21 novembre 2014

Sesamo da pucciare

Ancora un titolo ruspante, a dir vero anche un po' iconoclasta visto che il nome originale di questa salsina a base di Tahin, aka Salsa Tahina, ovvero sesamo macinato fino a diventare cremoso, sarebbe... Goddess dressing, il condimento della Dea presente in innumerevoli libri e blog di lingua inglese. Chissà dove l'ho incontrato la prima volta? Probabilmente nel Veganomicon di Isa Chandra Moskovitz. Gran bel volume, tra l'altro, basta non farsi prendere dallo sconforto quando non si capiscono i giochi di parole,  troppo newyorkesi per comuni anglofoni d'oltre oceano. Sconforto che si ripropone leggendo tutti i suoi libri così come il suo blog ma presto superato perché questa vegana dall'umorismo sempre acceso è una gran fonte d'ispirazione e una cuoca divina.
Detto ciò, Rémy si rifiuta anche solo di provare a pronunciare Goddess dressing. Non è dato sapere se a causa di  un marcato fastidio per le atmosfere New Age, anche ora che di new non hanno più nulla, o per pura e semplice pigrizia. Siccome quando serve qualcuno che affetti le verdure la prigrizia gli passa, vada per Sesamo da puciare, va!
Per due porzioni abbondanti di salsina servono :
- 3 cucchiai di Salsa Tahina (ormai reperibile in molti supermercati nel reparto prodotti etnici)*
- 2 cucchiai di olio(noi Colza, per cambiare)
- 1 cucchiaio di Aceto di Mele
- 1 cucchiaino di sciroppo d'Agave o di zucchero (o di niente, se preferite)
- 1 puntina d'aglio spremuto (facoltativo anche questo ma ci sta da Dea)
- 1 cucchiaio di Salsa di Soia o, meglio, un cucchiaino di Miso **
- sale, ma solo dopo aver assaggiato, soprattutto se avete usato il Miso
- acqua, se il risultato fosse troppo denso.

* il Tahin Bio, anche se ben rimescolato,  si presenta sovente molto più compatto della Tahina mediorientale quindi se usate il primo direi di metterne solo 2 cucchiai + 1 di acqua.
** Se vi riesce di trovare il Miso chiaro, che è giallino e piuttosto dolce, direi di non aggiungere ne agave ne zucchero.

Si mette tutto nel mixer e in un minuto è bello emulsionato. 
Vada per un pinzimonio di metà autunno (ultimi peperoni e sedano delle ceste del Mercato di Viale della Pace ad Aosta, carote e barbabietole di Chioggia dal nostro orto)  mentre con i carciofi a venire non ce lo vedo.
Noi a volte lo usiamo, in versione meno densa (meno tahin, più olio e/o acqua) al posto della veganaise (maionese senza uovo)  nelle insalate di cavolo e nelle insalate di radici grattugiate.
Piace parecchio!
Kat

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14 novembre 2014

Sembra pongo ma non è...

La consistenza è quella, il colore è poco attraente  ma è buono e si mangia.
Ebbene sì, dopo i Lupini di grattugia ho voluto provare a fare Lupini da spalmare ottenendo una "cosa" (l'amico capraio mi ha proibito di chiamarlo formaggio e io all'amicizia ci tengo) dal sapore decisamente formaggioso.   
Ho scolato dalla salamoia 250 g di lupini (una bustina), li ho sbucciati, lavati più volte per eliminare un po' di sale e li ho messi nel mixer con 2 cucchiai di lievito  alimentare in fiocchi o in scaglie.
Leggere qui per non rischiare di fare confusione tra lievito alimentare e lievito del panettiere visto che quest'ultimo così com'è non è commestibile.
Ho mixato un po' quindi ho aggiunto 2 cucchiai (circa 20 g) di burro di anacardi e ho continuato a passare (facendo delle pause quando il mixer scaldava) finché non è stato liscio e omogeneo.
Niente sale, basta e avanza quello dei lupini. Tutto qua.

 Se lasciato in frigo si rassoda ma non abbastanza da poterlo grattugiare. In compenso, dentro un panino o più semplicemente su una tartina è davvero gradevole. Chissà che non aiuti l'amica vegetariana che vorrebbe tanto diventare vegana ma al formaggio non riesce a rinunciare. La capisco, oh se la capisco! Quando si ha la scelta può essere davvero difficile.
A dir vero devo andarci piano anche con i lupini, per via del sale. Fateci attenzione anche voi se avete la pressione alta.
Siccome il burro di anacardi, sempre che vi riesca di trovarlo, in Italia costa un botto, potreste provare a farlo a casa.
Potreste anche aver voglia di appallottolare questo "pongo", ritrovando il gusto delle palline di formaggio da aperitivo. Sesamo bianco e/o nero, erba cipollina, semi di papavero, paprika, fate voi.

Piaciuto molto!
Ci soddisfa meno la prova di gratinatura. Sotto il grill si secca e fa una crosticina croccante tutt'altro che cattiva ma la "formaggiosità" si perde e il sapore complessivo della zuppa ne risente.
Non ci siamo ancora.


Kat

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13 novembre 2014

Crema Passepartout vegana

Contrariamente ai messaggi che ci arrivano da molti esercizi commerciali già dai primi di novembre,  Natale NON è alle porte, non ancora. Però... quando si tratta di cucina e in particolare di pasticceria, ci sono scommesse che richiedono tempo. Michele sta tentando di realizzare una versione 100% vegetale della Torta Wolfi o perlomeno dei bicchierini che ne riprendano il sapore. E io collaboro volentieri proponendogli come base  la Nuvola al cacao, con l'aggiunta di pistacchi nell'impasto,  e questo esperimento di crema. Trattandosi di un primo tentativo, ho puntato al risparmio e usato le mandorle al posto dei pistacchi ma il risultato è piaciuto parecchio. Sì sì, anche a Remy.

