21 settembre 2017

Rapanelli, foglie tenere

Passata la tormenta (sia climatica che famigliare) il primo pensiero è stato l'orto. Al momento sembra che abbia superato egregiamente sia la botta di freddo che la poca disponibilità degli ortolani. Pensare all'orto serve anche a ritrovare i ritmi consueti, la routine che fa da substrato alla serenità. Mettere le mani nella terra, poi...! Per farla breve, abbiamo diradato i rapanelli e ne abbiamo fatto un paio di salsine.  Quella fotografata, cruda, si presta a pucciare tutto quanto vi aggrada, dai grissini ai bastoncini di carote  agli stessi rapanelli.  Un modo come un altro per non sprecare. Unica pecca, chi non ha l'orto potrebbe faticare a trovare fresche quelle foglie. Appassiscono in tempi record.

Servono :
- foglie di rapanelli, molto fresche, lavate e sgrondate con cura*
- semi oleosi (canapa, pinoli, girasole, zucca) o frutti a guscio (noci, mandorle, nocciole, pistacchi) secondo i gusti, le tolleranze e le disponibilità
- olio e.v.o
- poco succo di limone o lime o qualche goccia di aceto**
- sale a piacere
(e, volendo, aglio spremuto, una punta di cucchiaino di senape, del miso bianco, va a gusti).

* Meglio togliere le radichette. Una volta cresciute diventano teneri rapanelli. Da piccole possono essere coriacee e filose.
** Il massimo per noi - ma non a tutti piace - è l'Umeboshi ovvero la colatura delle prugne giapponesi sotto sale. Siccome sono appunto sotto sale, non se ne aggiungerà altro. Anzi, mano leggera.

Mixare il tutto e assaggiare. Toccherà andare a naso. Chi non disdegna i sapori amari metterà molte foglie e pochi semi. Chi ha ancora dubbi, farà l'esatto contrario.
A proposito di amaro, se vi piace la rucola e se, come noi, siete stati occupati  altrove e le foglie esterne sono cresciute troppo per farne un'insalata, qui trovate un Pesto che consente di usarle per condire la pasta.
Che l'autunno ci sia dolce !

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04 settembre 2017

Un pizzico di Sale (al Basilico)

Watermelon slices with herbed sea salt - Fette di anguria con sale marino alle erbe - credo sia stata quella ricetta a farmi capire davvero come ragiona Bryant Terry, attivista afroamericano molto impegnato sul fronte della giustizia alimentare. Sapori semplicissimi, prevalentemente tradizionali delle comunità afroamericane del sud degli Stati Uniti e dei Caraibi, conditi con molta musica (e non pochi drink) ma, soprattutto, molto fai da te a suggerire "riprenditi il cibo, riprenditi i tuoi soldi, le tue radici, la tua salute". Con gusto, perché senza gusto (e senza swing), è come parlare al vento. Oppure parlarne con quelli che queste cose già le sanno.
Tendenzialmente, in Italia queste cose le sappiamo ancora. Magari non vi verrà voglia di condire l'anguria col sale al basilico - noi abbiamo provato col melone (quello verde a polpa bianca) e ci sta d'incanto - però il Sale al Basilico è una robina che fa bene all'insalata, soprattutto  di pomodoro, a tutto quello che cuciniamo noi italiani nonché al portafoglio  ma più ancora fa tanto tanto bene all'anima. Sia perché si potrà farne piccoli ma saporiti regali di Natale, sia perché è un toccasana nelle giornate fredde e buie. Una sniffata e va subito meglio!

Per un primo assaggio (1/4 di cup = un barattolino degli omogeneizzati) :
- 60 g di sale grosso, magari integrale
- 15 g di basilico fresco, solo foglie

Lavare e asciugare il basilico. Tritare insieme non troppo finemente il sale e il basilico nel mixer. Per dosi così piccole, andrà bene anche un macina café (purché lo puliate bene dopo - con carta cucina - perché il sale non lo faccia arrugginire). E qui si ferma Bryant Terry che pone la miscela ottenuta in un barattolino a chiusura ermetica e stop. Non dubito che si conservi più che bene ma lo trovo più versatile se ben asciutto, così ho preferito spargere il mix su una placca coperta di carta forno e far asciugare 15 minuti a (max) 60 gradi quindi altri 30 (ma anche tutta la notte) a forno spento. Per dosi più importanti, si moltiplicano anche i tempi di asciugatura, ad esempio un' ora buona per 250 g di sale e 70 g di basilico. Meglio farne meno.
Una volta freddo l'ho chiuso in un vasetto. Un anno dopo profuma ancora!

