09 gennaio 2022

Radicchio e Pastinache

Più che mai, in pieno inverno, la stagione comanda. Però, tra una nevicata e l'altra, la terra è rimasta morbida un paio di giorni. Ho potuto piantare la forca e raccogliere qualche pastinaca. Dopo una botta di gelo, sono più dolci e saporite, dicono gli inglesi che le amano molto e sanno cucinarle davvero bene, persino in insalata. Provare per credere. La ricetta, vegetalizzata, proviene dal numero di gennaio 2022 di Country Living. 

Per ogni 2 persone servono : 

- un paio di pastinache medie o una grande
- due manciate di radicchio rosso tagliato a listarelle 
- una manciatina di nocciole tostate e pestate grossolanamente
- olio e.v.o
- aceto balsamico 
- Pommique (balsamico di mele) o poco sciroppo d'agave
- sale 

Tutto molto semplice. Un pelino lungo però, perché le pastinache, pelate, lavate, private del cuore se fosse duro e tagliate a pezzettoni, vanno prima lessate 5 minuti, scolate con cura quindi arrostite in forno con olio e timo fino a doratura (15 minuti circa a 200°).  Intanto si pestano le nocciole e si prepara un letto di radicchio nell'insalatiera. Quando le pastinache si sono raffeddate un po', si adagiano sul radicchio, si distribuiscono le nocciole e si condisce il tutto con  olio,  aceto e sale  con l'aggiunta di una sfumatura dolce (Pommique o sciroppo d'agave).  Se invece non avete né problemi né remore a consumare latticini, potrebbe piacervi il condimento della ricetta originale: yogurt  e formaggi blu. Mano leggera, però. I contrasti naturali degli ingredienti base meritano di essere lasciati allo scoperto.

 

E' vero, questa insalata tiepida  di Pastinache arrostite, Radicchio rosso e Nocciole ricorda un po' l'altro nostro cavallo di battaglia invernale, quella di Rucola, Zucca al forno e Semi di zucca.  Dovendo scegliere? Non scelgo. Anzi, se non trovo o non posso raccogliere le pastinache, mi astengo.

Ah, buon anno a tutti. Che il 2022 ci sia lieve. Ma anche gustoso, va!  Kat

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27 febbraio 2018

Brodino cinese (di stagione e di Anya Kassoff a.k.a. Golubka)

C'era una volta un fanciullo quasi grande, figlio di amici, che per protestare contro la cena preparata dal padre (ottimo cuoco ma all'epoca strettamente vegetariano) mise su un broncio da manuale e attese la madre nelle scale di casa mugugnando: "Me ne vado, ha ancora fatto quel brodino cinese"...
Non ho saputo resistere a rispolverare questa fiaba verissima in apertura della Non-ricetta (così la definisce la stessa Anya Kassoff) di Minestra curativa che troverete nel suo blog. Non-ricetta perché sta al lettore adattarla ai suoi gusti e a quanto c'è in frigo. Curativa però lo è senz'altro. A casa nostra, di fatto ha sostituito il brodo di pollo di antica tradizione contadina. Funziona altrettanto bene quando si è Under the weather ovvero Giù di corda. Visto che belle espressioni idiomatiche si imparano leggendo di cucina?! ;-)

Come tutte le non ricette è molto più lunga da raccontare che da cucinare.
Si inizia dal brodo e, volendo, lo si beve senza altre aggiunte. Ma quanto ci stanno bene le aggiunte!

Per un litro d'acqua (due porzioni) ho usato :
- 2 cucchiaini di Curcuma macinata o, meglio, un pezzetto di curcuma fresca
- un pezzetto di Zenzero fresco
- un paio di spicchi d'Aglio
- mezzo Peperoncino (noi verde e  senza i semi ma va a gusti)
- un bastoncino di Lemongrass (facoltativo)
- un pezzo di alga Kombu (facoltativo) 
- 1 cucchiaio di Tamari
- 1 cucchiaio di Miso bianco (Shiro Miso)
- succo di Lime o Limone (a piacere)
- Pepe nero macinato di fresco (a piacere)

Fate sobbollire nell'acqua la curcuma, lo zenzero e l'aglio pelati e tagliati a fettine, il lemongrass pulito e pestato e, se la usate, l'alga risciacquata, a pentola coperta per una quindicina di minuti. Se ne avete il tempo preparate il brodo un po' prima e lasciatelo in infusione. Quindi togliete TASSATIVAMENTE il lemongrass e l'alga.

