05 aprile 2018

Polpettine da conforto, buone però ;-)

 Le ansie da tenere a bada sono quelle che conoscono, purtroppo, molte persone over 60 con affetti over 80. Qui moltiplicati per tre. Da pochi giorni meno uno, mentre - delle due rimaste - una, al momento, è all'ospedale.
Tranquilli, qui mi fermo e attacco a spadellare. A me aiuta a tenere insieme i pezzi, a masticare i "paté" d'animo anziché trangugiarli interi.
Doveva essere il giorno giusto visto che, finalmente, dopo vari tentativi andati spatasciati, ho messo in tavola un sugo con Polpette di lenticchie 100% veg da leccarsi i baffi e, non di meno, presentabile. Più tempo di riposo si riesce a dare all'impasto (magari in frigo), più facile sarà da gestire. Diventa molto più sodo e, inoltre, i sapori si possono amalgamare al meglio. 

Per una ventina di mini polpette :
- lenticchie brune già cotte, circa 6 cucchiai
- semi di lino, un cucchiaione
- semi di zucca, tre cucchiai
- olive nere delicate (magari di Riviera), una decina
- qualche pomodorino secco o due falde se grandi
- pane secco grattugiato, 3 o 4 cucchiai
- prezzemolo tritato (e/o basilico fresco a piacere) un cucchiaione
- olio e.v.o, un paio di cucchiai
- sale, probabilmente NO
- olio per friggere

+ un buon sugo di pomodoro semplice semplice (polpa fine in scatola, aglio,un pizzico di zucchero e l'ultimo basilico rimasto in congetatore) lasciato un po' lento o allungato all'ultimo con un goccio di acqua di cottura della pasta.

Volendo usare un solo mixer o lavarlo una sola volta, conviene iniziare macinando i semi di lino. Si versano quindi in un qualsiasi contenitore - bicchiere, tazzina cinese orfana, ramequin strafigo - con 3-4 cucchiai d'acqua e si lasciano in pace a gelificare.
Intanto si sciacquano i pomodori secchi in acqua calda e le olive in acqua fredda. Si asciugano i primi e si snocciolano le seconde.
A quel punto si versano nel mixer i semi di zucca e il pane secco e si tritano bene prima di aggiungere olive, pomodori secchi e prezzemolo. Quando tutto è sminuzzato, si uniscono le lenticchie e si mixa senza insistere. Qualche lenticchia intera ci sta benissimo.
Nello stesso mixer, se grande abbastanza, basterà versare, per finire, la papetta di semi di lino e l'olio e.v.o. Si mescola bene, si assaggia per valutare se aggiungere sale o meno e si mette in frigo per almeno un'ora.

Le polpettine, che se riuscite a farle ine ine sono decisamente migliori, si modellano facendo rotolare un cucchiaino di impasto tra le mani bagnate.
Si friggono pochi minuti in olio bollente e si  mettono a scolare su carta cucina prima di aggiungerle, all'ultimo, nella pentola del sugo. Si butta sopra la pasta appena scolata, si mescola con tocco leggero e si gusta.

Chi ci ha da poco lasciati, di un suo storico ricovero raccontava quasi esclusivamente delle micro polpettine presenti nel menu. La clinica accoglieva prevalentenente pazienti  operati agli occhi che non dovevano masticare, mi spiegava ogni volta.  Buone, però!
Ciao A.
K.

Etichette: , ,

COMMENTI (0)

invia a un amico links to this post

01 marzo 2018

Antigelo - Vellutata di carote con Pesto di Rucola

Una zuppa cinese piccante a chiudere Febbraio e una vellutata bella solare, quasi dolce, ad accogliere Marzo e previsioni meteo più adatte a calde minestre che a fresche insalate (di serra). Immagino che nel vostro frigo siano sempre presenti delle carote, in dispensa aglio e cipolle. Se avete anche un tocchetto di sedano rapa, meglio ancora. E' una mia aggiunta ma mi permetto di insistere.
E' meno facile avere sempre in frigo anche la rucola che, peraltro, non a tutti piace. Se piace, questa "insalata" ha però il vantaggio di essere disponibile tutto l'anno a prezzi meno proibitivi di altre. La coltiviamo in abbondanza e la abbiniamo in mille modi ma di usarla in una minestra non avevo davvero mai pensato. E invece... il suo aroma pungente abbinato a quello quasi troppo dolce delle carote crea sapori inediti e molto gradevoli.
Se avete anche dei funghi, freschi o surgelati che siano, potrete avvicinarvi ancora di più alla ricetta originale (Slowly veggie Francia di Gennaio/Febbraio). Questa volta me li sono dimenticati scoprendo che non mancavano affatto.
Rimarrò invece fedele alle carote come base di questa vellutata. La versione con le pastinache (raccolte la scorsa settimana, prima che la terra gelasse di nuovo) è più raffinata, così bella bianca, cremosa e aromatica ma, ecco, l'abbiamo trovata quasi stucchevole. Le dosi, facilmente moltiplicabili,  sono per 2 porzioni.