Grazie Anita per il basilico spettacolare e a  Lucio per il sale ;-) K.

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14 aprile 2016

Sambal di cocco, di più

e, se vi piacciono i sapori essenziali, piccanti sì ma senza sovrapposizioni, forse persino meglio della prima versione che mi è capitato di raccontarvi.

Mi spiego. Dopo averlo visto scritto sambol, in un libro peraltro ottimo e attendibile, stavo cercando informazioni sul...sambal. Punto di riferimento per me insostituibile e insuperabile, il vecchio Complete Book of Spices di Jill Norman (reperibile, temo, solo di seconda mano) o il più recente Herbs and Spices, stessa autrice, DK editore. Lei scrive sambal e se lei scrive sambal non si discute. Inoltre, se ho letto bene, in Indonesia sambal indica in modo generico una salsa piccante. Di conseguenza capiterà di incontrarne più di una.
Mi sa che la più facilmente reperibile sotto i nostri cieli si chiama Sambal oelek (peperoncino, sale, zucchero di canna).  Se però non potete vivere senza Sambal Trassi (a base di pasta secca di gamberetti putrefatti), posso scrivervi la ricetta di Jill Norman.
Leggi qua, leggi là, in un paragrafo dedicato allo Sri Lanka di Vegan without borders di Robin Robertson, ho ritrovato il Sambal di cocco ma nella sua versione essenziale: cocco fresco grattugiato (o secco reidratato), succo di lime, peperoncino, cipollotto optional.   

Provare per credere, con sale e zucchero a piacere, e decidere se, senza aglio, lemongrass, zenzero, mentuccia e/o coriandolo fresco, vi piace di più.  A volte, andando all'essenziale...
Qui piacciono entrambi. Fin troppo.
Kat

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27 febbraio 2016

Insalata di cavoletti con mele alla griglia

Ancora un insalata che abbina frutta (o vegetali dolci come la zucca) e verdura, qui gli ultimi cavoletti di Bruxelles che, da crudi, sono più digeribili di quelli cotti. Chissà se anche da voi l'inverno mite gli ha consentito di vegetare fino a ora?  Appena raccolti solo dolcissimi e croccanti.  L'augurio è di potervene procurare di  molto freschi.
Una volta lavati (con bicarbonato se provengono dall'orto) e sgrondati bene, vanno affettati fini fini. Tagliandoli a metà e appoggiando la parte piatta sul tagliere viene più facile. Se però si va di fretta, si potrà sempre gattugiare il tutto nel mixer. La consistenza sarà diversa ma il sapore identico.
Come tutti i cavoli vanno conditi in anticipo e magari anche massaggiati un po' rimestando a piene mani nell'insalatiera.
Terry Hope Romero nel suo Salad Samurai prepara la salsa con miso bianco diluito in acqua, aceto di mele, pochissimo sciroppo d'acero (io,agave), sale, un olio delicato  + un cucchiaino di olio di sesamo tostato. A me piace molto ma nulla vieta di usare un condimento più vicino ai gusti italiani.
Lo stesso condimento serve per spennellare fette di mele croccanti prima di metterle sulla griglia il tempo di ammorbidirle un po'. Le mele che tendono a disfarsi, come le renette, e quelle ormai farinose, come le golden, sono da dimenticare. Le Pink Lady e le Granny Smith, ottime, risultano un po' lunghe quindi delicate da cuocere alla griglia senza bruciarle. Alla fine, le Jonagold mi sembrano le più adatte, non troppo dolci e facili da gestire. Le ho spennellate parecchio e  lasciate piuttosto croccanti.
Secondo me però,non complichiamoci la vita per il solo piacere della vista:  una volta grigliate, le mele vanno tagliate a spicchietti e mescolate ai cavoletti, tenendone solo un paio di fette per decorare.

