e una forma più adatta allo scopo.
Di fisso, butto nell'impastatrice tutti i rimasugli di farine varie che mi capitano a tiro (ottenendo a volte risultati sorprendentemente gustosi), aggiungo due terzi di farina tipo"0" bella forte cercando di non superare un chilo complessivo. E non aumento la dose di lievito. Al massimo aspetto un po' di più oppure metto le teglie nel forno tiepido per spingere un po' la lievitazione.
Dopo la prima lievitazione, come Canny, prendo a pugni la pasta poi la divido in due e la metto nelle forme abbondantemente unte d'olio. Se fa caldo, in un' ora, un' ora e mezza l'impasto raddoppia.
Forno a 200 ° per 50 minuti, coprendo con carta forno o alu se si abbronza troppo.
Una volta raffreddato (su una griglia, come al solito) affetto e imbusto. E tengo le briciole per i crumble salati.
Certo che sono pitocca. Quando si tratta di pane buono, sono di una pitoccheria maniacale. E me ne vanto !
Kat


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19 ottobre 2006

Paella de Marisco


La paella, come ben sappiamo, è al giorno d’oggi il piatto spagnolo più conosciuto nel mondo. Essa nacque per mano dei contadini di alcuni paesi della comunità valenziana. In questi paesini, abbastanza distanti dal mare, le possibilità di reperire il pesce erano ben poche… quindi gli ingredienti per una Paella Valenciana doc erano e sono riso, pollo, coniglio, lumache, fagiolini verdi piatti (Las judías verdes o vainas) fagioloni bianchi di Spagna, fagioli cannellini, peperoni, pomodoro, olio, pimenton dulce e zafferano.
Con il progresso poi il mare si “avvicinò” alla montagna e così venne sperimentata la Paella de Marisco. Capirete bene che sta cosa della carne e pesce insieme (la famosa Paella mixta), fatta ai giorni nostri non è strettamente legata alla tradizione... insomma è un piatto per turisti!
Infatti i valenziani, a dir poco, la detestano… per loro esistono solo la Paella Valenciana e la Paella de Marisco.

Il piatto è comunque estremamente versatile. A tal proposito c’è un famoso aneddoto che desidero raccontarvi… si narra che durante la guerra d’indipendenza un generale francese si innamorò letteralmente di questa preparazione a tal punto da fare un accordo (non proprio militare) con una gentildonna che preparava la paella. Per ogni paella nuova il generale avrebbe liberato un prigioniero spagnolo! Dopo aver liberato 176 prigionieri il generale fu destituito e la signora continuò ad inventare nuove ricette…

Questa paella de marisco è di mia libera interpretazione. Il liquido infatti (brodo di pesce, in questo caso) viene aggiunto dopo e poco a poco rispetto alla maniera tradizionale spagnola che prevede invece sia messo tutto all’inizio e che il riso venga messo dopo. Preparata comunque tante volte in terra di Spagna e devo dire, non senza un po’ d’orgoglio, con gran successo…
Que aproveche!

Ingredienti :
2 litri fumetto di pesce
350 calamari
1 kg gamberi
2 Kg. cozze
1 Kg. vongole veraci
700 g riso
2 bustine di zafferano
2 peperoni (giallo + rosso)
250 g pomodorini
300 g pisellini
200 g fagiolini 200 ml olio EVO
3 cipollotti lunghi
6 denti d’aglio rosso fresco
1 bicchiere di vino bianco secco
1 mazzetto di prezzemolo

