17 gennaio 2006

La minestra, che lusso!



Nella seconda metà degli anni trenta, il mio papà, faceva il pastorello negli alpeggi.
Un mezza dozzina di pastori, un centinaio di mucche, l’immensità delle montagne e… tanto duro lavoro.
Finito di mungere, i ragazzini (i cit), andavano al pascolo mentre gli adulti riordinavano la stalla ed aiutavano il casaro a fare la Fontina. Uno di loro metteva su l’acqua per la polenta.
All’ora di pranzo, rientravano tutti nella baita per un piatto di polenta e brossa (un derivato della lavorazione della Fontina).
La sera, la polenta rimasta veniva tagliata a fette e scaldata sulle pietre del focolare. Di contorno niente, per non andare a dormire pesanti.
La mattina dopo, la polenta tenuta da parte la sera prima veniva messa in una grossa scodella di latte bollente. Erano le sei del mattino ed i pastori erano gia in piedi da due ore ed avevano appena finito di mungere.
Questo era il menù per tutti, ma proprio tutti i cento giorni dell’alpeggio.
E la Fontina?
Quella, all’epoca si produceva solo d’estate ed era preziosa. Veniva usata come moneta.
Il salario del cit per quei cento giorni? Mezza Fontina più il denaro per comprarsi un cambio di vestiti e gli zoccoli di legno consumati durante l’estate.
Nemmeno a casa i pastorelli potevano mangiarla però. La Fontina veniva scambiata contro il sale o il riso o qualche altro prodotto che non si poteva produrre autonomamente.
Aveva undici anni il mio papà all’epoca e, come lui, centinaia di suoi coetanei.
Mi raccontava però che quello, il primo, fu l’anno più duro. L’anno successivo capitò in un alpeggio migliore dove il capo pastore era più moderato nell’uso del bastone e, la Domenica, si mangiava il minestrone.
Già, la minestra, che lusso! Remy

3Commenti:

Anonymous Patt ha detto:

Già. Che lusso.
Grazie Remy, troppo spesso ci si dimentica di quanto sia stato difficile fino a ieri.
'ciottoni

17/01/06, 21:10  
Anonymous Marì ha detto:

Che bel racconto, Remy... vivido come una fotografia e nello stesso tempo quassi irreale... davvero bello, toccante.
Speriamo che almeno per oggi (di più non si può pretendere, purtroppo) ci tenga con i piedi per terra e ci aiuti a non buttare e comprare e buttare e comprare con la solita stolidità.
Bacio!

18/01/06, 08:59  
Blogger cannella ha detto:

Un bel racconto, Remy, da tenere molto molto presente in questi tempi in cui si usano e si gettano tante cose con tanta facilità.
In questo contesto frugale mi vergogno quasi a comunicarvi che IERI HO FATTO I VOSTRI BIGNÈ!!! Gioia e tripudio! Che gran soddisfazione!!! Meno male che ne ho fatto però "solo" mezza dose (45 me ne son venuti), perché ho sfamato tutto il villaggio! Grazie e, col vostro permesso, traduco e posto oggi pomeriggio su http://biscotti. blogspot.com
E già che ci sono, dice la mia mamma se per caso non avreste la ricetta della crema di limone per farcire la prossima sfornata di bignè.
GRAZIE ANCORA, una montagna di baci.

18/01/06, 13:24  

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