La ricetta d'origine prevede altri due ingredienti che, quel giorno, a casa nostra latitavano: cipollotto a fettine sottili e una manciata di noci tostate (10 minuti in forno).
Piaciuta molto anche senza. E con le mele crude, olio e aceto balsamico di mele, un giorno di fretta.
Kat
  

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01 febbraio 2015

Limoni speziati

Nel capitolo dedicato ai condimenti di Jerusalem, Ottolenghi e Tamimi  propongono due ricette di limoni in conserva, una classica (limoni interi in salamoia) che richiede una macerazione di 4 settimane e una rapida con limoni a fette e solo 24 ore d'attesa prima di poterli usare. Ho provato quest'ultima, più o meno mezza dose, e siccome è venuta proprio bene ve la racconto.

Per un vasetto da 220 ml ho usato :
- 2 limoni non trattati di medie dimensioni
- il succo di un altro limone (piccolo)
- 25 g di zucchero a grana fine
- 1/4 di cucchiaio di sale marino grezzo (grosso)
- 1/2 spicchio d'aglio
- 1/2 cucchiaino di paprika dolce
- la punta di un cucchiaino di cumino macinato
- la punta di un cucchiaino di curcuma macinata
- un pezzetto di peperoncino

I limoni, spazzolati con cura sotto l'acqua e ben asciugati, si tagliano a metà per lungo quindi a fettine  più sottili possibile e si mettono in una ciotola abbastanza grande da poterli poi girare comodamente.
Per preparare l'intruglio speziato, soprattutto se in casa manca lo zucchero a grana fine, la cosa più semplice è cacciare tutto quanto, tranne l'aglio e il succo di limone, in un macinino e mixare  fino ad ottenere una polvere bruna che si versa in una ciotolina. Sennò, ecco un ottima occasione per tirare fuori il mortaio.
Ora basterà aggiungere l'aglio spremuto e il succo di limone e mescolare bene prima di versare la bagna ottenuta sulle fette di limone.
A questo punto l'ideale è infilare le mani nella ciotola e mescolare con ardore perché i limoni siano ben coperti dall'intruglio speziato. Si copre la ciotola con l'eventuale coperchio o con della pellicola e si ripone in frigo per tutta la notte.
L'indomani i limoni speziati e la loro bagna si trasferiscono in un barattolo di vetro sterilizzato e si ripongono nuovamente in frigo dove si conservano, dicono gli autori, per due settimane.


E ora cosa ci faccio? Direi di iniziare con una Tajine di Patate e Olive Taggiasche. Però devo ancora metterla sul fuoco quindi ve la racconto poi. O poipoi, secondo l'umore e l'appetito.
Kat

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08 dicembre 2014

Col cavolo (di Emma e l'aceto di Elisa ;-)

Il cavolo che ci ha regalato Emma, era troppo bello e troppo buono per una vinaigrette qualsiasi !

Abbiamo tirato fuori dal frigo la nostra senape più chic (Maille à la Crème de Cassis de Dijon) e l'abbiamo diluita con l'aceto di  Cipolla Rossa di Elisa, la più Genuina delle nostre amiche e  emulsionata con olio e.v.o. Tutto qui. Ah no, dimenticavo il sale. Rosa, per rimanere in tema.

Una manciata di cranberries, qualche giro per distribuire bene la vinaigrette rose, una ventina di minuti di attesa (facoltativa) perché si insaporisse bene e ... Piaciuto moltissimo!

I prodotti Genuinus sono in vendita allo Tsaven, il mercatino di Campagna Amica, sotto i portici di Piazza Chanoux ad Aosta, tutte le domeniche di questo mese  fino a Natale e ogni seconda domenica del mese durante l'anno. Ieri, per via del lunedì festivo, era un delirio ma domenica 14 e domenica 21 sarà bellissimo.Ci vediamo lì?
Fin qui i cavoli, per la merenda appuntamento mercoledì.
Kat

