10 dicembre 2017

Dodici anni

Sì, è passato un po' di tempo, abbiamo visto gente e fatto cose:
Abbiamo cominciato dalle ricette più facili

poi provato (con più o meno successo :-) quelle più difficili

e persino osato cucinare il pesce

e preparare dolci esigenti 

Qualcuno lo abbiamo persino rifatto, più tardi, in versione 100% vegetale.

Nel frattempo siamo andati in giro di mercato in mercato


e abbiamo vangato molte volte gli orticelli


Sarà stato utile a qualcuno? É ancora utile a qualcuno?
Ha ancora senso a fronte della massa più o meno informe di informazioni veicolate dal web?
Ci siamo posti mille volte le stesse domande e assentati molte volte per giorni o mesi.
Forse, a farci rinviare ancora una volta l'appendere tastiera e reflex al chiodo è stato un invito pressante di Samanta Cristoforetti, un invito a condividere il sapere. Magari parlare di condivisione del sapere  tra orto e fornelli  a qualcuno sembrerà esagerato ma se mangiare bene, nel senso più vasto di bene, non è un sapere primordiale allora cos'è?
D'altronde, quando scopri o impari o inventi qualcosa di utile che è pure buono mica lo puoi tenere tutto per te ;-) 
Vero, Patt ?


La Tortigiana non poteva mancare all'appello!
 
Un grande abbraccio e un grazie di cuore agli Scribacchini della prima ora e a tutti gli  avventori di ieri e di oggi.  Magari a domani.
K. e Remy

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10 dicembre 2015

Punto di domanda

La prima domanda è: meglio un plurale? Sì, perché è facile che le domande siano parecchie.
A dir vero, prima ancora mi sono chiesta : come si arriva alla bacheca? Sarò ancora capace a pubblicare ? E' tutto fermo dal 3 maggio, figuriamoci se mi ricordo. La risposta è che dovrò provarci un'altra volta da sola perché l'uomo ha aperto lui per caricare le foto e mi sono trovata la pappa fatta.
Foto di cosa, peraltro?

Foto di uno "scotechino". In rete troverete diverse ricette.
Fedeli alla nostra linea, noi si sperimenta. Se piace pubblichiamo per condividere e se non piace - o non abbastanza per giustificare il lavoro - pubblichiamo ugualmente. Per dire la nostra. Perché siamo fatti così. Sono 10 anni oggi che siamo fatti così e Cuochi di carta di conseguenza. Siamo fatti così anche quando stiamo zitti per mesi.

Prima di parlarne, male, devo presentarvi lo Scotechino, rotolo di riso rosso speziato di bell'aspetto ma, secondo me, privo di attrattive gastronomiche.
Siccome di ricette 100% vegetariane gastronomicamente soddisfacenti e/o addirittura seducenti, ne esistono centinaia, siccome le feste di fine anno sono un momento particolarmente adatto per far conoscere le buonezze che gustiamo noi che "non mangiamo come gli altri", direi di lasciar perdere i cibi che replicano, ma in modo deludente, quelli tradizionali.
Eppure, speziato l'avevo speziato ;-)

Arrotolato l'avevo arrotolato

Con un coltello bagnato l'avevo affettato

Ma quando, con un contorno di cicerchie (per momentanea mancanza di lenticchie), l'abbiamo assaggiato, il nostro palato (seppur 100% veg  e parecchio allenato) ha suggerito che il riso rosso è migliore in veste naturale. Il gioco è stato divertente ma, dal nostro punto di vista, ha poco senso e non gioca a favore. E non solo sul fronte del sapore. Laddove il gusto del formaggio si può ottenere anche sul fronte vegetale, quello del maiale no. Non senza l'aiuto di un chimico.  
E soprattutto, avrebbe senso? E daje con sto senso! Ci dò eccome. Non penserete mica che molli l'osso così facilmente ora che l'ho afferrato.
Perché in fondo, basta farsi una domanda in più. Cos'è il cotechino, quello tradizionale?
Una ricetta antica che consente di usare al meglio e con risultati gastronomicamente alti, la cotica del suino, animale che ha il pregio di poter essere consumato praticamente per intero, zoccoletti a parte. Di lui, almeno, si spreca davvero poco.
Ma per chi il maiale non lo mangia, per i motivi più diversi,  e per chi lo preferisce vivo, che senso ha atteggiare del riso a cotechino?
Siccome non credo che esista una risposta giusta per tutti, lascio aperto il punto di domanda. E anche il blog. E, per festeggiare, vado a mettere in pentola un riso basmati, cibo da festa per eccellenza.
Con affetto.
Kat