Per la vellutata:
- 400 g di carote
- una fettina di sedano rapa
- (100 g di funghi, champignon se freschi, misti se surgelati)
- 1 cipolla medio piccola
- 1 spicchietto d'aglio
- brodo di verdura o acqua + brodo granulare bio (qui Bauer e/o Rapunzel)
- 2 cucchiai d'olio e.v.o
- noce moscata

Per il pesto :
- una manciata di rucola, lavata e sgrondata con cura
- 20 g di mandorle o un bel cucchiaione di purè di mandorle
- qualche filo di prezzemolo
- uno spicchietto d'aglio
- un cucchiaino di succo di limone o di lime
- 2 o 3 cucchiai d'olio e.v.o
- sale (oppure qualche cucchiaio di Gomasio o entrambi)

Se ne avete il tempo, iniziate dal pesto così da permettere ai sapori di amalgamarsi al meglio. Mixate tutto insieme e lasciate riposare coperto. In frigo sotto a un velo d'olio, se per più di qualche ora.  Se invece siete di corsa, lo preparerete mentre cuoce la vellutata.
Tutto molto semplice. Si scalda il brodo o l'acqua mentre si lavano, sbucciano e tagliano le verdure  che si buttano poi in pentola con l'olio nell'ordine consueto. Aglio e cipolla affettata per primi, carote e sedano rapa a tocchetti a seguire e, dopo pochi minuti a rosolare piano, il liquido bollente a coprire. Un coperchio e 15-20 minuti di cottura prima di correggere il sale e aromatizzare con noce moscata. Lasciate calare il bollore prima di mixare fino alla consistenza desiderata.
Gli eventuali funghi andranno invece spadellati a parte con poco olio e aggiunti come tocco finale quando la vellutata sarà già nelle fondine.  Anzi no, il tocco finale ha da essere il pesto, a gocce o a cucchiaiate secondo la consistenza che avrete scelto o che vi sarà capitato di raggiungere mentre lo preparavate. Mescolate con senso artistico e gustate.
Magari con qualche tocchetto di Focaccia Persiana.
K.

Etichette: , ,

COMMENTI (1)

invia a un amico links to this post

27 febbraio 2018

Brodino cinese (di stagione e di Anya Kassoff a.k.a. Golubka)

C'era una volta un fanciullo quasi grande, figlio di amici, che per protestare contro la cena preparata dal padre (ottimo cuoco ma all'epoca strettamente vegetariano) mise su un broncio da manuale e attese la madre nelle scale di casa mugugnando: "Me ne vado, ha ancora fatto quel brodino cinese"...
Non ho saputo resistere a rispolverare questa fiaba verissima in apertura della Non-ricetta (così la definisce la stessa Anya Kassoff) di Minestra curativa che troverete nel suo blog. Non-ricetta perché sta al lettore adattarla ai suoi gusti e a quanto c'è in frigo. Curativa però lo è senz'altro. A casa nostra, di fatto ha sostituito il brodo di pollo di antica tradizione contadina. Funziona altrettanto bene quando si è Under the weather ovvero Giù di corda. Visto che belle espressioni idiomatiche si imparano leggendo di cucina?! ;-)

Come tutte le non ricette è molto più lunga da raccontare che da cucinare.
Si inizia dal brodo e, volendo, lo si beve senza altre aggiunte. Ma quanto ci stanno bene le aggiunte!