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21 novembre 2014

Sesamo da pucciare

Ancora un titolo ruspante, a dir vero anche un po' iconoclasta visto che il nome originale di questa salsina a base di Tahin, aka Salsa Tahina, ovvero sesamo macinato fino a diventare cremoso, sarebbe... Goddess dressing, il condimento della Dea presente in innumerevoli libri e blog di lingua inglese. Chissà dove l'ho incontrato la prima volta? Probabilmente nel Veganomicon di Isa Chandra Moskovitz. Gran bel volume, tra l'altro, basta non farsi prendere dallo sconforto quando non si capiscono i giochi di parole,  troppo newyorkesi per comuni anglofoni d'oltre oceano. Sconforto che si ripropone leggendo tutti i suoi libri così come il suo blog ma presto superato perché questa vegana dall'umorismo sempre acceso è una gran fonte d'ispirazione e una cuoca divina.
Detto ciò, Rémy si rifiuta anche solo di provare a pronunciare Goddess dressing. Non è dato sapere se a causa di  un marcato fastidio per le atmosfere New Age, anche ora che di new non hanno più nulla, o per pura e semplice pigrizia. Siccome quando serve qualcuno che affetti le verdure la prigrizia gli passa, vada per Sesamo da puciare, va!
Per due porzioni abbondanti di salsina servono :
- 3 cucchiai di Salsa Tahina (ormai reperibile in molti supermercati nel reparto prodotti etnici)*
- 2 cucchiai di olio(noi Colza, per cambiare)
- 1 cucchiaio di Aceto di Mele
- 1 cucchiaino di sciroppo d'Agave o di zucchero (o di niente, se preferite)
- 1 puntina d'aglio spremuto (facoltativo anche questo ma ci sta da Dea)
- 1 cucchiaio di Salsa di Soia o, meglio, un cucchiaino di Miso **
- sale, ma solo dopo aver assaggiato, soprattutto se avete usato il Miso
- acqua, se il risultato fosse troppo denso.

* il Tahin Bio, anche se ben rimescolato,  si presenta sovente molto più compatto della Tahina mediorientale quindi se usate il primo direi di metterne solo 2 cucchiai + 1 di acqua.
** Se vi riesce di trovare il Miso chiaro, che è giallino e piuttosto dolce, direi di non aggiungere ne agave ne zucchero.

Si mette tutto nel mixer e in un minuto è bello emulsionato. 
Vada per un pinzimonio di metà autunno (ultimi peperoni e sedano delle ceste del Mercato di Viale della Pace ad Aosta, carote e barbabietole di Chioggia dal nostro orto)  mentre con i carciofi a venire non ce lo vedo.
Noi a volte lo usiamo, in versione meno densa (meno tahin, più olio e/o acqua) al posto della veganaise (maionese senza uovo)  nelle insalate di cavolo e nelle insalate di radici grattugiate.
Piace parecchio!
Kat

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25 novembre 2013

Cavolo nero, nocciole e brina


Chissà se capita anche a voi di avvertire una piccola strizza di frustrazione leggendo una bella ricetta  che vi fa subito gola e però prevede come ingrediente principale un prodotto irreperibile, o perché da voi non si trova proprio o perché ormai fuori stagione?
In questo caso le ortiche del Pesto di ortiche con nocciole tostate del Laboratorio creativo Il Cardo di Reggio Emilia che ho addocchiato nel Marie Claire Italia di novembre.
Io le ortiche le coccolo, in angoli dell'orto vecchio a loro dedicati, così da  averne sempre a disposizione e mai in mezzo agli ortaggi. Le spunto regolarmente perché rimangano tenere e, se il raccolto supera il nostro appetito e gli altri usi orticoli (vedi puzzolentissimi ma efficacissimi beveroni anticrittogamici naturali), le surgelo e me le godo durante l'inverno. Sarà che me le sono godute troppo durante la bella stagione, quest'anno San Freezer non elargisce manco una pallina di ortiche lesse :-(
Però... Però nell'orto ormai bianco di gelo e nero di piante avizzite (ortiche comprese), svettano vivi e vegeti  ben otto cavoli neri. Piccoli ma robusti  e ancora più saporiti ora che hanno subìto un paio di botte di gelo. Così sono andata a spuntare quelli.
Una qua, due o tre là, ne ho raccolto una ventina di foglie, giusto quanto mi serviva per 4 porzioni di sugo di cavolo nero e nocciole tostate.