Gli altri ingredienti del "brodo" (Tamari, Miso ecc.) si aggiungono a fine cottura quindi, se avete deciso di fare una vera e proprio minestra vanno tenuti da parte.

Suggerimenti di "aggiunte" :

- una piccola patata dolce, cubettata o due carote o altre radici di vostro gusto. Il sedano rapa, dosato con parsimonia ci sta d'incanto abbinato alla patata dolce.
- qualche fungo fresco (magari cremini)
- foglie verdi, magari della famiglia del cavolo (cavolo cinese o, meglio, bok choy o, perché no, se ne avete in congelatore, foglie di senape rossa)
- Soba (spaghetti giapponesi di Saraceno) 20-30 g
- eventuali legumi (azuki, lenticchie ecc.)  già cotti
- poco coriandolo fresco (assolutamente facoltativo ma superlativo se ben dosato)

Quella fotografata è la versione comodamente mangiabile di questa zuppa. Se volete qualcosa di più figo, vi tocca presentarla come Anya ;-)  e magari fotografarla prima di aggiungere il miso che rende, inevitabilmente, il brodo torbido. In compenso, sta a voi decidere se volete un risultato più o meno brodoso. All'assaggio, la versione finita nella nostre fondine è risultata un tantino affollata.
Anche questa è una bellissima espressione di Anya.
Ma procediamo.
Una volta liberato il brodo dal lemongrass e dall'alga, mettetevi a cuocere le radici prescelte, meglio se tagliate a dadini. Io ho spaghettato la patata dolce e non era una buona idea. In compenso sono contenta di aver scelto di spadellare un attimo in pochissimo olio i funghi affettati prima di buttarli in pentola. Ne concentra il sapore. Quando le radici erano al dente, ho aggiunto in pentola sia i funghi che le foglie verdi.
Fate ripartire il bollore e  mettete a cuocere anche le soba per un paio di minuti in meno di quanto raccomandato dalla confezione. Finiranno di cuocere durante le finizioni.
Ovvero :
Spegnete il fuoco. Aggiungete il Tamari e il succo di lime o limone (poco, a nostro gusto) e, se volete, il pepe quindi prelevate un mestolo di brodo e usatelo per sciogliere il miso in una ciotola. Versate il tutto nella pentola. Unite infine, a vostro gusto, qualche foglia di coriandolo sminuzzata e assaggiate. Se mancasse il sale, servirà un altro  po' di Tamari.
Avevo dei germogli di scalogno (chi non ne ha in questa stagione?), ne ho sminuzzato qualche getto e non mi pento.

Servite fumante.

Piaciuto!  K.

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22 gennaio 2018

Soda bread Mela, Salvia e Sidro

In questo inverno coi fiocchi, fa buio, proprio buio. Così buio da rendere meno gradevole fare le foto. Così ne ho ripescata una di inizio autunno. Però prima di proporvi la ricetta, l'ho dovuta testare di nuovo ;-) Funziona, anzi, come comfort food in un pomeriggio buio, questo Soda Bread Mela, Salvia e Sidro è davvero benvenuto.
La pensata originale, di Gill Meller sulla rivista inglese Country living quasi tre anni fa, prevede una generosa aggiunta di Cheddar stagionato, facilmente sostituibile - per chi mangia formaggio - con qualcosa di più italico. Io non ne metto nell'impasto. Chi lo gradisce (sapendo che da noi non ce n'è ma non si rischia di venir cacciati in malo modo se non si mangia come noi) se lo porta da casa e lo abbina a piacer suo.
Questo "pane rapido" si gusta caldo, vedete voi se all'ora del té o come merenda sinoìra o a cena dopo una semplice minestra. Una volta freddo, come tutti i soda bread, purtroppo diventa gnecco in un batter d'occhio. Basta però  un giro nel tosta pane a fette spesse per farlo tornare subito pimpante.