Servono :
- 250 ml  (+ un goccio) di latte vegetale, magari di mandorle, il tipo senza zucchero ne' aromi*
- 4 cucchiai di zucchero scuro (magari Mascobado o Dulcita, per l'aroma)
- 30 g di farina di mandorle
- 20 g di fecola di mais
- bacello o estratto naturale di vaniglia
- un cucchiaio di burro di mandorle

* Per questa prima prova ho usato latte di riso alla nocciola. Sapore delizioso ma non tutti lo tollerano bene. E ovviamente faccio parte di questi :-(
 
Procedimento :
Far sobbollire il latte con lo zucchero e il bacello di vaniglia. Mescolare in una ciotola la farina di mandorle e la fecola. Diluirle a freddo con un goccio di latte. Volendo usare l'estratto di vaniglia anziché il baccello, questo è il momento giusto per aggiungerlo. Versare nella ciotola, poco per volta e girando senza sosta, il "latte" bollente quindi trasferire il tutto nella pentola del latte e cuocere su fuoco dolce, sempre girando, finché non si addensa. Così come recitano le confezioni di fecola di mais, basterà un minuto di lieve ebollizione. Meglio due, va.
A fuoco ormai spento, si aggiunge il burro di mandorle, si mescola bene e si lascia intiepidire il tutto.
Dopo aver tolto l'eventuale bacello di vaniglia, si  mixa col minipimer per aerare e lisciare la crema.
Una volta fredda, ha una consistenza a metà fra la crema inglese e la crema pasticcera.
Volendola usare a mo' di crema inglese, basteranno 10 g di fecola.
Diversamente dalla vera crema pasticcera, tende meno a fare la pelle. Meglio però non dimenticarsi  di coprirla con pellicola o, trucco da professionisti, un soffio di zucchero a velo.   
Piaciuta!  Michele tocca a te.
Kat    
  

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05 novembre 2014

Lupini da grattugia

Conoscevo i lupini da passeggio (introvabili ad Aosta ma sgranocchiati per strada a Roma) ma non ancora quelli da grattugia. Finché non ho letto con più attenzione il capitolo dedicato ai "formaggi" vegetali di Végan, un preziosissimo volume (in francese) di Marie Laforêt.
Una bella scoperta che combina sapore formaggioso e proteine vegetali in quantità, perfetto per insaporire e complementare un qualsiasi cereale. Questo primo esperimento è finito "in coppa" a una polenta di mais Sponcio (prodotto di nicchia delle Dolomiti Bellunesi)  così buona che ci ha persino commossi.

Seguendo quasi fedelmente la ricetta di Marie, per un panetto da 4 porzioni ho usato :
- una busta da 250 g di lupini in salamoia (100 g sgocciolati e svestiti)*
- 30 g di olio di cocco biologico inodore **
- 3 cucchiai di scaglie di lievito di birra maltato
- 1 cucchiaio di olio e.v.o

*   Reperibili in qualsiasi supermercato, soprattutto in questa stagione, di solito vicino alle olive.
** Ci serve la sua capacità di solidificarsi, non il sapore che in questo caso può risultare troppo esotico e presente. Al momento il mio preferito è il Burro di Cocco bio Naturata.

Almeno un paio d'ore prima di usare questo "formaggio" da grattugia 100% vegetale,  si inizierà sbucciando  i lupini. Siccome la prudenza non è mai troppa e   non mangiarne la metà nel mentre è parecchio difficile, suggerisco di procurarsi 2 bustine di lupini. Qui le ho pagate 99 cents l'una. Una volta svestiti, i lupini vanno lavati per dissalarli un po'. Ora basterà mettere il tutto in un mixer, meglio il tipo con la lama a S, e passare fino ad ottenere una grana fine fine. Meglio fermarsi un paio di volte e lasciar riposare l'apparecchio prima ancora che accenni a scaldarsi.
Nella lista degli ingredienti, Marie prevede anche un po' di sale fino. Secondo me, anche se ben sciacquati, i lupini in salamoia sono già abbastanza saporiti di loro.
Il puré ottenuto va versato e ben pressato in una formina unta d'olio e messo in frigo, coperto perché non secchi in superficie, almeno un ora prima di fargli incontrare la raspa.

Quanto si conserva? Forse sono esageratamente prudente ma non andrei oltre i 4-5 giorni, sempre in frigo e ben coperto.Immagino non sia necessario raccomandare le stesse norme igieniche, mani e attrezzi pulitissimi, di quando si preparano prodotti lattiero caseari.
Forse siamo esageratamente golosi ma, a noi sembra che questa dose basti solo per 3 porzioni...


