16 luglio 2019

Confettura di Albicocche e Anice stellato

Eravamo rimasti senza stecche di vaniglia e ci è toccato inventarci qualcos'altro che non fosse la lavanda. Ed è andata bene. E si  racconta in poche righe.
Per 4 vasetti da 212 ml : 
- un chilo di albicocche stramature (pesate snocciolate)
- 300 g di zucchero (barbatietola ma integrale, trovato da poco al supermercato, notevole)
- 1 stella e mezza di anice
- succo di mezzo limone, o uno intero se piccolo 

Lasciare la frutta a freddo nello zucchero e limone per un'ora o due quindi cuocere come siete abituati. Versare la confettura calda nei vasetti sterilizzati ( noi in forno), chiudere con coperchi nuovi sbollentati  e far bollire per mezz'ora.  Quella percentuale di zucchero è troppo poca perché si conservi senza sterilizzarla.
E' facilmente moltiplicabile per il numero di kg di frutta che vi capita sotto mano. In compenso, in questo caso, ci sembra prudente non mettere più di una stella d'anice per kg per evitare che domini.
Piaciuto molto ma l'anice rimane delicato da dosare

Kat

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03 maggio 2015

Una conferma e una modifica


La conferma : per non privarsi del suo incredibile colore, la marmettura di arancarote, andrebbe proprio fatta con lo zucchero bianco. Qui di seguito l'ultima, appena invasettata, fatta con zucchero di canna . Buona buona e più sana  ma un po' spenta.

La modifica sta invece nel procedimento e ha il suo peso. Dopo aver quasi perso la pazienza (in due) tentando di passare nel passaverdure le carote e le arance insieme, ho riscritto la ricetta. Le carote vanno mixate e le arance passate. Da sole ! Così si evita che le buccette degli agrumi che intasano quasi subito la griglia del passaverdure  impediscano alle carote di  transitare.
Se vi riesce di mettere le mani sulle ultime arance rosse e su carote belle dolci, fateci un pensierino.  Dei miei esperimenti sul fronte delle confetture, marmellate o marmetture che siano, credo sia la migliore.
Piace ancora. Molto. Anche un po' spenta.
Kat

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12 novembre 2014

Confettura di frutta caduta

Che sarebbe un modo carino per non dire... bacata. O dimenticata nella fruttiera, se siete cittadini.
Da quando abitiamo (in affitto) in una casa antica  ai bordi di un grande frutteto, ottobre e novembre ci trovano parecchio impegnati a trasformare la molta frutta, buonissima ma invendibile, che il nostro padrone di casa ci regala a cassette intere. Un po' di mele finiscono in congelatore, cotte e passate e divise in piccole porzioni, pronte per le molte ricette vegane che usano mele cotte al posto delle uova, altre raggiungono le carote dell'orto nella centrifuga, altre ancora finiscono sotto la lama dell'inesorabile Opinel dell'uomo di casa  per diventare deliziose confetture miste.
Una considerazione sulle confetture prima di passare in rassegna gli ingredienti: chi l'ha detto che non ha senso farne pochi barattoli per volta? Se vi piace variare, se avete poca frutta o poco posto in dispensa o, peggio, se non avete pentole grandi, o meglio, se avete una macchina del pane col programma marmellata, farne 3-4 vasetti per volta è un opzione da prendere in considerazione.
Mica solo per senso civico, ecologico, del risparmio  e via dicendo. Per pura e semplice golosità.
Però... non sarebbe onesto tacere che fare le confetture, soprattutto quelle con poco zucchero, può essere una cosa lunga. Lascia parecchio tempo per fare altro mentre cuociono ma, se non volete rischiare di fare notte fonda, calcolate un'ora di cottura più venti minuti di sterilizzazione finale più tempi tecnici e tra questi la sbucciatura che può essere parecchio lunga, anche un' oretta se la frutta è tanta e malandata. Meglio pensarci prima, decisamente.

Ingredienti :
- Frutta mista (mele, pere, pere Martine, cotogne, ma anche prugne, cachi molto maturi, qualche pezzetto di zucca se vi piace, carote grattugiate, ecc.) da pesare una volta pulita
- zucchero scuro (noi, indicativamente, 2/3 di frutta, 1/3 terzo di zucchero)
- limoni non trattati
- zenzero fresco, se piace
- vaniglia in bacello
- acqua in assenza di frutti acquosi
e, a piacere, uvetta, scorzette candite e albicocche secche tagliate a dadini, senza contare che, per una versione natalizia riservata agli adulti, si potrà aggiungere anche un dito di Brandy o del liquore preferito a fine cottura.