Per una pagnottella (6-8 porzioni ma anche solo 4 se c'è poco altro in tavola) servono:
- 2 mele asprigne (qui, le renette ormai leggermente vizze del solaio)
- un paio di cucchiai d'olio o (quando gira per il frigo) di margarina home made
- 250 g di farina (qui, farro bigio)
- 6-7 g di bicarbonato (un cucchiaino raso)
- 1/2 cucchiaino di sale (un po' di più, se non usate formaggio)
- (1 cucchiaio di zucchero di canna, se non usate formaggio)
- 1 cucchiaino di salvia secca o qualche foglia fresca lavata, asciugata e sforbiciata
- 1 pizzicone di timo
- 100 ml di sidro oppure succo di mela + un cucchiaio di aceto di mele
- 100 ml di yogurt di soia
- (20 g di formaggio stagionato)

La preparazione inizia sbucciando le mele e tagliandole a tocchetti che verranno fatti leggermente rosolare in padella con olio o "burro". A fuoco spento si aggiungono le erbe, se secche, si mescola e si lascia raffeddare.
A questo punto si accende il forno su 200° e si inzia a mescolare  in una ciotola la farina più il bicarbonato, il sale e l'eventuale zucchero e le erbe tritate, se fresche.
Una volta fredde, si uniscono le mele e si avvolgono nella farina. 
Resta solo da bagnare con sidro e yogurt, mescolare il minimo indispensabile e rovesciare l'impasto molle ottenuto su una placca coperta con carta forno.
Con le mani bagnate o ben infarinate, si forma una pagnotta piccola e alta (indicativamente 20 cm di diametro e 10 di altezza) che va incisa profondamente con un coltello bagnato o una spatola, operazione che la appiattisce parecchio.
In forno per 35' circa, sorvegliando dopo 25' e coprendo con carta forno se prende troppo colore. Sfornare su una griglia e aspettare una decina di minuti prima di addentare.
Piace! La prossima volta, però, voglio provare ad aggiungere qualche cucchiaio d'olio all'impasto.

Kat

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18 gennaio 2018

Trio saraceno - Track 2 : Zuppa con Porri e Funghi

Qui l'inverno torna alla carica e mi viene ancora più facile mettere in pentola la zuppa promessa. Questa di Saraceno, Porri e Funghi ha molti vantaggi, primo fra tutti quello di richiedere pochissimi ingredienti, tutti di stagione. Usando prodotti certificati sarà anche priva di glutine e basteranno un paio di cucchiai d'olio a farne una bontà. Grazie ai funghi e al saraceno, la consistenza finale ha una naturale cremosità che non richiede grandi condimenti. Inoltre, l'assenza di patate fa sì che si possa tranquillamente preparare in anticipo.
Per due persone servono :
- 1 porro grande o due piccoli, foglie verdi tenere comprese
- 4-5 funghi champignon e pari volume di misto funghi surgelato *
- un grosso mestolo di saraceno già cotto **
- aglio
- prezzemolo
- brodo vegetale o acqua + brodo granulare
- olio e.v.o.

* Con soli champignon sarà meno gustoso e con solo misto funghi  un po' più costoso per questo faccio metà e metà ma gli uni  o gli altri daranno comunque una buona zuppa.
**Perché cuocere prima il saraceno? Perché è un seme che beve tantissimo e gonfia altrettanto. Aggiungendolo a zuppa quasi cotta è decisamente più facile dosarlo e ottenere la giusta cottura e consistenza. Qui trovate le indicazioni per cuocerlo al meglio. 
Per due porzioni ne serve, a mio gusto, un mestolo bello pieno. Qualcuno preferirà metterne meno, altri molto di più cambiando così la densità della zuppa. Lo si aggiunge dopo una ventina di minuti di cottura delle verdure.

Se usate funghi surgelati stendeteli su un tagliere perché si sgelino un po' mentre preparate le altre verdure. Pulite gli eventuali champignon, tagliateli in quattro quindi a fettine.
Mondate i porri, lavateli con cura e affettateli. Anche solo a  rondelle se sono piccoli.
Mettete in pentola un paio di cucchiai d'olio e fate ammorbidire i porri senza colorarli.
Intanto tagliate a tocchetti i funghi surgelati. Con un coltello seghettato di solito è piuttosto facile. Sennò, se avete davvero fretta, toccherà metterli in pentola ancora gelati e tagliarli mentre cuociono con le forbici da cucina ben lavate.