Piaciuto ! Fin troppo.
Kat

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02 novembre 2014

Soupe à l'oignon 100% vegetale

Saranno le dimensioni della cipolla (proveniente dai campi degli amici  Genuinus)  saranno i primi freddi, ho finalmente trovato l'ispirazione per provare a fare una zuppa di cipolle gratinata vegana.
Volendo (e potendo) quella doc, o comunque una più "classica", da noi CdC la trovate qui.
La versione senza gruviera però era una bella scommessa. Sì, la faccia è un po' stramba, colpa del "formaggio" vegetale che, va detto subito, di fondere e filare  non si sogna neppure lontanamente, ma è venuta così buona che ve la racconto senza esitazione.
Per raccontarvela, devo iniziare per forza dal "formaggio" perché è meglio prepararlo in anticipo, magari un giorno prima o almeno qualche ora.
Per questo primo tentativo (non sarà di sicuro l'ultimo) mi sono ispirata a due ricette, una di Grazia Cacciola dal suo Formaggi Veg , l'altra di Marie Laforêt dal suo tomone Végan.
Ho messo a mollo in acqua fredda  per un paio d'ore 150 g di anacardi (aka noci di cajou)  nature cioè né tostati né salati quindi li ho scolati  con cura e mixati con 3 cucchiai di lievito maltato in scaglie (Rapunzel), 3 di olio e.v.o., un cucchiaino di senape di Digione e un cucchiaino di sale e lasciati in attesa.
Prima di proseguire, ho unto la teglietta nella quale versare il preparato finale. Per via dell'agar agar, si  rapprende molto in fretta, conviene quindi avere tutto pronto. 
In un pentolino ho stemperato 6 cucchiaini di agar agar in polvere e (facoltativo) un cucchiaino di miso in 200 ml di latte di soja (quello nature, senza zucchero né aroma, ma se preferite andrà bene anche la stessa quantità di acqua) e l'ho rimestato senza sosta su fiamma bassissima per 5 minuti allontanando il pentolino dal fuoco quando accennava a bollire.
E' il momento di assaggiare e regolare di sale, soprattutto se non avete usato il miso. Sarà anche vegetale ma per garantirgli una adeguata formaggiosità va salato quanto basta.
Prima che iniziasse a gelificare ho versato il tutto nel mixer dove erano in attesa gli anacardi conditi e frullato finché non è stato bello liscio quindi... ho messo in forma il mio primo formaggino veg.
Appena freddo va messo in frigo, coperto con pellicola. Assaggiato su una fettina di pane nero, ci è piaciuto subito. Per panini o tartine va benone. Restava però da vedere come si sarebbe comportato sotto il grill. Restava soprattutto da preparare brodo e cipolle, pardon, cipolla.
Per il brodo ho optato per una soluzione di semi-pigrizia, un buon brodo vegetale granulare bio con l'aggiunta di tre cucchiai di lenticchie rosa, due chiodi di garofano, una bella foglia d'alloro e qualche fungo secco chiusi in un fagottino. A mio avviso, il fagottino più comodo  si ottienne con un filtro da té di carta. Conviene solo ricordarsi di legarlo il più in alto possibile per lasciare spazio alla crescita delle lenticchie. Per due porzioni ho usato 600 ml d'acqua.
La cipolla, che da vestita pesava 6 etti e qualcosa, è stata sbucciata e tagliata fine fine dall'affettatore di fiducia quindi fatta stufare piano piano con qualche cucchiaio d'olio e la solita mela a tocchi. Dopo varie prove posso dire che quella che regge meglio la cottura e fa davvero bene il suo lavoro di smorzacipolla senza disfarsi troppo in fretta è la Jonagold.
Questo è l'unico momento in cui stare all'erta e girare sovente seppur delicatamente.
Al primo accenno di spappolamento della mela, l'ho tolta dalla pentola e ho aggiunto un cucchiaio di farina rimestando con cura. Restava solo da versare il brodo e  lasciar sobbollire un oretta. L'ideale sarebbe che la cipolla si disfasse completamente. Prima di versare nelle pirofile da forno, togliete il fagottino aromatico e , se necessario, aggiustate di sale.
Se la zuppa è bollente, non servirà accendere il forno ma solo il grill.
Ho coperto la zuppa con sottili fette di pane leggermente tostato. Meglio integrale il pane, sia per il sapore sia per la capacità di assorbire i liquidi senza spappolarsi.
Ho affettato il "formaggio" e l'ho adagiato sopra il pane.Dopo soli 4 minuti sotto il grill, aveva  già questo colore : 
Inutile insistere, non fonderà. E' morbido e saporito e accetta docilmente di colorarsi ma di fondere non se ne parla. Il sapore di questa zuppa però merita davvero. Anche a detta dell'affettatore di fiducia, che vegano lo è più per compassione nei confronti miei che nei confronti dei quadrupedi.
In riassunto, piaciuto. Molto !
Kat

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18 agosto 2014

La ratatouille di Remy...

No, non quella del ratto del cartone animato (film di animazione si dice adesso), la mia...
No, non proprio la mia. Quella di Kat da me interpretata (si legga "rubata")

 Procediamo con ordine, si fa per dire:
Qualche tempo fa il frigo versava. Non che sia una novità ma eravamo proprio con la verdura alla gola.
-Facciamo la ratarouille, propone Kat
Io, ingaggiato come aiutocuoco, ho tagliuzzato le verdure e sorvegliato le pentole e ...rubato la ricetta.
L'altro ieri, mi crescevano 2 ore buche nel ritmo frenetico della vita da pensionato e...
-Quasi quasi faccio una ratatouille...
Proposta approvata con entusiamo dalla regia che in quel momento  non mi voleva tra i piedi e...

Ingredienti per una ratatouille (4-6 belle porzioni ):
-2 melanzane nere lunghe e sottili di grandezza medio piccola
-3 zucchine chiare medie
-5 cipolle grandi come un'albicocca (3 viola, 1 bianca e 1 dorata)
-3 pomodori stramaturi da usare in fretta
-1 peperone e mezzo
-3 spicchi d'aglio di montagna
-3 foglie di alloro
-15 foglie di basilico (ma forse erano 12 o 18?)
- sale e olio e.v.o. qu.bi.