L'inesorabile Opinel si è fermato a quota 2,220 kg (frutta pesata pulita). Ne abbiamo ricavato 6 vasetti da 320 ml da sterilizzare, più qualcosina da mangiare subito.

A 2,220 kg di frutta mista, rapidamente lavata e sgrondata e tagliata a dadini, ho aggiunto 1 kg di zucchero di canna , un bacello di vaniglia aperto in due per liberare i granellini neri, un pezzo di zenzero (sbucciato e grattugiato) grande come il mio pollice, la buccia grattugiata di un limone e il succo di due e 200 ml d'acqua. Unica avvertenza, scegliere una pentola a fondo spesso, dotata di coperchio  e abbastanza grande perché ci sia parecchio spazio sopra la frutta. Come tutte le confetture, a inizio cottura farà parecchia schiuma, anche a fuoco basso, anche girando spesso,rischiando così di conciare il fornello e di spedire tutta la preziosa vaniglia nel coperchio o, peggio, fuori bordo. Riguardo alla schiuma ci sono due scuola, chi la toglie man mano con cura con una schiumarola, chi la tollera per non privarsi della pectina che contiene. Io la tollero. Qiondi, mentre  la confettura raggiunge il bollore la tengo d'occhio per togliere il coperchio al volo e abbassare subito la fiamma. Nel mentre si ha tempo di lavare l'eventuale uvetta in acqua calda, tagliare a dadini le eventuali scorzette e/o le albicocche secche.
Potreste anche approfittare di quel tempo per sterilizzare i vasetti vuoti e relativi coperchi in acqua bollente per un paio di minuti e metterli ad asciugare su un telo pulito. Scegliendo bene la pentola, potrete usare la stessa (e la stessa acqua già calda) per la sterilizzazione dei vasetti pieni.

Quando il bollore della confettura è stabile e la schiuma ha messo giudizio, la pentola si può pressoché dimenticare sul fuoco, bassissimo il fuoco, dando comunque una girata ogni tanto per controllare che non  attacchi. Uvetta, albicocche e alcol si aggiungono quando la frutta è ancora leggermente al dente. E la pentola torna sul fuoco.
Quando la frutta vi sembra abbastanza tenera (soprattutto le cotogne)e lo sciroppo, versato su un piattino freddo di frigo, si rapprende subito, la confettura è pronta da invasettare. Tenendo i vasetti con un tovagliolo spesso, si eviterà di bruciarsi.
Se la confettura è colata sui bordi dei vasetti, sarà necessario pulirli bene, magari con carta cucina inumidita, prima di avvitare i coperchi.
Resta solo da porre i vasetti in una pentola abbastanza alta perché vi siano almeno 2 dita d'acqua sopra i coperchi e far sobollire, coperto, una ventina di minuti. Così sterilizzati, li potrete conservare anche un paio d'anni. Sennò dovrete tenerli in frigo o (bleah) mettere il doppio di zucchero.
Una volta aperti vanno comunque tenuti in frigo.
Buone confetture a tutti.
Kat
P.S. : in teoria si potrebbe chiamare marmellata solo quella d'arance e confetture tutte le altre.
Ma chi ci riesce ?   Altre ricette, anche un po' strambe, da noi le trovate qui.

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02 novembre 2009

Lunga, laboriosa e pure sporchevole

epperò... la confettura di Uva fragola...

Un unico ingrediente, l'uva fragola, ma diversi utensili da lavare (minimo due pentole e tra queste una con i bordi alti per limitare almeno in parte le proiezioni, un passa verdura, un setaccio e un leccapentole o spatola che sia) parecchia pazienza e un grembiule scuro. Scure anche le presine, va, che è meglio!
Ora che ho lasciato intendere che il fornello ne uscirà con il morbillo e l'eventuale grembiulino bello con patacche indelebili, vi racconto cos'ho combinato.
Non ci sono dosi, niente zucchero, solo l'uva privata di buccia e vinaccioli e fatta concentrare sul fuoco e questo significa che da una cassetta d'uva si ricavano... quattro barattoli (scarsi) da 250 ml di confettura.
Mmh... qualcuno si ricorda quando cade la Giornata della Lentezza? Magari ve la ripropongo quel giorno come meditazione golosa ;-)
Forse si può fare più in fretta limitantosi a centrifugare l'uva e cuocendo il succo ricavato ma temo che vada perso, almeno in parte, il colore e soprattutto, che diventi più difficile ottenere la giusta consistenza. Non so, anzi, mi piacerebbe saperlo ma io la centrifuga non ce l'ho.