Procedimento:
1. Fai arrostire per una decina di minuti i peperoni in forno a 250° con il grill in funzione rigirandoli con cura. Una volta cotti chiudili in un sacchetto e appena tiepidi pelali eliminando i semi, tagliali a striscioline di 5/6 cm. e mettili da parte;
2. Lessa in acqua leggermente salata i fagiolini e, dopo averli passati per acqua fredda, tagliane l’80% in pezzetti da 1 cm. (i restanti li userai per la guarnizione);
3. Lessa in acqua leggermente salata i piselli passandoli immediatamente per acqua fredda (se no ingialliscono) e mettili da parte;
4. Sbollenta i pomodorini, pelali e tagliali in 4 quarti;
5. Pulisci accuratamente le vongole veraci e le cozze spazzolandole sotto l’acqua corrente (metti da parte 10 vongole e 10 cozze – le più belle – per la guarnizione finale);
6. Fai aprire a fiamma alta le vongole e metti da parte i frutti conservandoli in due dita d’acqua (il liquido delle vongole, filtrato accuratamente, lo aggiungerai al fumetto);
7. Fai aprire a fiamma alta le cozze e metti da parte i frutti conservandoli nello stesso contenitore nel quale hai riposto le vongole (getta via il liquido delle cozze);
8. Sguscia i gamberi lasciandone una decina per la guarnizione;
9. Pulisci e taglia a rondelle i calamari;
10. Fai rassodare le due uova (facoltativo)
11. Trita finemente il prezzemolo;
Ora... Metti l’aglio intero ed i cipollotti a soffriggere in 200 ml. di olio extravergine d’oliva.
Quando la cipolla sarà imbiondita aggiungi i calamari a rondelle e, un paio di minuti dopo, i pomodorini. Fai restringere un po’ e aggiungi il riso che farai tostare ben bene.
Sfuma con il vino e, quando questo sarà evaporato, togli l’aglio e inizia a bagnare col fumetto bollente nel quale avrai stemperato lo zafferano.
Da questo momento in poi cerca di scuotere la padella (anche se molto pesante) evitando di mescolare il riso.
A metà cottura unisci i fagiolini, i piselli ed i peperoni.
A ¾ di cottura aggiungi i frutti delle cozze, delle vongole ed i gamberi sgusciati.
Fai assorbire tutto il fumetto che reputi opportuno calcolando che il riso continuerà a cuocere un pochino.
In pentola a parte fai aprire a fuoco forte le cozze e le vongole.
Fai arrostire i gamberi e guarnisci la paella spolverizzando, se ti piace, con del prezzemolo tritato.
Lionello

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18 ottobre 2006

MEME - Le Stagioni del Fiume - TV agosto 1995

"e dove Sile e Cagnan s'accompagna,"

Dante – Par. IX, 49





I Buranèi



Fosse esterne, vicino al Liceo Canova


Il Silenzioso

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P.S.: dedica particolare a Ziamaina, adesso aspettiamo la "sua" Treviso! :-)
Patt

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Per scaldare la casa e la panza

Qui al mattino fa già così fresco che per spostarsi in bici servono guanti, sciarpa e berretto. La frescura ha ormai raggiunto anche l'interno delle case.
Abitiamo una casuccia assai graziosa ma, come tutte le mansarde, calda calda d'estate e fresca fresca d'inverno. Se d'estate mettiamo il forno sul balcone, l'autunno ci porta a preferire cotture che riscaldino la casa.
E allora minestrone! Che già solo a sminuzzare le verdure ci si scalda...


Oppure bollito!


Però siamo solo in due, al massimo in quattro, e il bollito, si sa, è veramente buono solo se misto e abbondante. Noi però non rinunciamo per così poco. Facciamo il bollito con la coda. Per averne sempre a disposizione, la coda, prenotata in macelleria, viene porzionata, lavata, asciugata e surgelata e così anche le ossa da midollo.
Per poterlo gustare anche quando abbiamo poco tempo, usiamo la pentola a pressione. A due dita d'acqua salata aggiungiamo due coste di sedano, un porro tagliato in due per lungo, una carota (o più se piacciono come contorno), una foglia d'alloro e due chiodi di garofano.
Quando l'acqua bolle, tuffiamo prima le ossa poi la coda e lasciamo riprendere il bollore.
Schiumiamo con cura poi chiudiamo la pentola e, secondo le dimensioni dei pezzi di coda e l'età del bovino che ci ha fatto questo dono di carne, facciamo cuocere da 20 a 30 minuti (dall'inizio del sibilo).
Facciamo quindi ricadere il vapore mettendo la pentola sotto un filo d'acqua fredda, l'apriamo e adagiamo le patate, scelte tutte della stessa taglia e sbucciate, sopra la carne. Così cuoceranno a vapore senza intorbidire il brodo. Richiudiamo la pentola e cuociamo altri 10 minuti. A questo punto, a cottura ferma, le patate si possono anche tuffare nel brodo, si insaporiranno senza cedere amido.
Calda la stanza e la panza!
Kat e Remy

P.S.: volendo mettere il brodo in congelatore, gli amici chef ci hanno insegnato a farlo raffreddare, così come qualsiasi altro cibo cotto, il più in fretta possibile. Lo chiamano abbattere la temperatura. La mamma invece ci ha insegnato a farlo prima restringere di due terzi. Tiene meno posto e basterà tuffarlo in due terzi d'acqua bollente al momento dell'uso.