I funghi vanno a raggiungere i porri in pentola. Pochi minuti su fuoco medio quindi si versa il brodo vegetale bollente o acqua bollente e brodo granulare. Si copre e si lascia sobollire per una ventina di minuti. A quel punto, si aggiunge l'aglio spremuto e il saraceno, si aggiusta di sale e si porta a cottura. Quando i funghi sono teneri, dopo una decina di minuti,  la zuppa è pronta.Togliete il coperchio, cospargete di prezzemolo tritato, lasciate riposare un attimo e servite.
Questa è una delle pietanze che mi spingono a cuocere sempre il doppio del saraceno che mi serve sul momento.
Piace parecchio.
K.

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16 gennaio 2018

Trancio di Cavolfiore con "Gremolata" alle noci

I tranci di cavolfiore ad alberello si incontrano ovunque, vero?  Pazienza! La ricetta presente sul numero di questo gennaio di Cucina Naturale, intitolata Bistecca di cavolfiore al pesto saporito mi ha sedotta quanto basta a farmi superare i radicati pregiudizi che nutro nei confronto di ciò che "va di moda". L'ho cucinata e l'abbiamo divorata, quindi... ve la raccontiamo. Però abbiamo optato per un titolo un pelino più veg e, in omaggio alla buccia di limone che la nobilita,  abbiamo ribattezzato anche la salsa.
Sì, cara zia, abbiamo provato a curarci ma non ci passa. Riusciamo ad essere snob anche quando cuciniamo un cavolfiore. Snob e pure pignoli quindi segnaliamo subito che, almeno nel nostro forno, i tempi di cottura sono il doppio di quanto suggerito dalla rivista. Prevedete 40 minuti.  Però merita. Senza contare che il forno fa quasi tutto lui.

Il cavolfiore, uno medio per 3 belle porzioni, va privato delle foglie ma non del torsolo, almeno non subito, e lasciato sgrondare bene.
Mentre si asciuga, si può far scaldare il forno fino a 180° e preparare la placca. Un foglio di carta  da forno, un velo d'olio, una spolverata di sale e pepe e una di origano.  
Quindi si taglia il cavolfiore a fette spesse 2 cm che si adagiano sulla placca.  Magari con una spatola e gesti gentili. Si condiscono con una pennellata d'olio, sale, pepe e origano. E si mette il tutto in forno, magari ventilato, ad arrostire. Dopo 25-30 minuti sarà meglio  sorvegliarlo  perché ci serve arrosto, non strinato.  Se ve la sentite, potete pure girare i tranci a metà cottura. Con molto garbo.
Veniamo alla salsa. Va lasciata riposare almeno 15-20 minuti perché i sapori si sposino al meglio, quindi se avete comodo prepararla in anticipo, perché no? Basterà che non sia fredda di frigo al momento di gustarla.
Per tener testa al cavolfiore ci vuole una salsa dal sapore deciso. E' il caso di quella proposta da Cucina Naturale, buonissima e bella saporita.

Servono :
- prezzemolo, lavato e asciugato, due o tre ciuffi
- noci sgusciate (7 o 8)
- olive verdi snocciolate (una dozzina, meno se grandi)
- un limone non trattato, ben lavato e asciugato
- 2 cucchiai di capperi, magari piccoli e sottaceto
- un paio di cucchiai di aceto di mele
- olio e.v.o

Sminuzzate non troppo finemente a coltello - o ad impulsi prudenti nel mixer - il prezzemolo, le noci e le olive quindi versate in una ciotola, aggiungete i capperi, sciacquati  e strizzati, la buccia di mezzo limone grattugiata fine fine, l'olio e l'aceto, iniziando con un solo cucchiaio di quest'ultimo e aggiungendone un secondo si così vi garba. Sale niente, ci pensano le olive e i capperi. Coprite e lasciate riposare. Si serve a temperatura ambiente sul cavolfiore caldo di forno.
La ricetta di Cucina naturale prevede di adagiare il trancio arrostito su uno strato di hummus al cavolfiore (le cimette sparse, arrostite pure loro, lasciate raffreddare e mixate con ceci, tahin, succo di limone). A noi è piaciuto, moltissimo, il semplice duetto con la salsa.
Volendo farne un piatto unico, si accompagna bene al saraceno, in questo caso "nature".