Ovviamente prima di qualunque altra operazione ho lavato le verdure quindi non lo specificherò ogni volta.
Per prima cosa ho messo l'aglio, schiacciato con la lama del coltello per facilitarne la sbucciatura, in un capace tegame di acciaio inossidabile (odio le pentole antiaderenti) con due cucchiai di olio, ovviamente e.v.o e non lo ripeterò più ;-)
Poi ho tagliato le melanzane a cubetti di 12 mm di lato ...circa, e le ho messe in un colapasta e abbondantemente cosparse di sale.
A questo punto ho tagliato la cipolla grossolanamente,  a pezzi grandi più o meno come quelli delle melanzane, e le ho messe nel tegame accendendo il fuoco più piccolo che avevo a disposizione (quello centrale dei 2 fuochi concentrici).
Ho tagliato a cubetti anche le zucchine, sempre stessa taglia.
Ho sbucciato i peperoni a freddo con il pelapomodori e li ho tagliati a pezzetti ed ho chiamato Kat in soccorso a pelare i pomodori a freddo, sempre con il pelapomodori. (in realtà si è offerta lei ma veniva meglio "ho chiamato Kat")
Quando la cipolla ha cominciato quasi a caramellarsi, ho spostato la casseruola su un fuoco medio alzando la fiamma e ho aggiunto i peperoni e, quando questi si sono asciugati, anche il pomodoro tagliato a pezzettoni e le foglie di alloro abbassando il fuoco dopo un paio di minuti.
A questo punto ho finalmente cominciato a friggere in pochissimo olio (un cucchiaio abbondante) e sempre in una padella di acciaio inossidabile, le zucchine che ho lasciato al dente e messe ad aspettarmi in una ciotola.
Dopo le zucchine e sempre nella stessa padella ho fritto (rosolato, cotto?) le melanzane che Kat aveva sciacquato e strizzato.
Cotte le melanzane, il pomodoro era pronto cioè non aveva più acqua. Ho aggiunto melanzane prima e zucchine poi a fuoco un po' più sostenuto.
Ho lasciato cuocere 5 minuti, ho aggiustato di sale e aggiunto il basilico spezzettato a mano.
Un minuto dopo ho coperto e spento e sono andato a bagnare l'orto.
Al ritorno la ratatouille era tiepida come piace a noi e l'abbiamo mangiata con una focaccia delle nostre. Piaciuta !
Remy

Piaciuta davvero tanto. Sarà per l'inarrivabile regolarità dei cubetti di verdura che riesce a produrre, sarà perché l'uomo usa una quantità di olio decisamente superiore a quella che metto io in padella, sarà perché quando rosola una verdura lui rosola una verdura e non si allontana un secondo a fare altro e ottiene cotture perfette, è deciso, d'ora in poi, la ratatouille tocca a lui. Decisamente.
Kat

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20 luglio 2014

Cose da giornate di pioggia

ovvero Trenette di fagiolini... con la partecipazione straordinaria di un bean slicer da 4 soldi.

Prima però, un accenno all'altro avvenimento marcante della giornata. La pioggia ha convinto la gatta n.3 - che dorme in casa da un mesetto soltanto e chiede, abbastanza freneticamente, di uscire appena fatto colazione - che si poteva stare in poltrona anche di mattina.

Dimenticavo, l'abbiamo poi chiamata Fichon,  termine infantile per Chiffon. Perché, con tutto l'affetto e il dovuto rispetto, anche ora che ha un bel pelo sano assomiglia parecchio a uno straccio da officina, soprattutto quando si abbandona in qualche angolo della stanza.
Tornando alle Trenette di Fagiolini... La giornata uggiosa si prestava ad una "meditazione", di quelle un po' spinte, ecco.  Così ho tirato fuori l'affetta fagiolini, aggeggio demenziale acquistato in uno dei miei tanti momenti di debolezza e mai usato fin'ora, per scoprire che funziona  e consente di "dare un taglio" diverso a una verdura che mi stavo stufando di mangiare in insalata e mi è venuto voglia di alternare agli spaghetti di zucchina, questa volta in versione calda.

Ovviamento ci va un po' di tempo e i fagiolini devono essere belli sodi perché sia più facile spingerli  attraverso la trafila. In riassunto, ho affettato due grosse manciate di fagiolini dell'orto, di quelli un po' cresciuti (col maltempo, è facile che "scappino"), già mondati e lavati, poi ho pelato e cubetatto due piccole patate. Ho buttato il tutto in acqua bollente salata  per una decina di minuti, il tempo che le patate risultino fondenti e i filetti di fagiolini al dente. 

Li ho messi belli caldi nelle fondine e conditi con un pesto un po' liquido.Vegano il pesto, ma ognuno farà come crede, può o deve.
Con le Trenette al pesto e fagiolini avrei usato patate un po' farinose. Mi piace che disfandosi leghino il sugo della pasta. Con quelle di fagiolini ho preferito patate rosse da insalata che rimangono più sode.
Piaciuto! Da rifare anche quando non piove.  Magari con un coulis di peperone.
Kat

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11 maggio 2014

Cake mediterraneo vegano

C'era una volta una ricetta deliziosa, di quelle incontrate in un libro di cucina, provate, adottate e felicemente divulgate ai quattro venti. Poi venne il consiglio di non frequentare più alimenti di origine animale e la scelta di seguirlo.
La versione vegana ha richiesto un po' di prove ma questa volta mi sa che ci siamo e ve la posso raccontare, anche perché le amichette del buffet di ieri sera premono ;-)
A chi può e/o sceglie di mangiare di tutto suggerisco di provarle entrambe, magari con uova di galline libere che è meglio sia per le galline che per chi ne consuma le uova.