Ho quindi messo gli acini in pentola per farli scoppiare e intenerire un po'. L'uva fragola, soprattutto se raccolta in ritardo, ha la buccia spessa e non si lascia pigiare facilmente.
Li ho poi passati, un mestolo per volta, nel passa verdura, togliendo man mano bucce e vinaccioli prima di versarne ancora. Dai vinaccioli si staccano comunque minuscoli granellini. Volendo una confettura senza traccia alcuna di "sabbietta", tocca armarsi di pazienza e versare un po' per volta il passato d'uva in un setaccio. A questo punto entra in gioco la spatola per aiutarlo a transitare.
Se siete ancora dell'umore giusto, per finire pigiate nel setaccio le bucce tolte dal passa verdura.
Ora però la strada è tutta in discesa. Basta mettere il passato d'uva, che ha già una consistenza simile a quella di una confettura liquida, nella pentola a bordi alti e farlo ridurre su fuoco tranquillo finché una goccia versata su un piattino non rimane ferma lì quando si inclina il piattino. Indicativamente deve ridurre di un po' più della metà. Meglio non allontanarsi, però. Se dopo un lavoro del genere diventa catrame c'è da spararsi!
Resta solo da versare la confettura appena tolta dal fuoco nei barattoli sterilizzati in acqua bollente, chiudere subito e lasciar raffreddare capovolti.
E' una confettura che tengo in frigo. E' troppo preziosa per correre rischi ;-)
Kat

P.S.: se proprio ci tenete a vedere come ho conciato il grembiule basta cliccare sulla foto per ingrandirla :-)

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11 settembre 2008

Il Tempo delle Mele...

...e a noi che abitiamo ai margini di un frutteto vengono regalate molte di quelle cadute o crepate o beccate o abitate. Sgranocchiamo le più sane, molte le inforniamo (segue, a giorni, la ricetta del Pie, nonché dolce di Nonna Papera) mentre quelle che richiedono maggiori lavori di scavo diventano marm... pardon, confettura. Anni fa in un forum ci siamo presi una ramanzina infinita perché marmellata è solo di agrumi. Da allora evitiamo di porgere il fianco ;-)

Per l'occasione, complice l'ultimo numero della rivista francese Rustica, abbiamo fatto una confettura di Mele, Uvetta e Calvados più conosciuta oltralpe come Confettura alla normanna.
Anziché il Calvados, distillato di mele che in Italia costa parecchio (noi lo compriamo in Francia e siccome lo usiamo solo per cucinare abbiamo adottato quello della linea Reflets de France = l'equivalente dei prodotti Terre d'Italia) andrà bene anche un buon Brandy o magari una Grappa.
Però il Calvà...

Con le dosi seguenti abbiamo riempito 8 vasetti da 300 grammi circa:
- 2 kg di mele pesate già mondate
- 1,5 kg di zucchero di canna
- 2 limoni non trattati
- 200 gr di uvetta
- 1 bicchiere d'acqua (150 ml)
- 1 bicchierino di Calvados

Abbiamo messo in ammollo l'uvetta in acqua tiepida cambiando più volte l'acqua.
Dai limoni, lavati e asciugati, abbiamo prelevato la buccia col rigalimoni quindi li abbiamo lasciati di parte.
Nella nostra pentola più grande abbiamo versato l'acqua e lo zucchero e li abbiamo fatti fondere su fuoco bassissimo. Abbiamo quindi aggiunto mele e buccia di limone e fatto cuocere un'ora a piccoli plop plop girando ogni tanto.