Mi sa che per un po' cavalcheremo la moda del cavolfiore tranciato ad alberello ;-)
Anche se devo ammettere che trovo più gustose le cimette arrostite tagliate come capita.  Ecco, l'ho detto. Con tutto il garbo possibile.
Kat

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15 gennaio 2018

Trio Saraceno - Track 1 : al dente con Sesamo e Olive nere

Crudo, tostato (kasha), al dente. Se per caso ancora non lo conoscevate, ora sapete che faccia ha il "grano" saraceno. Quel simpatico semino non è un cereale ed è privo di glutine. In Italia si usa prevalentemente per farne pizzoccheri o polenta taragna. Ottime pietanze non c'è dubbio, ma perché non esplorare altre possibilità, usando magari il seme intero? 
Crudo lo troverete nei negozi bio, tostato anche al supermercato (reparto etnici, tra i prodotti dell'Europa dell'Est) mentre per cuocerlo al dente servono 15-20 minuti. Serviranno anche tre volte il suo volume d'acqua se il seme è crudo, due volte e mezza per la kasha. Bollente l'acqua se lo volete al dente, fredda - come si usava agli albori della macrobiotica - se non vi importa che sia un po' colloso. Salate, incoperchiate e mettete la pentola su fuoco medio. Quando avrà assorbito tutta l'acqua, basterà concedergli qualche minuto di risposo e sarà pronto da servire in tavola o da inserire in altre preparazioni.
Per averne a sufficienza per due contorni più un paio di altre preparazioni, di solito ne faccio cuocere una cup bella colma = 180 grammi e metto in frigo quello che non uso subito.
In questi giorni vorrei mettere in pentola (e on line) una zuppa con porri e funghi e delle crocchette con salsa allo yogurt.  
Oggi ci limiteremo ad un uso immediato del saraceno come contorno. Anzi, se avete ceduto alla moda dei bowl, sarà una base ideale per un bowl invernale. Sia perché il suo sapore si sposa molto bene con le verdure di stagione (cavoli, radici, porri e cipolle), sia perché la medicina ayurvedica lo colloca tra i cibi che riscaldano.
A me piace anche solo con un goccio d'olio ma ci sono abbinamenti apparentemente semplici e decisamente veloci che ne esaltano il sapore in modo sorprendente. Ad esempio le olive nere e il sesamo.
Mentre il saraceno cuoce, basterà snocciolare e tritare grossolanamente a coltello le vostre olive nere preferite. Qui abbiamo un debole per le taggiasche o almeno di Riviera (di solito, leccino) ma va davvero a gusti. Una volta nel piatto, si spolverizza con poco sesamo tostato e /o prezzemolo tritato e, per finire, si versa un filo d'olio e.v.o. a crudo.
Questo abbinamento è proposto da Felicie Toczé nel suo La cuisine santé des 5 saisons.  Sul momento, quel volumetto molto bello mi è parso un po' impegnativo, come tutto quello che riguarda l'Ayurvedica, però questa pietanza  mi ha consentito di avvicinarmi in modo semplice e gustoso.
Anzi, piaciuto molto!
Kat

P.S. : In archivio ci sono anche :
- i cubotti di saraceno,  che noi trattiamo come uno spezzatino condendoli sia col pomodoro che con spinaci e gomasio;
- le crèpes 100% saraceno;
- le galettes bretonnes  e la versione in brodo.

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08 gennaio 2018

Insalata di Finocchio e Mele con mandorle al caramello piccante

Passate le feste, a casa nostra questa è stagione, perlomeno di sera, di minestre e zuppe. Precedute, di solito, da qualcosa di crudo. Abbiamo un debole per le insalate sfiziose e un deciso attaccamento alla stagionalità. In pieno inverno, mettere insieme queste due cose non è sempre facile. Oppure tende a diventare costoso. Ma non necessariamente.  Ne è un esempio   l'Insalata di Finocchio e Mele con Mandorle al caramello piccante di Meera Sodha, trovato nel suo Fresh India, un volume che abbiamo sfogliato insieme prima di Natale.