Per un cake formato standard ( 12x22, o giù di lì) servono :
- 210 g di farina bigia (io Farro ma andrà bene un frumento T80)
- 1 cucchiaio di semi di lino macinati (anche nel macina caffé, purché macinati) *
- 80-100 g di pinoli (o noci o mandorle spezzettate o semi di zucca, secondo gusti e disponibilità)
- 1/2 cucchiaino di sale (o un cucchiaino di brodo vegetale granulare, io Alce nero senza lievito)
- 1/2 cucchiaino di bicarbonato**
- 240 ml di latte di soja ***
- 1 cucchiaio di aceto di mele o succo di limone
- 80 g d'olio e.v.o.
- 2 cucchiai di paté di olive (non stracolmi sennò rischiate un retrogusto amaro)****
- basilico fresco a piacere o 3 cucchiaini di basilico secco e/o uno di origano o santoreggia
- Pomodori secchi sott'olio, una decina di falde
- capperi sott'aceto, tre cucchiai

*Si può farne a meno, però, in assenza di uova, aiutano a legare l'impasto pur non lasciando sapore.
** Se moltiplicate le dosi, non andate oltre un cucchiaino di bicarbonato. Non è necessario e rischia invece di produrre un orrendo sapore tra il pescioso e il saponoso.
*** Il latte di soja cagliato si può sostituire con la stessa quantità di yogurt vaccino fluido. A quel punto l'aceto non serve più. Ci pensa l'acidità dello yogurt a far reagire il bicarbonato.
**** E' quanto ho trovato di meglio per sopperire all'assenza di parmigiano ma viene buono anche senza o, se preferite, con olive tritate grossolanamente. In tal caso però, servono altri 20 g d'olio.

Accendete il forno su 180°.
Foderate la forma prescelta con carta forno. Per rendere più duttile la carta, basta appallottolarla poi lisciala con la mano, magari lievemente unta, così fate due cose in un gesto solo. Conviene preparare la teglia in anticipo perché gli impasti con solo bicarbonato e aceto non aspettano volentieri.
Misurate il latte di soja, aggiungete l'aceto e lasciate addensare.
Mettete i pomodori a sgocciolare su un piatto su un triplo strato di carta cucina e premete con altra carta per assorbire l'olio quindi tagliateli a tocchetti.
Sciacquate i capperi e strizzateli bene. Se preferite quelli sotto sale, sciacquateli meglio ancora e valutate se togliere il sale dalla lista degli ingredienti.
Mescolate, magari nell'impastatrice, la farina, il sale, i semi di lino, i pinoli (o affini), il bicarbonato e il basilico e altre erbette se secchi.
Incorporate prima il latte cagliato, poi olio e paté di olive e per finire pomodori, capperi e basilico spezzettato, se fresco.
Se usate un robot a lama anziché l'impastatrice, aggiungete pomodori e capperi all'ultimo e magari anche i pinoli,  possibilmente a mano, in modo da non sminuzzarli troppo.
Versate nella forma e infornate per 35 minuti, meglio se con forno ventilato.
Fate la prova stecchino e lasciate raffreddare su una griglia. E' migliore dopo qualche ora.

Siccome un po' si sbriciola, per un buffet sarà più gestibile se presentato a cubotti anziché a fette. Basterà versare l'impasto in una teglia grande, ottenendo quindi uno stato più sottile, da cuocersi eventualmente meno a lungo.
Una volta ben freddo, tagliatelo con un coltello da pane e sistemate i cubotti su un vassoio .
Piaciuto !
Kat

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03 maggio 2014

Vermicelli di riso orientaleggianti

Un'altra della serie "per quando mi piglia la voglia di cinese ma per un motivo o per l'altro non si può" :)



Ingredienti:
vermicelli di riso cinesi
cipolla
carota
zucchina
peperone
zenzero fresco (o in polvere)
olio evo
salsa di soia
succo di limone
semi di sesamo
sale

Fin qui gli ingredienti di base, ora gli altri, che metto (tutti o solo alcuni) secondo la disponibilità e il gusto dei commensali:
cavolo cappuccio
funghi champignons
erba cipollina
porro
coriandolo fresco
pomodorini freschi

Utensili indispensabili:
Aggeggino per trafilare le verdure (vedi qui)
Wok, o padellona capace e che si scaldi bene in modo uniforme


Iniziamo.
Mettere a scaldare nella padella un paio di cucchiai di olio con un pizzico di semi di sesamo. Spegnere e lasciar riposare, così che il sesamo insaporisca l'olio.
Trafilare con l'aggeggino zucchina e carota, affettare sottilmente tutto il resto, tranne l'erba cipollina che rimarrà intera e i pomodorini che andranno tagliati a spicchi.
Scaldare un po' d'acqua e versarla sopra i vermicelli di riso (non vanno lessati, devono stare alcuni minuti in ammollo e basta).
Riprendere la padella e quando il sesamo inizia a scoppiettare versare le verdure e farle saltare rapidamente, con un pizzichino-ino di sale e qualche goccia di succo di limone. Se le verdure sono tante, farne poche alla volta in modo che non si lessino, mettendole via via da parte in un piatto.
Finito con le verdure, scolare i vermicelli e farli asciugare bene nella padellona, con ancora un goccio d'olio e un pizzico di sesamo e salsa di soia quanta ne volete.
Unire le verdure saltate, lo zenzero, i pomodorini a spicchi, dare un'ultima mescolata a fuoco vivo e ... gnam!