Abbiamo fatto sgocciolare ben bene l'uvetta. Abbiamo pelato a vivo i limoni e li abbiamo tagliati a tocchetti e aggiunto entrambe le cose in pentola. Altri 30 minuti di plop plop girando ogni tanto.
All'ultimo si versa in pentola il liquore, alzando la fiamma quei tre-quattro minuti che consentono di far evaporare l'alcool. Subito nei vasetti lavati, sbollentati e asciugati con cura.
Chiudiamo e lasciamo raffreddare a testa in giù.
Con questi tempi di cottura si ottiene una confettura molto densa. Chi la preferisce più mordida aggiungerà uvetta e limone già dopo quaranta minuti di cottura.
E chi ha dei bimbi dimenticherà il liquore.
Mille grazie a C. per le mele.
Kat e Remy

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01 settembre 2007

Il Tempo delle Provviste


Ci hanno regalato un'intera cesta di susine, le migliori mai mangiate. Troppo grandi per sterilizzarle intere, ne avrei messe si e no 6 per vasetto. Troppo buone per farne marmellata, persino quella appena dolce (25 per cento di zucchero + sterilizzazione dei vasetti) che faccio di solito. Soprattutto troppo buone per non farsi venire il mal di pancia se rimanevano a portata di mano. Così le ho messe in congelatore per dolci e torte future.
Una volta lavate e asciugate le ho aperte in due e snocciolate e mescolate in una bacinella dove avevo versato 100 gr di zucchero e il succo di un limone (per due vassoi di mezze prugne, circa 2 chili). Una volta ben avvolte in questa "bagna", le ho sistemate sui vassoi coperti di carta forno, senza aspettare troppo sennò iniziano a rilasciare sugo. Ho messo il congelatore al massimo e appena saranno ben "freezate" le porzionerò in sacchetti ben chiusi.


E mentre scriverò la data di scadenza sui sacchetti (10 mesi) so già che mi tornerà in mente una cosa letta di recente che spiega perché, pur partendo da prodotti eccellenti, otteniamo risultati spesso meno soddisfacenti e soprattutto meno durevoli dei surgelati industriali : noi congeliano (-20 °, per ben che vada) quando l'industria surgela (-40°, con aria pulsata). Tutto sta proprio nella rapidità con cui il freddo "freeza" l'alimento.
Kat

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20 luglio 2006

Provviste di sole


Dubito che pensare all'inverno aiuti davvero a sentire meno il caldo ma tant'è... Inoltre queste "provviste" non obbligano ad accendere i fornelli, richiedono solo un po' di pazienza e un angolino libero in congelatore (io so che qualcuno sa che io so che lei sa che proprio a lei penso;-)
Servono :

- parecchio prezzemolo
...............................................................................................................
- un po' di erba cipollina
- un po' di mentuccia
- un po' di santoreggia, dragoncello e maggiorana se le trovate
...............................................................................................................
- parecchio basilico
- pecorino e parmigiano
- pinoli

Col prezzemolo faremo cubetti di trito, con basilico, pinoli e formaggio del pesto quasi pronto, con tutte quante le erbe aromatiche, e qualche altra se la gradite, un trito misto che metterà un po' di sole nella vostra cucina invernale, in particolare se vi piace il "pane condito" o "conza" che sia.
Perché non diventi un lavoro lungo e fastidioso serve anche un robot che triti il tutto al posto vostro. In tre volte. Se applicate la sequenza che segue, senza neppure aver bisogno di lavarlo tra un erba e l'altra. Mica per pigrizia. Per preservare al massimo gli aromi è meglio lavorare in fretta.

Si inizia dal prezzemolo, velocemente lavato, accuratamente sgrondato e asciugato delicatamente in un telo ( meglio se lavato con sapone di Marsiglia che non lascia profumo di detersivo) .
Quando è tritato bello fine versatelo in una vaschetta di plastica per il ghiaccio pressandolo bene con un cucchiaio in modo da ottenere cubetti compatti. Infilate in congelatore e quando sono gelati staccateli e chiudeteli in una scatola ermetica.

Il secondo round prevede parti uguali di prezzemolo, basilico e erba cipollina, qualche rametto degli altri odori disponibili e un rametto di mentuccia, al massimo due sennò rischia di dominare.
In questo caso conviene lavorare rapidamente in modo che il basilico non faccia in tempo ad annerire. Metto questo trito in una vaschetta, lo surgelo immediatamente e quando ne ho bisogno ne prelevo piccole quantità grattando con una forchetta.

Terzo round, il pesto, al quale mancheranno solo l'aglio (che in congelatore diventa forte) e l'olio.
Se tritato assieme a pinoli e formaggio il basilico non annerisce.