Ingredienti pochissimi e tutti di facile reperibilità ora che le mandorle a fettine si trovano anche nei discount.  Per 2 persone  servono:
- un finocchio medio
- mezza mela (magari verde,o Pink Lady o Jonagold, decisamente non Golden)
- mezzo cetriolo*
- 5 o 6 foglie di menta 
- tre cucchiai di mandorle a fettine
- 1/2 cucchiaino di semi di finocchio, pestati
- 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
- 1 cucchiaio di sciroppo d'agave **
- succo di limone, un cucchiaio circa
- olio e.v.o.
- (un pizzicone di Garam Masala)
- sale 
 
*Optional, ma se vi piace in qualsiasi stagione, perché no?  Senza cetriolo, questa insalata è quasi un dessert. Con o senza cetriolo, è perfetta per rinfrescare la bocca dopo una pietanza piccante.
** Se non vi importa usare prodotti di origine animale, andrà bene anche il miele, magari quello d'acacia, liquido e  poco aromatico.

Siccome dovranno aver tempo di raffreddarsi, la prima cosa da fare è caramellare le mandorle.  Serve una padella, meglio se a fondo spesso. Si unge con un velo d'olio e, una volta calda, vi si distribuiscono le mandorle girandole delicatamente con una spatola. Appena imbiondiscono, si versano sopra i semi di finocchio pestati, lo zenzero e un pizzicone di sale e si mescola bene prima di aggiungere lo sciroppo d'agave o il miele.
E si fa caramellare mescolando con attenzione. Ci va un minuto, forse meno, quindi meglio non distrarsi. Quando hanno raggiunto il colore voluto, le mandorle si trasferiscono subito su un piatto a raffreddare (cercando di non sgranocchiarle tutte. Un impresa!).
Intanto, preparare la citronette sbattendo con una forchetta sale, limone e olio (e, eventualmente il pizzicone di spezie) e lasciarla in attesa.
Mondare e lavare il finocchio. Sgrondarlo con cura e affettarlo fine fine. Sbucciare il cetriolo, privarlo di eventuali semi e affettare finemente anche quello. Sbucciare la mela e farla a fettine sottili. Adagiarla nell'insalatiera e coprire con la citronette in modo che non scurisca.
Al momento di servire, aggiungere le altre verdure e  decorare con le mandorle caramellate, la menta sminuzzata e, volendo, qualche barba di finocchio.

Mescolare e ... scrunch!

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01 gennaio 2018

Carpaccio invernale

Un 2018 croccante e delizioso (qualsiasi sia il significato che deciderete di dare a questi aggettivi ;-), ecco cosa vi auguriamo e ci auguriamo.
Se la voglia di pubblicare rimane con noi, per i Cuochi di Carta sarà un anno più vegetale che mai. Gustoso però, sfizioso, fantasioso e vario, come questo Carpaccio di stagione con vinaigrette alle erbe.
Servono solo 4 tipi di verdure di stagione:
- carota
- finocchio (con qualche "barbetta" se vi garba)
- barbabietola
- avocado
e una mandolina per tagliare a velo le prime tre. L'avocado, per quanto scelto non troppo maturo, si taglia col coltello. In assenza di mandolina, si possono ottenere i petali di verdura con un banale pela patate purché affilato.  Ci vorrà un po' di più ma si può fare, eccome. Possibilmente all'ultimo momento, in modo che tutto rimanga bello croccante e i colori inalterati.
Anzi, proprio per questo motivo, la salsa va preparata prima. Avrete bisogno, in quest'ordine,  di :
- poca senape (magari " à l'ancienne", con i semi visibili, non molto forte)
- sale
- un pizzicone di zucchero  
- aceto di mele
- una puntina d'aglio spremuto
- olio e.v.o.
- poco prezzemolo tritato
- erba cipollina (anche essicata, se quella fresca latita)  
Emulsionate il tutto con decisione (e una forchetta) e versate con garbo sulle verdure.
Noi rusticoni mescoliamo tutto primo di gustarlo ma è ovviamente più stiloso farlo in punta di forchetta.