Per un litro d'acqua (due porzioni) ho usato :
- 2 cucchiaini di Curcuma macinata o, meglio, un pezzetto di curcuma fresca
- un pezzetto di Zenzero fresco
- un paio di spicchi d'Aglio
- mezzo Peperoncino (noi verde e  senza i semi ma va a gusti)
- un bastoncino di Lemongrass (facoltativo)
- un pezzo di alga Kombu (facoltativo) 
- 1 cucchiaio di Tamari
- 1 cucchiaio di Miso bianco (Shiro Miso)
- succo di Lime o Limone (a piacere)
- Pepe nero macinato di fresco (a piacere)

Fate sobbollire nell'acqua la curcuma, lo zenzero e l'aglio pelati e tagliati a fettine, il lemongrass pulito e pestato e, se la usate, l'alga risciacquata, a pentola coperta per una quindicina di minuti. Se ne avete il tempo preparate il brodo un po' prima e lasciatelo in infusione. Quindi togliete TASSATIVAMENTE il lemongrass e l'alga.

Gli altri ingredienti del "brodo" (Tamari, Miso ecc.) si aggiungono a fine cottura quindi, se avete deciso di fare una vera e proprio minestra vanno tenuti da parte.

Suggerimenti di "aggiunte" :

- una piccola patata dolce, cubettata o due carote o altre radici di vostro gusto. Il sedano rapa, dosato con parsimonia ci sta d'incanto abbinato alla patata dolce.
- qualche fungo fresco (magari cremini)
- foglie verdi, magari della famiglia del cavolo (cavolo cinese o, meglio, bok choy o, perché no, se ne avete in congelatore, foglie di senape rossa)
- Soba (spaghetti giapponesi di Saraceno) 20-30 g
- eventuali legumi (azuki, lenticchie ecc.)  già cotti
- poco coriandolo fresco (assolutamente facoltativo ma superlativo se ben dosato)

Quella fotografata è la versione comodamente mangiabile di questa zuppa. Se volete qualcosa di più figo, vi tocca presentarla come Anya ;-)  e magari fotografarla prima di aggiungere il miso che rende, inevitabilmente, il brodo torbido. In compenso, sta a voi decidere se volete un risultato più o meno brodoso. All'assaggio, la versione finita nella nostre fondine è risultata un tantino affollata.
Anche questa è una bellissima espressione di Anya.
Ma procediamo.
Una volta liberato il brodo dal lemongrass e dall'alga, mettetevi a cuocere le radici prescelte, meglio se tagliate a dadini. Io ho spaghettato la patata dolce e non era una buona idea. In compenso sono contenta di aver scelto di spadellare un attimo in pochissimo olio i funghi affettati prima di buttarli in pentola. Ne concentra il sapore. Quando le radici erano al dente, ho aggiunto in pentola sia i funghi che le foglie verdi.
Fate ripartire il bollore e  mettete a cuocere anche le soba per un paio di minuti in meno di quanto raccomandato dalla confezione. Finiranno di cuocere durante le finizioni.
Ovvero :
Spegnete il fuoco. Aggiungete il Tamari e il succo di lime o limone (poco, a nostro gusto) e, se volete, il pepe quindi prelevate un mestolo di brodo e usatelo per sciogliere il miso in una ciotola. Versate il tutto nella pentola. Unite infine, a vostro gusto, qualche foglia di coriandolo sminuzzata e assaggiate. Se mancasse il sale, servirà un altro  po' di Tamari.
Avevo dei germogli di scalogno (chi non ne ha in questa stagione?), ne ho sminuzzato qualche getto e non mi pento.

Servite fumante.

Piaciuto!  K.

Etichette: , ,

COMMENTI (8)

invia a un amico links to this post

21 febbraio 2018

Pane nero con Finocchio e Birra (di Natale)

Diciamolo  subito. E' il migliore che abbiamo mai sfornato. Come, peraltro, molte cose nate dalla necessità di utilizzare alimenti prima del cambio di stagione, vedi il Cake di farina di castagne di una fine inverno di qualche anno fa. Ora come ora, mentre iniziano a spuntare le prime gemme, chi ha più voglia di una birretta speziata? 
E' lì che l'occhio cade su una ricetta di Pane nero con Finocchio e Birra ambrata nel n. di marzo di Country Living, bellissima rivista inglese ormai storica tanto campagnola quanto chic. Caso vuole che serva una birretta, possibilmante provvista di aromi agrumati. In cantina ne sono rimaste due. Servono anche semi di finocchio, uvetta e miele. Non mancano. Farine e lievito ci sono sempre...Si impasta!!!