Mentre toglievo gambi e staccavo foglie mi è tornato in mente un episodio raccontatomi dall'amica Manu. Lei abita in media montagna, ha un orto grande e un frutteto e mette via verdure per l'inverno, marmellate, frutta sciroppata... Un giorno d'estate vennero a trovarla amici sudmericani di passaggio in Italia. Visitarono la sua casa con entusiamo ma uscendo dalla cantina lei li vide perplessi e ne chiese il motivo. Non capivano... il perché di quelle "provviste".
Lei spiegò che servivano per l'inverno, quando sotto la neve non cresce nulla. Li vide letteralmente impallidire. "Meglio un paese dove abbiamo poco ma la terra da frutti tutto l'anno", finirono col dire.

Io amo le stagioni e cerco di rispettarle evitando di mangiare fragole a Natale e castagne a maggio ma, quando l'inverno gioca sporco, un po' di conza (pan grattato, erbe aromatiche, aglio se gradito, olio evo) sul cibo mi fa da antidepressivo. E mettiamoci anche un po' di pomodori secchi, va!
Kat

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11 aprile 2006

Skatlogni della Fata Madrina

Mi piacerebbe molto darvi la ricetta di questi skatlogni caremyllati, che accompagnano in maniera sublime (e purtroppo molto trendy) i formaggi dal sapore deciso.
Ma non posso.
E' una ricetta magica e segreta...
A me è stata data in sogno dalla mia Fata Madrina, donna straordinaria ma dal caratterino deciso e pungente, seppur con note decisamente dolci (già, proprio come gli skatlogni).


Ella è stata chiara in proposito.
Con la sua voce flautata e ben modulata, priva di accento alcuno, così si è espressa:
Questo è un mio dono per te, vai e produci periodicamente questa leccornia ogni volta che vuoi. Ma ricorda: chi volesse la ricetta dovrà prima individuare la mia identità, che a te non è concesso svelare.
Se mi tradirai, le tue fotografie vegetali resteranno per sempre quelle che sono, a eterno disdoro del Blog in cui le pubblichi.

Come ben capite ho le mani legate, amici miei. Vorrei aiutarvi, ma come, come, come posso farvi intuire il suo nome senza che il sortilegio ricada su di me?!?

Sappiate che nonappena indovinerete il nome della Fata degli Skatlogni Karemyllati, ella... puf! farà comparire la ricetta come per magia.

Marì

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Scalogni caramellati

Puf!!!
Secondo tradizione accompagnavano arrosti e selvaggina. L'abbinamento coi formaggi sta ora avendo la meglio. Sono stati scovati da Kat tra Les bonnes recettes de nos Grands-Mères edito dal ramo francofono di Selezione del Reader's Digest.
La ricetta dice che si conservano in frigo, per circa 2 mesi. È un aspetto da verificare perché, per una strana magia, tendono a sparire molto prima.

. un chilo di scalogni piccoli
· 2 cucchiai di olio d'oliva
· 150 grammi di zucchero
· 20 cl di aceto di vino bianco o aceto di mele
· 10 cl di vino bianco
· un limone non trattato
· un cucchiaino di zenzero fresco grattugiato (oppure un bastoncino di cannella)
· 2 cucchiai di miele
· un rametto di timo
· una foglia di alloro
· sale e pepe

Gli scalogni vanno lasciati interi, solo pelati, eventualmente sotto un filo d'acqua corrente per non versare calde lacrime. In una pentola a fondo spesso, fateli saltare nell'olio a fuoco dolce per 10 minuti. Intanto versate lo zucchero e 2 cucchiai d'acqua in un altro tegame. Cuocete fino ad ottenere un caramello biondo. Togliete dal fuoco e diluite, con estrema prudenza (gli schizzi di caramello sono tremendamente dolorosi) con l'aceto e il vino bianco. Ponete nuovamente sul fuoco, a fremere, per una decina di minuti.
Lavate e asciugate il limone. Prelevate la parte gialla della scorza e tagliatela a filetti sottili (con il mitico rigalimoni si fa in un attimo).
Grattugiate lo zenzero.
Quando gli scalogni sono biondi, aggiungete, nella pentola dove hanno rosolato, il caramello all'aceto e vino, il miele, la buccia di limone, le erbe aromatiche e, volendo, lo zenzero oppure la cannella. Quando uso la cannella elimino il timo ma lascio l'alloro. Salate, pepate e portate a bollore. Quindi abbassate la fiamma e lasciate fremere per 1 ora e mezza, due ore, rimestando piano ogni tanto. Gli scalogni, non disfatti ma fondenti, devono sguazzare in uno sciroppo ambrato.
Nel frattempo avrete sbollentato e rovesciato (su un telo ad asciugare) qualche barattolo.
Togliete le erbe aromatiche dalla pentola. Versate gli scalogni canditi nei barattoli asciutti. Pulite accuratamente eventuali colate di sciroppo, chiudete, rivoltate a testa in giù e lasciate raffreddare completamente, quindi riponete in frigo. Prima di gustare aspettate almeno 12 ore.