(Se vi piace -a me tanto- un po' di wasabi ci sta a meraviglia!)

Patt


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26 aprile 2014

Amate ortiche

Ebbene sì, amiamo le ortiche. Le amiamo al punto da averne un cespuglietto in un angolo dell'orto, tanto coccolato quanto sfruttato. Coccolato perché gode dello stesso trattamento delle altre verdure, sfruttato perché viene cimato ogni volta che tenta di superare i venti centimetri di altezza. Così abbiamo sempre, fresche o in congelatore, cime tenere raccolte prima che diventino amare. Vero è che abbiamo selezionato la varietà piccola, urtica urens o ortica minore, più facile da tenere a bada ma altrettanto saporita di quella grande.
Amiamo le ortiche da prima che diventasse figo buttarle in padella ;-) Solo che ora, quando ne facciamo un sugo per la pasta, non aggiungiamo formaggio. La versione vegana ci è sembrata così buona (e facile) che ve la raccontiamo.
Per due persone servono :
- un paio di guanti di gomma per raccogliere le ortiche e metterle sotto l'acqua.
- un paio di manciate di cime di ortiche
- un cipollotto
- mezzo spicchio d'aglio, fresco in stagione
- una punta di cucchiaino di curcuma
- due o tre cucchiai di pinoli
- olio e.v.o
- sale alle erbe

Buttate il cipollotto, lavato e affettato (anche la parte più tenera delle foglie verdi), e mezzo spicchio d'aglio in padella con un cucchiaio d'olio e lasciateli ammorbidire su fuoco basso. Intanto lavate le ortiche private di eventuali gambi. Una volta bagnate non dovrebbero pungere più. Tagliatele alle bene meglio senza strizzarle e aggiungetele in padella. Se necessario aggiungete un goccio d'acqua calda e lasciate cuocere piano per qualche minuto. Nel frattempo, tostate leggermente i pinoli. Per non bruciarli, basta metterli su fuoco basso in padella asciutta partendo da freddo e... tenerli d'occhio. Visto il costo dei pinoli...
Quando i pinoli sono pronti mettetene da parte una cucchiaiata. Frullate il resto con le verdure della padella, un altro paio di cucchiai d'olio e sale quanto vi aggrada. Se il pesto ottenuto è denso converrà allungarlo con un po' d'acqua. Versatelo nuovamente in padella ma accendete il fuoco per scaldarlo solo quando state per scolare la pasta, in modo da non cuocerlo più.
Versate in padella anche la pasta scolata, fate saltare mezzo minuto, servite cosparso con i pinoli tenuti da parte.
Piaciuto!
Kat

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22 marzo 2014

Vegan pancakes facili e veloci

Pancakes =  frittelle/crepes grandi come il palmo di una mano. Proprio grazie alle piccole dimensioni sono decisamente più facili da cuocere e girare di quelle grandi ma altrettanto facili da gustare. Siccome in padella ne stanno  3 o 4 per volta, sono anche più  veloci da fare.

Però, se l'impasto non ha le giuste proporzioni o se non ha riposato almeno 10 minuti, meglio 15-20,  è facile che si sfaldino o si spatascino o, peggio, impieghino ere geologiche a cuocere o non vogliano proprio saperne di cuocere.  Fare esperimenti con le pastelle, vegane o meno, può essere abbastanza snervante, tant'è che non sperimento MAI  a colazione sennò il nervoso sconfina nella frustrazione e finisce che mangio  qualsiasi cosa e magari proprio quelle infrequentabili.  E invece crèpes e pancakes sono alleate preziose per chi ama cucinare ma non può (o ha scelto di non) mangiare di tutto. Quelle che vi racconto oggi, pur contenendo un po' di mela, cruda questa volta, si prestano ad abbinamenti salati. Pensavo fossero solo una versione rapida delle mie "Pancakes per l'inverno", invece sono  decisamente migliori! E cuociono in un batter d'occhio. Valeva la pena sperimentare ancora ;-)

Per una decina di frittelle ho messo nel mixer :
- 250 ml di latte di soja (o altro latte vegetale preferito o acqua più un cucchiaino d'olio)
- il succo di mezzo limone
- una piccola  mela cruda (circa 75 g una volta pelata e privata del  torsolo)   
e ho frullato bene.
Ho  aggiunto :
- 100 g di fiocchi d'avena macinati fini  (3 o 4 cucchiai per volta nel macinacaffé o nel  frullatore ben asciutto)
- 20 g di fecola di mais
- 1/2 cucchiaino di sale
- 1/2 cucchiaino di bicarbonato setacciato (non aumentate la dose, basta e avanza)
e ho lasciato riposare 15 minuti buoni. Alcune pastelle non richiedono riposo però la resa è sempre migliore quando i liquidi hanno il tempo di intridere bene la farina. In questo caso il riposo è proprio necessario. A riposo completato, se la pastella risultasse molto densa converrà aggiungere altri 50 ml di latte di soja o d'acqua e dare un ulteriore frullata.
*Mela e fecola fanno le veci delle uova mentre il limone serve a far reagire il bicarbonato.
*Se si vuole o deve evitare il glutine, oltre a procurarsi ingredienti garantiti glutenfree,possono sostituire i fiocchi d'avena con 120 g di farina di Quinoa, magari integrale. Proprio con quella sono fatte le pancakes qui fotografate. Però, va detto che la quinoa conferisce una nota amarognola che, seppur lievissima, piacerà di più agli adulti che ai bambini.
*Se usate i fiocchi d'avena ricordatevi di macinarli per prima cosa, così da non trovarvi, come capita spesso a me, con il mixer già pieno di latte e i fiocchi ancora interi.