Per una pagnotta servono:
- 300 g di farina "rustica"(noi 200 di Farro semitegrale + 100 g di Farro forte)
- 200 g di farina di Segale bianca (= setacciata, se integrale) 
- una busta (25-30 g) di pasta madre disidratata con lievito o 7 g di lievito di birra disidratato
- 1 cucchiaino di sale
- 1 cucchiaio di Miele (preferibilmente Fior d'arancio o Tiglio)
- 2 cucchiaini di semi di Finocchio
- 2 cucchiai d'olio e.v.o.
- 150-200 ml di birra ambrata aromatica o aromatizzata
- 150 ml d'acqua a temperatura corporea (che sta per non più di 40° ma non fredda) 
- 150 g di uvetta

Lavate l'uvetta in acqua calda, sgrondatela e asciugatela.
Versate le farine, il sale, i semi di finocchio e il lievito nell'impastatrice e mescolate.
Aggiungete il miele, l'olio e l'uvetta e mescolate.
Versate la birra (150 ml per cominciare) e l'acqua e mescolate. Anzi, a questo punto impastate proprio. Se l'impasto è troppo denso aggiungete qualche altro sorso di birra.
Dipenderà dal tipo di farina. Impastate 7-8 minuti (il doppio se a mano) poi coprire con una teletta umida e lasciate lievitare in un luogo tiepido (il solito forno spento con la luce accesa) finché non raddoppia di volume.
Ora versate l'impasto sulla spianatoia ben infarinata, sgonfiatelo e dategli qualche piega prima di farne una pagnotta vagamente ovale che adagerete su una placca coperta di carta forno. Proteggetela nuovamente con la teletta umida e datele di nuovo il tempo (tendenzialmente, una quarantina di minuti)  di raddoppiare nuovamente di volume al calduccio. Quindi accendete il forno e dategli il tempo di arrivare a 220° prima di infornare.
Dopo 15' abbassate il termostato a 200 e lasciate cuocere per un'altra quarantina di minuti.
Per quanto la segale sia meno della metà, questo tipo di impasto ha bisogno di essere ben cotto. Ben cotto ma non scuro quindi andrà coperto con carta forno appena tende a colorare verso metà cottura e magari voltato a pancia un giù, ma sempre coperto, a metà cottura.
Il risultato merita queste piccole attenzioni. Saprete che la cottura è ottimale battendo con le nocche sotto la pagnotta. Tanto per non ustionarvi, tenetela con uno strofinaccio pulito.
Si impara molto presto a riconoscere il tump tump bello cavo del pane ben cotto.
Mettete a raffreddare sulla solita gratella.
Come tutti pani con segale sarà migliore l'indomani quindi resistete resistete resistete.
Anche perché, da caldo risulta amarognolo. Colpa della birra ma anche del finocchio. 
Spalmato di burro di mandorle e miele è da ululato. Immagino però che si accompagni piuttosto bene ai formaggi, magari erborinati. 
E all'altra birretta scampata alle feste.    

Piaciuto tanto!
K.

Etichette: , ,

COMMENTI (1)

invia a un amico links to this post

13 febbraio 2018

Bruschetta dei SS. Freezer e Dispensa

A volte capita di doversi assentare un paio di settimane e di tornare a casa leggermente affranti, senza un adeguata motivazione per andare a fare la spesa.
A volte, capita di finire un barattolino di Bruschetta strafiga ricevuto in regalo a Natale (ancora grazie, Anita)  e di mettersi a leggere l'etichetta prima di archiviarlo nel vetro. Melanzane, carciofi, cipolle, olive nere, capperi, vino bianco, olio e.v.o., origano e peperoncino.  
E inevitabilmente parte la salivazione e scatta la voglia di melanzane anche se a Febbraio non c'entrano proprio niente.
- Ogni tanto si può anche sconfinare, no? Hai presente le Melanzane speziate al pomodoro tirato della grande nevicata?
- Vero! Però, manca poco all'ora di pranzo...
- Poco male, in congelatore ci sono delle melanzane alla griglia...  E in dispensa c'è tutto il resto.
- Anche i carciofi?
- Questa volta proviamo senza.