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17 ottobre 2006

Tanti auguri, Cucciola


Oggi Alice d'Artificio compie 2 anni! E noi le dedichiamo un girotondo di orsacchiotti, come quello che fanno senz'altro i suoi peluche non appena lei si addormenta. Perché, si sa, quando noi dormiamo i giocattoli si svegliano e iniziano a giocare. Non serve stare svegli per sorprenderli. Strano ma vero, loro si svegliano solo se noi dormiamo davvero. Se facciamo finta, continuano a ronfare beati.
Abbiamo impastato orsetti salati, perché ci hanno sussurrato che Alice così preferisce ma abbiamo scelto una ricetta facile facile così il suo papà riesce a farli...


Per 4- 6 porzioni di Orsetti al parmigiano
125 grammi di farina "00" + parecchia altra per la spianatoia
125 gr di parmigiano giovane grattugiato
100 gr di burro freddo
sale

Mescoliamo la farina, due terzi del parmigiano grattugiato e un pizzico di sale, aggiungiamo il burro freddo tagliato a dadini e impastiamo rapidamente, aggiungendo, se fosse necessario per amalgamare il tutto, un goccio d'acqua.
Stendiamo l'impasto col mattarello su una spianatoia abbondantemente infarinata.
Anzi, infariniamo pure il mattarello.
Anzi, se in casa fa caldo e la pasta è troppo difficile da manipolare, la mettiamo un momentino in frigo a rassodare. Diventa subito più obbediente.
La pieghiamo e stendiamo come per fare la pasta sfoglia, ma senza aspettare tra un giro e l'altro.
Facciamo 4 giri (rullare, ripiegare, rullare).
Poi altri due, cospargendo però la pasta, in due volte, col parmigiano restante prima di ripiegarla.
Stendiamo una sfoglia di mezzo cm di spessore.
Ritagliamo secondo l'umore o le esigenze del momento.
Forno caldo per 10-15 minuti su carta forno.
Facciamo raffreddare su una griglia (ma di solito li sgranocchiamo ancora caldi ;-)

BUON COMPLEANNO ALICE!!!!
Gli zii Scribacchini

P.S.per i grandi: La ricetta originale, di nome Allumettes au fromage (fiammiferi al formaggio) pescata nello storico "La pâtisserie pour tous" di Ginette Mathiot, edito nel 1938 da Albin Michel, prevedeva Gruyère, piacevolmente sostituibile con Piave mezzano, Grana padano o Parmigiano purché giovani.
Servire freddo o tiepido come aperitivo-antipasto (accompagnato da crudités).
Nulla vieta di sbizzarrirsi in versioni con caciotta affumicata, pecorino pepato ecc.
Chiusi in una scatola di latta, si conservano fino all'indomani ma sono migliori appena fatti. E qui c'è un trucco: l'impasto può essere preparato in anticipo, tenuto in fresco, anche già tagliato, anche surgelato - magari fra strati di carta forno - e cotto all'ultimo momento.

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16 ottobre 2006

Buon Compleanno, Dino (Buzzati)

Gusèla, gruppo de La S'ciara de Oro (*)
" ... Quando vengono le dieci, dieci e mezza del mattino, [la S'ciara de Oro, ndr] comincia a tirar fuori dei colori straordinari, comincia a essere la vera grande classica potente parete dolomitica con quella tinta anzi quelle tinte che nessuno è mai riuscito a dire bene e tanto meno io, e parlare di rosa, di madreperla, di argento, di trasparenze, di smalto, di pallore, di viola, di polvere antica non serve a niente, penso proprio sia impossibile esprimere il senso di quei colori, di quella fisionomia, di quella espressione assorta intensa e misteriosa che a me ha sempre dato un'emozione secca e precisa come un rintocco profondo e sensuale. Seduto su un gradino della piccola scala di pietra, mentre il sole gira lentamente, io guardo la montagna della mia vita, ma lei non mi guarda, essa è chiusa nei suoi impenetrabili pensieri e nelle concavità dei suoi precipitosi grembi le ombre si dilatano e si rattrappiscono lungo gli apicchi, rammemorandomi strani incanti della giovinezza perduta. ... " - Dino Buzzati (**)


Della tua opera non dirò, altri sapranno farlo. Del tuo amore per le montagne, le nostre montagne, dicono le tue stesse parole.