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10 dicembre 2014

Wolfigana di Compleanno

C'era una volta, nove anni fa, il primo post dei Cuochi di carta, il nostro amato Namberuan.
C'era una volta, qualche mese dopo, in occasione del compleanno di Mozart...la Torta Wolfi.
Dicono sia la cosa migliore che abbia mai sfornato. Può darsi.
Nel frattempo sono usciti dalla mia vita un buon numero di alimenti. Quindi, ecco a voi una Wolfi...gana.   

In vista di questo primo tentativo,  ho sperimentato un po' sul fronte delle creme e su quello della Ganache e ...sorpresa anche per me che in giro avevo letto ricette assai più complesse, la Ganache 100% vegetale mi è venuta al primo colpo. Con due soli ingredienti.
Che dite, iniziamo da quella?

Le proporzioni sono identiche a quelle della Ganache tradizionale, metà panna, metà cioccolato fondente.  Si mettono in una pentola a fondo spesso :
- 200 ml di panna di soia (io la Sojade che dichiara il 17% di grassi)
- 200 g di cioccolato fondente (di copertura al 52%  o quello che preferite ma non oltre il 70 %)

Si fa fondere il tutto su fiamma bassa e appena ben amalgamato si spegne e si versa in una terrina dai bordi alti.  Mentre si fredda, si deve decidere se montarlo tutto a ganache o tenerne una parte  per glassare la torta.  Volendo fare una torta glassata con un unico strato di ganache all'interno, può bastare un terzo a ganache e il resto  per la glassa. Se invece si decide in partenza di non glassare la torta, basterà fare mezza dose. Con 100 ml  di panna + 100 g di cioccolato ne avanzerà un po'.
Poco male, vero? 
Se però avete deciso di glassare la torta, può esservi utile sapere che il cioccolato semplicemente sciolto nella panna, anche freddo di frigo, è più facile da spalmare della ganache.
Ha questa faccia qua, bella lucida e densa:

Chiusa parentesi di riflessioni varie!
Per montare la ganache basta accendere le fruste elettriche e sbattere sbattere sbattere e sbattere ancora. Come per la versione tradizionale, a volte ci vanno 4 o 5 minuti, a volte persino un po' di più quindi conviene verificare che il motore non scaldi per evitare di fonderlo.  
La ganache è ganache quando da lucida e densa la massa diventa chiara e spumosa  e fa le creste.

Che abbiate scelto di fare tutta ganache o meno, conviene riporre  tutto quanto in frigo, in contenitori ermetici o comunque coperti, fino al momento dell'uso. E dedicarsi alla crema, così sarà ben fredda quando verrà il momento di spalmarla.  
Per una Wolfigana da, indicativamente, 9 x 24 serve una dose di Passepartout, una crema vegana e potenzialmente glutenfree, con 30 g di pistacchi al posto delle mandorle.