Auguri e baci!
Kat e Rémy

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12 dicembre 2017

L'ultima melanzana e lo gnomo da giardino

Magari fosse una fiaba! Invece è tutto vero. Anzi, il berretto di neve è ancora lì in cima alla colonnina della fontana. Si scioglierà piano piano.
Gli 80 cm di neve che ricoprivano il piazzale sono invece stati una bella lotta ma l'abbiamo affrontata in gruppo. Va detto che, dettaglio non da poco, il frutteto del padrone di casa si presta ad accoglierla.

Una palata alla volta, ci è venuto un appetito... !!!
Così, ci siamo concessi una pausa pranzo. Fortunatamente c'era ad attenderci una delizia totalmente fuori stagione ma così buona buonissima che non resisto e ve la racconto. A costo di riproporla la prossima estate perché è davvero una goduria.
La prima volta l'abbiamo assaggiata a Venezia da Orient Experience, un indirizzo prezioso e molto economico a Cannaregio, dopodiché ho spulciato ricette per settimane nella speranza di riuscire a rifare quel piatto molto gustoso eppure leggerissimo che il palato diceva composto di melanzane, pomodoro, cannella e poco altro.
  
Sarà il caso di fare arrostire le melanzane in forno, di rosolarle in padella, di cuocerle al vapore prima di affogarle nel pomodoro? E il pomodoro, andrà fatto prima addensare o andrà aggiunto all'ultimo come nella ratatouille? 
Ormai le melanzane di buona famiglia erano troppo poche per potersi permettere di sbagliare. Anzi, ne avevamo una sola che non poteva aspettare oltre.
Ho optato per una ricetta molto semplice e leggera trovata nella raccolta di Nina Kehayan, Voyages de l'aubergine, una miniera d'oro, anzi di delizie, sulle orme di quella vagabonda della melanzana, dalla Grecia al Caucaso passando inevitabilmente e ripetutamente per la Provenza e l'India. Anzi, questa è una ricetta indiana, Baigan Tamatar. Raccogliendo un suggerimento dell'Archiniere, potremmo chiamarle Melanzane speziate al pomodoro tirato ;-)

Per 2 persone e una sola melanzana  servono inoltre:
- 5 pomodori perini, provenienti dal congelatore se ci avete pensato in stagione o da una buona scatola di pelati
- 1 cucchiaio raso di  concentrato di pomodoro
- 1 cipolla media, magari rossa e dolce
- 1 spicchietto d'aglio
- 1 piccola foglia d'alloro
- 1/2 bastoncino di cannella (o tutto se piace)
- 1/2 cucchiaino di coriandolo in polvere
- 1/2 cucchiaino di sale
- pepe nero secondo i gusti
- peperoncino a piacere (da Orient Experience non compariva) 
- olio e.v.o. in abbondanza ma prevalentemente a crudo nella mia interpretazione (oppure ghee se volete rispettare appieno la ricetta originale).

Pelate i pomodori se ancora non lo sono, pelate anche le melanzane e tagliatele  a spicchi appena più grandi di un pollice. Tritate la cipolla.
In una cocotte a fondo spesso, fate scaldare poco olio, aggiungete la cipolla e fatela fondere senza lasciarla colorare. Mettete in pentola anche l'aglio, meglio se spremuto sennò tritato finemente, l'alloro, la cannella, il coriandolo, sale e pepe. Mescolate ogni tanto su fuoco dolce. Dopo qualche minuto aggiungete i pomodori grossolanamente tritati e cuocete finché non saranno ben disfatti.  A quel punto tocca alle melanzane che andranno girate con cura  per avvolgerle nel sugo di pomodoro. Unite anche il concentrato e girate ancora, versando poca acqua o, eventualmente, sugo dei pelati.
Coprite e lasciate pensare su fuoco dolcissimo per una trentina di minuti. Le melanzane devono risultare fondenti ma non disfatte, contrariamente al pomodoro.
Se la salsa fosse troppo lenta fate addensare rapidamente su fuoco vivace sorvegliando con occhio attento.
Aggiustate di sale, versate olio e.v.o a piacere, spegnete il fuoco e lasciate riposare qualche minuto coperto.  Gustate caldo ma non bollente con il vostro riso preferito oppure a temperatura ambiente con dei crostini.
Piaciuto da pazzi.
K.

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