Oltre al cavolo nero (o a 200 g di ortiche quando capiterà di averne a disposizione) servono:
- 2 pomodori secchi (4 falde)
- un paio di spicchi d'aglio
- un paio di fettine di pane secco (magari nero, meglio ancora se di segale)  
- una bella manciata di nocciole
- olio e.v.o.
- sale (magari alle erbe)

Al cavolo nero va tolta la costa centrale poi, una volta lavato con cura, si fa lessare 5 minuti con poca acqua, si scola e, quando abbastanza freddo, si strizza bene e si trita grossolanamente.
I pomodori secchi, a meno di usare quelli sott'olio, vanno messi in un pentolino d'acqua fredda e portati a bollore quindi sciacquati e asciugati. Serve sia a farli rinvenire che a dissalarli un po'.  Quindi si tritano grossolanamente a coltello.
Così anche le nocciole. Per maggior sicurezza usate un coltello a lama robusta (nel senso di spessa e rigida) che potrete anche usare per schiacciarle prima un po' così non vi schizzano via . 
Il pane si può grattugiare (fori grossi della grattugia) o tagliare pazientemente a micro dadini.
Pane e nocciole si fanno poi dorare un attimo in  padella con poco olio e si lasciano da parte. Di solito il pane che si compra è fin troppo salato quindi non dovrebbe servire aggiungere sale.
In un' altra padella si mette a dorare in olio e.v.o. uno spicchio d'aglio schiacciato e i pomodori secchi tritati quindi il cavolo nero e si lascia insaporire su fuoco dolce aggiungendo qualche cucchiaio d'acqua calda al bisogno.
Siccome potrebbe bastare il sale dei pomodori secchi, mano leggera nel condire.
Quando il cavolo è tenero (prendetevi per tempo, è un ortaggio particolarmente tosto , sennò mica sopravviverebbe agli inverni tra i monti) si mixa. Se il sugo vi piace saporito, dice la ricetta originale de Il Cardo, aggiungete a questo punto l'altro spicchio d'aglio. E io aggiungo che al momento di mixare,conviene mettere nel mixer anche un bel cucchiaio di nocciole in modo che diano un po' di cremosità al pesto. Mi ero scordata che il cavolo nero da solo tende a separarsi in mucchietti (come da foto) e non avvolge la pasta.  Buono lo stesso ma merita un piccolo sforzo in più, ecco.


Così condito (aglio e pomodori secchi in padella, nocciole tostate e micro crostini a guarnire) il cavolo nero - se ne avete abbastanza a disposizione - si può usare come contorno o come pietanza a sè, anziché come condimento. In tal caso, basterà evitare di mixarlo. Secondo me vale la pena provarci anche con  le coste. Sì, sì.
Intanto, piaciuto molto.
Kat

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18 agosto 2013

Carote da pucciare

Se state pensando alle classiche carote tagliate a  bastoncino del pinzimonio vi ho mandati fuori strada. Volendo ci possono stare anche quelle  ma l'idea è di invertire i ruoli e usare le carote come salsa.  In breve, si tratta di preparare una versione un po' meno densa  delle carote da spalmare.  A dir vero, ci sono arrivata sperimentando modifiche proprio a quelle e ottenendo una cosa che ci è piaciuta molto e che Remy ha avuto l'idea di usare come condimento per le verdure visto che col pane non si sposava troppo bene.
L'unica cosa un po' complicata da reperire è il "burro" di mandorle, da non sostituire con quello di arachidi (peanut butter) che ha un sapore  troppo marcato.  Se non lo trovate (di solito nei negozi bio)  si può prepararne  a casa un surrogato mettendo  a bagno per qualche ora le mandorle spelate, scolandole e mixandole con un po' d'olio con un frullatore potente. Meglio che niente! Sennò si può anche provare incorporando un po' di farina di mandorle.

Per il dip di carote servono :
- carote ( rigorosamente crude)
- olio e.v.o
- aglio
- zenzero fresco 
- "burro" di mandorle o altra frutta secca (quello di anacardi è da urlo, purtroppo anche nel prezzo)
- succo di limone o lime
- sale

Come nella ricetta delle carote di spalmare, si inizia mettendole a marinare, almeno due ore, meglio se tutta la notte, in tal caso meglio se in frigo.
Le carote, lavate, asciugate e affettate grossolanamente si pongono in un contenitore dotato di coperchio con olio, aglio e zenzero sminuzzati.

Per completare la preparazione basterà versare le carote e la marinata nel mixer, aggiungere succo di limone, burro di mandorle e sale e frullare fino ad ottenere un passato.
Servire non troppo freddo con le verdure di vostro gusto (noi cavolo rapa, barbabietola e sedano ma ci dovrebbe star bene anche un cavolfiore croccante).
Le dosi ?   Per 6-7 piccole carote ho messo due cucchiai d'olio, mezzo spicchio d'aglio, una fettina di zenzero grossa come una moneta da un euro, un cucchiaione di burro di mandorle e il succo di un piccolo limone.
Piaciuto !
Kat

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07 novembre 2012

Panna di soia casalinga

ovvero piccola sfida (vinta, a quanto pare) alle intolleranze, con l'aiuto di un prezioso librone.