Dopo il tempo di riposo, ho scaldato una padella senza bordi a fondo spesso (nei negozi Bialetti di un qualsiasi outlet le troverete a prezzi imbattibili), l'ho strofinata velocemente con un foglio di carta cucina unto d'olio e  ho gettato sopra una goccia di pastella per verificare la temperatura. Deve rapprendersi subito. In compenso se si scurisce pressoché istantaneamente, la padella è troppo calda e scotterà il primo lato delle frittelle prima che sia ora di capovolgerle.
Ho versato tre mestolini di pastella in tre mucchietti distinti e ben distanziati.
Se le dosi e i tempi di riposo sono stati rispettati, la pastella si allarga da sola a formare frittelle di 8-10 cm di diametro spesse mezzo cm.
Dopo un paio di minuti,le ho girate con una spatola e lasciate cuocere sull'altro lato.

Per tenerle in caldo basta impilarle su un piatto posato su una pentola d'acqua bollente e coprire con un recipiente (per esempio un insalatiera di metallo, alta ma leggera quindi facile da mettere e togliere). Altro giro di straccetto unto, altro giro di pancakes fino a finire la pastella.
Piaciute ! Anzi, al momento sono quelle che mi hanno dato le soddisfazioni maggiori sia al palato sia per la libertà di abbinarle con pressoché qualsiasi cosa, dalla confettura di mirtilli al pesto di cavolo nero. Siccome quest'ultimo era finito, abbiamo optato per un hummus con carote e curry, mentre quella che ha fatto da dessert è stata irrorata con sciroppo d'acero.
Kat

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09 marzo 2014

Noodles svuotafrigo


Stasera non avevo proprio voglia di cucinare, ma in frigo c'erano tre zucchine che imploravano pietà.
Quindi? Quindi cosina veloce e sfiziosa!

  • 1 confezione di noodles istantanei
  • 3 zucchine
  • un pezzetto di porro (oppure una cipolla piccola)
  • olio evo
  • zenzero in polvere (o fresco, se l'avete)
  • semi di sesamo
  • curry
  • sale

Ho messo nel padellone saltapasta un pizzico di semi di sesamo e un paio di cucchiai di olio evo. Ho scaldato appena l'olio e spento il gas.
Mentre quei due si scambiavano opinioni e sapori, ho spaghettato le zucchine con l'apposito attrezzo e affettato un pezzetto di porro.
Messo su l'acqua per i noodles e riacceso il gas sotto il padellone, ho iniziato a saltare rapidamente prima il porro da solo poi insieme alle zucchine.
Non devono cuocersi molto, è meglio se rimangono un po' al dente. Ho insaporito con una generosa dose di zenzero in polvere (quello fresco non c'era, mannaggia) e un pizzico di sale.
Nel frattempo l'acqua aveva levato il bollore e ho messo a cuocere i noodles.  3 minuti e ho scolato.
Ho messo un po' d'olio nel pentolino dove avevo cotto i noodles e li ho fatti saltare rapidamente per asciugarli bene. Ci voleva la salsa di soia, ma... esssì: finita anche quella! :(
Infine ho versato i noodles nella padella con le zucchine, aggiunto un cucchiaione di curry e mescolato il tutto, facendo saltare ancora per qualche istante.
Nel piatto e gnam!

Giuro: ho impiegato meno tempo a prepararli e mangiarli che a raccontarli, ma buonibuoni! :)

Patt

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08 febbraio 2014

Amore per sempre

Che, mi si perdoni, anche se il periodo si presterebbe, non è un dolcetto sfizioso per San Valentino ma una torta di mele, che appena ha raggiunto le mie papille si è insediata anche nel mio cuore. Perché, malgrado ingredienti rigorosamente vegani, assomiglia alle torte di mele delle nonna, quelle che più casalinghe non si può, semplici semplici, buone buone.

 Per 6- 8 porzioni (in questo caso una teglia da 22x22) ho usato:
- 210 g di farina di farro semintegrale
- 120 g di zucchero scuro (Dulcita del commercio equosolidale)
- un pizzicone di sale
- 1 cucchiaino raso di bicarbonato (non aumentate la dose, è inutile e darebbe un cattivo sapore)  
- 240 ml di latte di soja
- un cucchiaio di aceto di mele (o altrettanto succo di limone)
- 60 ml d'olio e.v.o., se piace sennò di riso (o altro olio di semi dal sapore neutro)
- 2 cucchiai di "burro" di mandorle*
- un cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
- 5-6 gocce di essenza di mandorle amare o, versione estiva, buccia di limone non trattato e zenzero fresco, grattugiati
- una grossa mela

* se non lo trovate o il prezzo vi sembra proibitivo ( in Italia lo è) mettete altri 20 ml d'olio.