E allora che resta? Resta da celebrare, e non è poco, l'anniversario della tua nascita e desidero farlo col profumo antico, immutabile e sempre nuovo della polenta. E ad essa accompagnerò una fetta di schiz, e pranzeremo ammirando uno dei tanti bellissimi scorci della tua -nostra- amata città: la tua Belluno.

Grazie per tutto quel che ci hai dato.

Sàni, Dino.

Patt


(*) Gusela del Vescovà (sulla cima Genio Pol) anno 1927 c.a /foto G. Burloni, ediz. P. Breveglieri
grazie a Biblioteca Civica di Belluno - Archivio fotografico

(**) Dino Buzzati, prefazione a "La S'ciara de Oro"

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15 ottobre 2006

Tutti in piedi!


Lo Stand Up dei Blog

In occasione di Stand Up, il più grande evento mondiale contro la povertà in programma il 15 e 16 ottobre nel corso del quale milioni di persone nel Sud come nel Nord del mondo, aderendo all’appello dello STAND UP!, si alzeranno per chiedere ai leader politici che gli impegni assunti per combattere la povertà siano rispettati, Visti da Lontano vuole raccogliere la voce di tutti i blog italiani che si alzeranno aderendo all'iniziativa.

Ovviamente non potevamo mancare

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14 ottobre 2006

MEME "Le mie 5 strane abitudini" - Kat


1 - In ufficio, trascino sempre i visitatori amici che passano da noi per la prima volta a godersi la vista dai bagni del pianterreno, ovvero quella fotografata qui sopra ;-) A volte c'è anche l'ortolano. Tra noi e lui, un "fosso" carraio assai profondo ma largo pochi metri.
2 - Come Cat, annuso annuso annuso. Anzi, quando mi dimentico di vivere col naso, di solito mi dimentico di vivere e basta.
3 - Tengo in borsa (ovvero nello zaino, di conseguenza grandicello e pesantissimo, che porto, come i bimbi, con entrambi gli spallacci) un autentico equipaggiamento da soppravvivenza che comprende in primo luogo una lampadina, come Mariber.
4 - Non mi addormento senza aver allungato una mano per verificare se lo strano peso tra il mio ginocchio e quello di Remy è Nioula, eppure so benissimo che Punkie, che ha un pelo assai diverso, non si degna di dormire con noi. Per fortuna, perché russa.
5 - Adoro fotografare le nuvole e lo faccio spesso. Mai detto di essere capace.
Kat

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13 ottobre 2006

Una sfigatissima pietanza

Vista la data? Bene! Venerdì, pesce! E non un pesce qualunque, una Bistecca di Tonno con peperoni che, da settimane, non riesce a trovare una collocazione. Ogni volta che datiamo la bozza in modo "definitivo", arriva qualcosa di meglio da pubblicare e lei slitta a data da destinarsi. Oggi però è il suo giorno. O lei o nessuno!


Per due porzioni
un trancio spesso di tonno fresco (400 gr)
uno spicchio d'aglio
olio evo
un peperone rosso e uno giallo oppure mezzo e mezzo se grandi
un cipollotto
peperoncino

Dopo aver steccato il tonno con schegge d'aglio, l'ho massaggiato con olio d'oliva e dimenticato un'ora in frigo.
20 minuti prima di sedersi a tavola, l'ho fatto rosolare in padella senza lasciarlo colorire.
Intanto ho tagliato la cipolla a velo e il peperone a listarelle sottili.
Ho tolto il tonno dalla padella e l'ho messo in attesa, coperto. Ho aggiunto due cucchiai d'olio nella padella e fatto saltare le verdure senza lasciarle rosolare. Ho quindi aggiunto il tonno e fatto cuocere una dozzina di minuti ( meno se la fetta è sottile). Il peperoncino può essere aggiunto sia assieme alle verdure, sia semplicemente a crudo al momento di servire. Senza contare che qualcuno ne metterà due volte, a crudo e in cottura !
Così preparato - e in queste proporzioni - il tonno non si asciuga e il peperone insaporisce senza dominare.
Kat

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12 ottobre 2006

Spuntino


Ancora per il Meme Take Away di Graziella!