La panna non mi ama. Da che sono abbastanza grande per ricordare,  il mio organismo la segnala come nemica. Il guaio è che segnala come nemica anche quella  di soia, se industriale. Colpa di qualche additivo? Di qualche addensante? Di qualche fase di lavorazione? Del latte di soia anni 50 col quale mi hanno cresciuta? Tipiche domande da pluri-intollerante ! Per quelle quattro volte l'anno che uso, pardon, userei volentieri la panna, non vale proprio la pena cercare di capirlo.
Però la curiosità mi spinge ad aprire la mia personale bibbia (Amore in pentola - Celiachia, intolleranze, allergie alimentari, di Teresa Tranfaglia - Macro edizioni, ora anche in edizione economica) e lì trovo, come molte altre volte,  una  ricetta di Panna di soia casalinga senza glutine (per piatti salati) che mette fine all'inimicizia.


Riporto pari pari la ricetta di Teresa Tranfaglia :
Ingredienti per 2-3 persone :
- 200 g di tofu bianco naturale  cotto a vapore per 15 minuti
- 6 cucchiai di olio di girasole
- 1 cucchiaino raso di sale
- mezza tazza di latte di soia intiepidito

Mettere tutti gli ingredienti in un robot da cucina e mixare fino ad ottenere un composto omogeneo.

Letto, fatto e gustato, sostituendo soltanto l'olio di girasole con quello extra vergine d'oliva, più gradito in casa nostra, e un "latte" di soia e riso col quale vado d'accordo, omogeneizzando il tutto con un semplice minipimer nel suo bicchierone alto.
Ovviamente,si può insaporire con quello che si vuole, (erbette tritate, spezie, meglio se bollite due minuti nel "latte") e usare come si preferisce.
Ovviamente la qualità e il sapore di partenza del tofu contano parecchio.
Fondamentale, per questa ricetta come per molte di  quelle che prevedono tofu, la precottura in modo da renderlo più digeribile. Per altre ricette sarà vantaggioso anche pressarlo e farlo marinare ma di questo preferisco parlare in un post specifico. Oggi, panna casalinga!


Cioccolata ? Naaaa! Crema di lenticchie. Slurp, da rifare !
Kat

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10 gennaio 2010

Quand l'or a du punch

in italiano a fondo pagina

Hors concours car l'idée n'est pas de nous mais mérite à notre avis de passer les frontières, encore quelques gouttes d'or dans l'assiette du jeu proposé par Dada et Mariluna.


En italien, on l'appelle "la sferzata", le coup de fouet. Ce n'est pas vraiment une recette, plutôt un simple mais très savoureux truc de cuistot, un de ces petits riens qui soulignent à merveille la rustique complexité d'un minestrone ou, mieux, d'une pasta e fagioli (même famille que le minestrone mais avec plus de pâtes et beaucoup de haricots "borlotti"). La sferzata, malgré son nom, a bon caractère. Elle ne rechignera pas à donner du punch à un risotto au potiron, un velouté de légumes et tout ce à quoi vos papilles jugeront bon de la marier.
Le temps de remercier Christian, le cuisinier- un vrai de vrai, lui- qui nous a révélé le secret et nous allons mettre dans une petite poêle, sur feu doux... trois ingrédients:
- huile d'olive extra vierge
- une ou plusieurs gousses d'ail dégermées
- une ou plusieurs branches de romarin, frais si possible
dans des proportions qui dépendent du nombre de portions à assaisonner.
Eteignez avant que l'ail ne dore trop et laissez infuser. Ça embaume et ça donne faim, très faim! Juste avant de servir le met que vous voulez relever, réchauffez l'huile parfumée, versez dans la casserole en filtrant pour retenir l'ail et le romarin, tournez, c'est prêt. Et ça change tout!

P.S.: Lors des "sagre paesane", les fêtes de village, ou pendant le carnaval, c'est des litres de "sferzata" que l'on ajoute dans l'énorme chaudron où finit de bouilloter le minestrone ou la pasta e fagioli dont chacun (touristes compris ;-) viendra réclamer une assiette. Ou deux!