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13 marzo 2006

Molotov


Qualcuno dice che sa di trementina. Qualcun’altro che picchia in testa. Qualcun’altro ancora che il pompelmo rosa non è più di moda. E meno male ! Ora posso finalmente gustarlo solo perché mi piace ;-)

Ingredienti per 3 mini vasetti (150 ml circa) di gelatina
• 3 pompelmi rosa
• da 50 a 100 grammi di zenzero
• 300 grammi di zucchero
• 2 cucchiai rasi di Fruttapec 1:1

Spremo i pompelmi. Sbuccio lo zenzero (100 grammi per me che sono assuefatta) ne taglio una metà a filettini e, non avendo una centrifuga, spremo il resto. Basta grattugiarlo, metterlo in un colino e premere con un cucchiaio. Metto in pentola il succo di pompelmo, lo zenzero (succo e filetti) e la pectina. Mescolo bene e porto a bollore girando sempre. Dopo un minuto di ebollizione decisa, inizio a versare piano piano lo zucchero continuando a mescolare. Quando è sciolto, lascio sobbollire 15 minuti. Verso caldo nei vasetti e chiudo subito. Tengo in frigo e consumo a piccole dosi. E' come la pozione di Astérix, ne basta davvero poca.
Kat

ps: prima o poi mi obbligherò a realizzare la versione che prevede a candire leggermente i filetti di zenzero in acqua e zucchero prima di affogarli nel succo di pompelmo.

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10 marzo 2006

La mia bella marmettura


Pomodoro? No
Coulis di peperone? No no
Gelatina di albicocche? No no no
Marmettura di arancarote!
Un giorno, in un'altra vita, piombò nel forum dove bazzicavo un tipo fissato con le giuste diciture suggerendo di chiamare marmellata, come d'altronde prevede la legge, solo quella di agrumi e confetture tutte le altre. Sul momento il suo tono mi infastidì parecchio, però da allora cerco di distinguere. Questa però è tutta mia e non la commercializzo e la chiamo come mi pare, oh!
Dà un gran bel colorito alla prima colazione e, se è vera la storia del carotene, magari anche alle guance di chi la spalma sulle tartine.

per 3-4 vasetti, diciamo 3 e mezzo :
600 g di carote pesate già mondate e spellate
6 arance sanguinelle piccole oppure 5 grandi
600 g di zucchero ( bianco per una volta, sennò spegne il colore)
1 bustina di fruttapec (o altro gelificante) 1:1
1 limone non trattato

Faccio lessare le carote ( al vapore oppure in un dito d'acqua) finché non sono molto tenere e le sgocciolo ben bene.
Tengo da parte un arancia ( mi servirà il succo), sbuccio le altre, butto via le bucce, taglio grossolanamente a pezzi i frutti e metto sul fuoco in un altra pentola . Le cuocio una ventina di minuti. Passo assieme arance e carote al passaverdure in una delle due pentole. Mica ho voglia di lavarne una terza! In questo caso non uso il frullatore ad immersione perché è necessario togliere le pelliccine bianche degli spicchi d'arancio. Aggiungo la buccia di limone e lo zucchero e faccio asciugare una decina di minuti. Spremo l'ultimo arancio, uso il succo per sciogliere la pectina, la aggiungo nella pentola girando con decisione, cuocio 5 minuti e verso immediatmente in barattoli sbollentati che chiudo subito.
Volendo evitare il lieve sapore amaro ( che però ci sta proprio bene) potrei semplicemente spremere le arance e aggiungerne solo il succo alle carote lessate e passate.
Mi riuscisse di trovare arance rosse non trattate, qualche filo di buccia ci starebbe proprio bene ma preferisco evitare di fare marmellate al difenile.
Kat

ps: mammà dice che non è solo bella e se lo dice lei...

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