E' stato un attimo! (Anche perché le foto le abbiamo fatte in seguito;-)
Abbiamo tirato fuori le melanzane dal freezer e un salta pasta dal cassetto;  Remy ha affettato una piccola cipolla rossa e l'ha messa a cuocere con un filo d'olio su fuoco dolce con l'origano; Intanto ho sciacquato una decina di olive taggiasche, le ho snocciolate e tritate grossolanamente.
A quel punto, le  melanzane (4-5 fettone) erano già meno intirizzite. Tolta la buccia tagliandole tutto attorno, è stato facile farle a dadini. Hanno raggiunto le cipolle in padella dove le abbiamo portate a metà cottura prima di unire anche le olive e due cucchiaini di capperi. Un goccio di vino bianco su fuoco deciso e qualche altro minuto su fuoco tranquillo e abbiamo assaggiato. Malgrado le olive, un po' di sale ci voleva. Anche un'altro po' d'olio, ha decretato Remy che soffre molto della mia "prudenza" su quel fronte.
Tolta la padella dal fuoco, è ora di aggiungere - o meno - il peperoncino e, volendo, una micro puntina d'aglio spremuto, mescolare con cura e lasciare intiepidire almeno un po'.

Intanto, tostate il pane. Spalmate abbondandemente e assaporate. 
Si accompagna sia al pane di segale che tiene testa al sapore deciso di questo delizioso intruglio e lo completa, che ad un pane più discreto che farà da spalla anziché da co-protagonista.

 Piaciuto!  Più ancora l'indomani, bello riposato, a temperatura ambiente.
Kat

Etichette: , , ,

COMMENTI (1)

invia a un amico links to this post

25 gennaio 2018

Trio Saraceno - Track 3 - il Fondant al cioccolato di Clem

Dove Clem sta per Clémence Catz, autrice di diversi libri e, tra questi, di  Sarrasin, l'alternative sans gluten . Quanto al  suo Fondant, dolce magia senza glutine ne uova ne burro e, non a caso, ricetta più gettonata del suo blog, mi sembra la prova più evidente di quanto si possa ottenere imparando a conoscere fino in fondo le proprietà degli ingredienti, in questo caso del mucillaginoso saraceno.

Impossibile fare un dolce 100% vegetale, senza lievito e gluten free, oltre a tutto buonissimo? Provare per credere.
Qui abbiamo provato la mezza dose ma solo per evitare di farne sparire una intera in due. Posso garantire che sarebbe sparito mooooooolto in fretta!
Per meritare così tanto cioccolato, ho scelto di fare il latte e il purè di nocciole in casa ma, ovviamente, non è un obbligo. Però rende più facile e soprattutto meno costoso ottenere un dolce davvero senza glutine. E' una scelta che richiede solo un pelino di organizzazione e qualche ora di attesa in più. La preparazione anticipata è comunque inevitabile.

Per 6 porzioni (forse piccole ma decisamente soddisfacenti) servono :
- 50 g di fiocchi di saraceno
- 125 ml di latte di mandorla* o di saraceno (scheda in coda alla ricetta)    
- 100 g di cioccolato da pasticceria (max 60%, il burro di cacao garantisce la consistenza)
- 30 g di purè di nocciole** (scheda in coda alla ricetta)
- 50 g di zucchero scuro***
Optional : un cucchiaino di estratto di vaniglia oppure un paio di gocce di olio essenziale d'arancia dolce o un tazzina di caffè ristretto, eliminando però pari quantità di latte vegetale. 

* Se il latte vegetale che usate è dolcificato ed è pure cioccolatoso, poco male, però tenetene conto togliendo magari un po' di zucchero.
** In Italia viene anche chiamato "Burro" di nocciole e, se non avete un amico pasticciere, costa un botto ma farlo in casa è un gioco da ragazzi.
*** Più scuro è meglio è, tipo Muscovado integrale. Nella foto è quel gnocco bruno acconto alle nocciole.E' molto aromatico ma dolcifica meno quindi se usate uno zucchero più chiaro mettetene anche solo 40 g.

Il procedimento è molto semplice. Richiede però un ammollo di almeno 4 ore, in frigo, dei fiocchi di saraceno nel "latte". Non più di una notte, comunque. Se fate il "latte" in casa, calcolate anche il tempo di ammollo dei semi per ottenerlo. In riassunto, leggete la ricetta fino in fondo. Magari due volte. Così non ve la prendete con me che non c'entro.     
Per finire, si accende il forno su 180° e, mentre si scalda, si fa sciogliere il cioccolato a bagnomaria. Una volta spento il fuoco, si aggiunge lo zucchero mescolando bene. Siccome fa i grumi, se - come me - siete stati un po' frettolosi, è facile che si formino piccoli crateri scuri sul fondo della torta una volta cotta. Slurposissimi crateri ma non proprio belli a vedersi, ecco.