Fette di pane leggermente tostate in forno, velo di burro (di quello buono), fettine di Crudo di Parma, fettone di Fontina (di quella vera), chiodini ruspanti saltati con olio aglio e prezzemolo e tagliuzzati alla buona. Ripassata in forno per fondere ben benino il formaggio, idea di pepe nero e foglioline di prezzemolo riccio.

Piace? ;)

Patt

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MEME - le mie 5 strane abitudini - Mariber

1) Quando entro in casa (e non necessariamente la mia, la "stranezza" è questa) mi levo immediatamente orecchini, anelli, orologio e ammennicoli varii, scordandoli con una certa regolarità.


2) Allo specchietto retrovisore della macchina tengo appese cianfrusaglie variabili, purché siano di pessimo gusto e molto rumorose (se non tintinnano abbastanza per conto loro, ogni tanto le smanaccio io).

3) Non andrei neanche fino all'edicola sotto casa senza una pila nella borsa.

4) Non posso fare a meno di fare smorfie e boccacce allo specchio quando sono in ascensore da sola; in quello di casa non sarebbe gravissimo, ma cedo al mio turpe vizio anche negli ascensori di banche ed enti pubblici, che magari (non indago) hanno la telecamerina... ohibò.

5) Accumulo fidanzati (non è come pensate... mano a mano mi sfidanzo, ma resto legata a tutti, li faccio conoscere e poi diventano amici anche tra loro; sospetto li leghi quel tipo di feeling, quel senso comune di "scampato pericolo" che unisce le persone sopravissute alla stessa catastrofe).

n°) non rimetto mai a posto le virgole che Pix mi sposta
(ma questa non è un'abitudine, è sudditanza: ubi major...)

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11 ottobre 2006

Frutti di stagione


Senza chiamarlo meme, che già ce ne sono pareccchi che ronzano...

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Pan di noci


Essì, DI noci e non alle noci perché... pane non è. Però così si chiama tradizionalmente nel cantone di Vaud (CH) a noi vicino. La ricetta però l'ho eleborata a partire da quella pubblicata dal delizioso sito francese Marmiton.
Ha mille qualità (il pane, Marmiton ne ha ben di più!):
- è versatile, in quanto può declinarsi un versione dolce, salata o metà metà.
- niente uovo e, volendo, niente latticini. Pochissimo lievito.
- è nutriente e bello proteico, grazie alle noci.
- è migliore raffermo, quindi si può preparare la sera prima e infilare nello zaino quando si va in montagna, senza doverlo poi sbriciolare su una roccia per poterlo mangiare.
- si presta ad infiniti abbinamenti . Vedi, come qui, lardo di Arnad (per lui) e miele di castagno (per lei) .


Una tazza = un vasetto dello yogurt
Per una forma da cake di dimensioni standard:
- 3 tazze di farina
- 2 tazze di latte (vaccino o di soja o di riso)
- 1 tazza di noci spezzettate
- 1 pizzico di sale (o due o tre se si è scelta la versione salata)
- 1 cucchiaino di lievito per torte salate (senza vanillina) oppure mezzo cucchiaino di bicarbonato e mezzo di cremor tartaro
- 1 cucchiaio di zucchero (da mezza a una tazza volendo farne un dolce)
- (cannella)
- (un pugno d'uvetta)

Basta mescolare tutti gli ingredienti (se si fa nel mixer, le noci vanno aggiunte dopo in modo che non si triturino troppo), versare nella teglia imburrata e cuocere a 180° per 30 minuti. Far raffreddare su una griglia e, possibilmente, aspettare qualche ora per gustarlo.


Sostituendo il latte con lo yogurt si ottiene un composto più solido, al punto di poterne fare una palla che non richiede l'uso della forma da cake. Da cotto ha invece una consistenza più soffice, perché l'acidità dello yogurt attiva il lievito. E' però meno adatto a fare tartine. Quasi quasi provo metà latte metà yogurt...
Kat e Remy

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