In riassunto:
Fuori concorso perché l'idea non è nostra ma ci sembrava doveroso farle valicare le frontiere, proponiamo sul versante francese del contest l'oro nel piatto di Dada e Mariluna (che scade oggi) il prezioso trucco della sferzata da aggiungere alla pasta e fagioli o al minestrone o a ... fate voi. Da quando l'abbiamo scoperta grazie a Chefblog, non ci ha più lasciati. Già che c'eravamo, abbiamo ricordato che nei minestroni di carnevale e delle sagre paesane la sferzata si aggiunge a litri!

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24 novembre 2009

La Salsa Cherboroise - Meme burlone


L'antefatto qui tra i commenti a una fantastica fettunta di Gaia/Profumo di mamma:

Blogger La Gaia Celiaca ha detto...

ma com'è la fettunta con l'olio nuovo piccante al punto giusto? 'na squisitezza!

bel piatto cara omonima, e concordo, questa sì che è classe. se la mangiamo leccandoci i baffi, la fettunta, dobbiamo anche postarla.
mica si può vivere solo di sformatino di panpanocchie con dadolata di verdure dell'orto su un velo di salsa cherboroise.... epperfortuna!

16 novembre 2009 21.56

Blogger La Gaia Celiaca ha detto...

p.s. giuro che se arriva qualcuno che posta la ricetta della salsa cherboroise, mi ritiro in buon ordine :-)

16 novembre 2009 21.57

LaGaia ci ha inconsapevolmente lanciato una sfida. E noi, come sempre un po' folli e vagabondi nonché animati da una forma generazionale di divino scontento, l'abbiamo raccolta.
Diamo qui inizio alla cerca. Dovesse mai esistere una salsa cherboroise la troveremo e se non esiste la inventeremo e, chissà, altri insieme a noi, ognuno la sua, rustica o raffinata o rusticamente raffinata, semplicissima o di vertiginosa complessità, per condire o accompagnare la pasta o le verdure, il pesce lesso o frittelle di Pera Madernassa, il formaggio o il pandoro, passata o - come si usa in Sud e Centro America - a dadini, non ci sono limiti purché sia di comprovata bontà.
Come provarne la bontà? Autocertificando che la salsa cherboroise da voi elaborata e proposta
è stata da voi (e magari da altri due o tre ;-) assaporata.

Voilà! Se vi va di farne un gioco, iniziate a rimestare! Siccome non c'è nulla da vincere né nulla da promuovere non c'è data limite per pubblicare, solo l'invito ad avvisare.

P.S. : per ringraziare Gaia della sana risata che ci ha procurato quel suo commento, noi cercheremo di elaborare una Cherboroise gluten-free. Ecco, volendo mettere un'unica regola a questo gioco potrebbe essere quella, in modo che le possa assaggiare tutte.

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13 luglio 2009

Dressing greco

Cosa vi abbiamo riportato dalla Grecia ? Un idea semplice semplice e assai gustosa per "vestire" le insalatone di stagione.
In cuor suo, Kat la chiama vinaigrette anche se non prevede aceto. E' che ... per una francese come lei, un "dressing" sarebbe... una cabina armadio. Ma visto che in Grecia usano chiamare le salse per insalata con questo nomignolo anglosassone, eccovi un dressing yogurt, arancia e menta. E olio d'oliva, va da sè.
Da assaggiare almeno una volta per scoprire che il sapore non è per niente strambo ma piacevolmente avvolgente.
Lo yogurt dovrebbe essere quello greco ma andrà benone quello nostrano cremoso (non dolcificato) lasciato sgocciolare in un colino foderato di garza fino a diminuire di due terzi = tre cucchiai di yogurt se ve ne serve uno.
Per condire 3-4 belle porzioni di insalata (verde, mista, ma anche panzanella, asparagi al vapore, indivia belga, spinacino, carote gratuggiate, finocchi, ecc. ecc.):
- un cucchiaio di yogurt greco
- tre cucchiai di succo d'arancia
- due foglie di menta o quattro di mentuccia
- olio evo a piacere
- sale secondo abitudini personali

Mixate il tutto con un frullatore ad immersione fino ad ottenere una bella emulsione e, se avanza, tenete in frigo un paio di giorni. Ma quando mai avanza ...?

Kat e Remy

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