Aggiungete anche il "burro" di nocciole e, per finire, i fiocchi ammollati nel latte. Mescolate con cura e versate in una forma unta d'olio. Sì sì, anche se di silicone ungetela con cura. Fate uno strato d'impasto non troppo sottile tenendo conto che in cottura non crescerà. 
Via in forno. Questo formato cuoce in 25 minuti. La doppia dose in 30 minuti. Formati individuali dovrebbero essere a posto in una ventina di minuti. Grandi, medi o piccoli, vanno comunque tolti dal forno quando una lama di coltello esce appena umida, tenendo presente che le forme di silicone accelerano la cottura.
Io devo averlo fatto cuocere due e o tre minuti di troppo. La prossima volta lo lascerò un pelino più morbido. Fondant, insomma.
Rovesciate delicatamente su un piatto e lasciate raffreddare completamente prima di gustarlo, meglio se nelle 8-12 ore successive. La sua grande magia ha tempi limitati.

Come promesso, le schede delle preparazioni casalinghe in opzione :

Latte di saraceno:
- 45 g di saraceno crudo in grani
- 500 ml d'acqua
Mettete a bagno in acqua fredda il saraceno dopo averlo sciacquato in un colino.  
6- 8 ore dopo, scolate e versate nel mixer con 250 ml d'acqua. Mixate bene quindi filtrate con un colino a maglia fine. Aggiungete la restante acqua, mixate nuovamente. Prelevate quanto ve ne serve sul momento  e mettete in frigo in una bottiglia di vetro a chiusura ermetica quello con rimane. Oppure fateci le crèpes che trovate qui.

Burro di nocciole:
- 100 g di nocciole tostate *
- 1 cucchiaino d'olio di nocciole (merci, Evelyne) o di riso
Se avete tostato le nocciole in casa (e tolto la pellicina scura con un canovaccio ruvido), lasciatele raffreddare completamente. Quindi mettetele nel mixer, magari in due volte se è piccolino, con l'olio (poco più di una goccia) e mixate fino ad ottenere una crema. Riponete in frigo in un barattolo di vetro a chiusura ermetica quello che non usate subito e cercate di non finirlo in 24 ore.

Piace piace piace!!!
Kat  

Etichette: , , , ,

COMMENTI (1)

invia a un amico links to this post

24 gennaio 2018

Trio saraceno - Traccia fantasma : Premessa mucillaginosa al Fondant al cioccolato

Dice testualmente la sempre preziosa Enciclopedia Treccani  alla voce Mucillagine: Sostanza presente in molte piante, affine alla gomma, ma di natura più complessa, con la funzione di assorbire e trattenere l’acqua, rigonfiandosi enormemente. Per estensione il termine m. si riferisce a qualsiasi sostanza che abbia consistenza vischiosa. 

Purtroppo è vero, per molti, mucillaginoso è soprattutto sinonimo di vischioso e basta evocare i semi di lino lasciati a mollo per provocare smorfie di disgusto. Tant'è che in questi giorni, scrivendo del grano saraceno,  quasi non oso dire che è un prezioso addensante (doppiamente prezioso perché privo di glutine) proprio in quanto mucillaginoso. Ci ho pensato e ripensato e ho deciso di osare.
La "natura più complessa" della mucillagine si esprime in modo diverso da una pianta all'altra. La malva, per fare un esempio davvero banale, è un tipo discreto mentre il saraceno è, come dire, un piacione. Mucillaginoso ma piacione.

Lui di mucillagine ne rilascia giusto quanto basta a rendere le pietanze cremose. Le pietanze ma, udite udite,  anche i dessert. Tant'è che domani vi racconterò questo Fondant al cioccolato da urlo.

Tutto merito del mucillaginoso saraceno ma soprattutto del bellissimo libretto di Clemence Catz. Intitolato Sarrasin, l'alternative sans gluten, spazia dal seme ai fiocchi al latte di saraceno passando ovviamente per la farina, in 30 ricette e un ampia e preziosa introduzione.

Chissà perché sono sicura che passerete a trovarci... E magari nei giorni successivi tornerete a leggere del suo Paté de Campagne che ha richiesto davvero pochissime modifiche per diventare 100% veg. Prima però tocca addescarvi con un po' di cioccolato...
A domani! 
Kat

Etichette: , , ,

COMMENTI (3)

invia a un amico links to this post