E per il "biscotto"?
Se mangiate le uova, anzi l'albume, vi suggerisco quello, potenzialmente glutenfree, della Torta Wolfi prima maniera. Bianco d'uovo, pistacchi, cioccolato e zucchero a velo.
Anche voi non mangiate le uova? Vediamo cosa possiamo inventarci ;-)
Per questo primo tentativo vegano, ho usato una dose di  Nuvola al cacao con 50 g di pistacchi macinati a sostituire altrettanta farina e un cucchiaione di burro di mandorle (meglio sarebbe il burro di pistacchi se avete il coraggio di farlo) al posto di altrettanto olio.
Siccome la Nuvola non è facile da tagliare, soprattutto in tre strati, ho usato lo stesso accorgimento messo in atto per la Torta Wolfi. Ho spalmato l'impasto in una forma rettangolare ottenendo un "biscotto"sottile, da tagliare in tre strisce.  Una dose di Nuvola e un po' di pazienza bastano a coprire il fondo di una teglia da, indicativamente, 24 x 28, da foderare di carta forno se non fosse di silicone.
Non sono stata abbastanza paziente e mi è venuta un po' irregolare . Soprattutto l'ho cotta un pelino troppo, dimenticando quanto fosse sottile.
Bastano e avanzano 20 minuti a 180°, anche meno se il vostro forno è un tipo deciso.

Per non rischiare di spezzarla converrà lasciarla raffreddare almeno un po' nella teglia.
Muniti di righello (lavato e asciugato con la dovuta cura) e di un buon coltello da pane, non resta che dividerla in tre strisce. Sono fragili quindi sarà meglio lavorare su carta forno e usare sia quella che una spatola per gli spostamenti.

Una striscia di Nuvola, uno di ganache, un' altra nuvola, uno strato di crema Passepartout al pistacchio e una terza nuvola a coprire il tutto, per i miei gusti la torta finirebbe qui. Mi accontenterei di un soffio di zucchero a velo a coprirne le magagne.

Però l'occhio vuole la sua parte, quindi l'ho stuccata con la glassa e, per finire, con la ganache rimasta.

Piaciuta, certo, ma non del tutto. Forse per via della Nuvola asciugata dall'eccessiva cottura, forse perché la glassa dominava un po' troppo, forse perché con gli anni sono diventata meno golosa.
In riassunto (e in linea con lo spirito dei Cuochi di Carta, dal dicembre 2005 a oggi ) finché non viene proprio come la vogliamo, si riprova. Sì sì, si riprova!
Kat    

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10 dicembre 2007

Una briciola dopo l'altra


siamo qua da due anni :-)

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22 maggio 2007

Un anno "in giardino"


Oggi è il compliblog di Cucino in giardino. Avevamo previsto una torta alle fragole per festeggiarlo ma, rispettosi della dieta di Cat...
Mille cari (e assolutamente sugar free) auguri! :-)

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24 luglio 2006

VIVA VIVA FDZ


Essì, sembrerebbe che il blog di Fdz sia nato proprio un 24 Luglio. La scusa per cucinare qualcosa di appropriato era davvero troppo invitante ...

Straccetti ai fiori di zucca
per 2
Per gli straccetti:
100 g di semola di grano duro rimacinata (quella fine)
un uovo
la buccia gattugiata di mezzo limone (evvai col rigalimoni!)

Per il condimento:
tutti i fiori di zucca e zucchina presenti nell'orto (una ventina in un colpo solo e proprio al momento giusto!!!)
olio evo
sale
qualche foglia di basilico
pecorino romano grattugiato

I fiori erano stati colti con cura e subito posati su un vassoio pulito e non hanno avuto bisogno di essere lavati. Abbiamo selezionato i sei più belli che abbiamo messo da parte per la guarnizione. Anziché impastellarli, per assaporarne davvero il gusto unico e delicato, li abbiamo fatti semplicemente appassire in padella con olio evo, piano piano in modo da non farli scurire. Li abbiamo scolati, salati e messi da parte. Gli altri li abbiamo aperti e strappati a listarelle, poi li abbiamo fatti appassire a loro volta, sempre in padella e sempre con olio evo e un pizzico di sale e partendo da freddo per non rosolarli. Abbiamo aggiunto in padella gli straccetti cotti molto al dente e il basilico spezzettato e abbiamo fatto saltare velocemente il tutto.
Una volta nei piatti, abbiamo spolverato di pecorino, adagiato sopra i fiori interi e siamo passati a tavola brindando a Fiordizucca.
Auguri e baci e mille grazie per le quotidiane delizie gastronomiche e fotografiche.
Gli Scribacchini

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