 
Dopo aver acceso il forno regolandolo su 180°, il primo passo consiste nel versare l'aceto di mele  o il limone  nel latte di soja e dargli qualche minuto per rapprendersi. Intendiamoci, rimarrà liquido, la consistenza diventa solo un po' più cremosa.
Se preferite non frequentare la soja ma andate d'accordo con lo yogurt di latte vaccino, penso si possa sostituire questo latte cagliato con altrettanto yogurt molto liquido o allungato con un terzo d'acqua. 
Intanto si mescolano, anzi meglio, si setacciano insieme in una terrina la farina, il sale e il bicarbonato. Quindi si aggiunge lo zucchero e si da ancora una bella rimescolata.
Ora si aggiungono gli ingredienti liquidi (latte cagliato, olio, burro di mandorle e aromi) e si mescola il tutto. Quando è ben amalgamato, resta solo da sbucciare la mela, tagliarla a dadini e infilarli nell'impasto.  Lo si versa nella tortiera, magari foderata di carta forno e si cuoce a 180° per 35-40 minuti.  Una volta fatta la classica prova stecchino, si sforna, si lascia riposare qualche minuto nella teglia quindi si trasferisce su una griglia a raffreddarsi. 

Per San Valentino (ma ogni occasione è buona per sfornare dolci e sbocconcellarli con la persona del cuore) immagino che faremo una variante golosa della Nuvola al cacao. Ho aggiornato la ricetta e devo dire che le varianti meritano.
Ciomp !
Kat

P.S.: se volete sperimentare sul fronte vegano, la proporzione 200 g di farina, 80 g di grassi e 200 ml di liquidi è una base di partenza abbastanza affidabile. 

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04 gennaio 2014

Il primo pane dell'anno

Il primo pane dell'anno nuovo è...un pane in padella. Chi mi conosce bene faticherà parecchio  a crederlo però quest'anno ho deciso di mettere in pratica una massiccia buona risoluzione, di quelle che si applicano a mille dettagli quotidiani, cucina compresa: semplificarmi la vita.
Il pane in padella è una bella soluzione quando sarebbe ora di fare il pane ma ho di meglio da fare, non c'è più pane, no no neppure in congelatore, e ora che si fa?
Comprarlo, noo? No, a casa nostra no. In partenza per il gusto di farlo, poi perché ho dovuto smettere di frequentare il grano.  Nei periodi  in cui devo evitare di frequentare anche il lievito, il pane in padella che vi racconto oggi è l'unico che addento (cialde di saraceno soffiato a parte).
C'è un altro motivo alla ricetta di oggi: l'amica Evelyne, per Natale, ci ha regalato  una farina fantastica, quella di Enkir del Mulino Marino. Mi sa che  Enkir, che in latino fa Triticum monococcum, è il nome figo del farricello. Mah.... In rete, se andate a caccia di ricette lo troverete come Einkorn in inglese e come Engrain o Petit épeautre in francese.
Per i lievitati è deboluccio ma per il pane azzimo è un portento.
Come si fa ? Beh, al massimo posso dirvi come lo faccio io ;-)

Per una dozzina di cialde, di una dozzina di cm di diametro l'una, impasto in una ciotola:
- 280 g di farina di Enkir(o altra farina debole a vostra disposizione come Farro, Kamut o T80)
- mezzo cucchiaino di sale
- 1 cucchiaio di olio (Colza o e.v.o)
- 150 ml d'acqua
- un cucchiaio di semi di nigella o di cumino o di sesamo o di finocchio
(o di niente,se preferite)

Cinque minuti con l'impastatrice, una decina se a mano. Poi si divide l'impasto in palline che si spianano col mattarello sull'asse ben infarinata.
Ora, per cuocerle, serve una padella piana a fondo spesso, la stessa che si usa per le crêpes, o una piastra. Come per le crêpes, dovrà essere ben calda ma non rovente in modo che il primo lato non si bruci prima che sia ora di voltarle.
Un po' della farina usata per stenderle si brucerà comunque. Meglio toglierla tra una padellata e l'altra. Basta inclinare la padella, magari sul lavello, e spingere giù la farina bruciata (che non fa niente bene alla slute) con un pezzo di carta cucina. 

Indicativamente la cottura richiede 3-4 minuti per lato.  Sì, è vero, 8 minuti x 12  non è una cosa rapidissima ma :
0- in realtà sono 8 x 4 perché in padella ne vanno (mediamente) 3 per volta 
1- nulla vieta di fare mezza dose
2- lo si fa quando si vuole e non quando la lievitazione lo richiede
3- In compenso, si può prepare l'impasto in anticipo  e lasciarlo tranquillo sotto un panno umido in qualche posto tiepido (tipo il forno spento ma con la luce accesa) e cuocerlo all'ultimo. In questo caso però, entro una ventina di minuti, si metterà in moto la lievitazione naturale. Chi non tollera i lieviti avrà quindi cura di cuocerlo subito.

Se le tenete sotto un panno spesso che le mantenga calde, queste cialde rimarranno mordide. In compenso, siccome si seccano molto in fretta, se le preparate in anticipo, converrà surgelarle, magari divise con carta forno e sgelarle al momento, anche nel tostapane.
Ciomp!
Kat

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28 dicembre 2013

Una nuvola al cacao

Uno dei vantaggi dei dolci vegani sta nella loro capacità di nascere da dispense ridotte ai minimi storici e senza neppure sfiorare il frigorifero. Questa torta al cacao non richiede neppure  mele cotte o banane stramature, ottimi sostituti delle uova che hanno però il difetto di non essere sempre a portata di mano. E' pur vero che entrambi si possono tenere in congelatore, sì sì anche le banane purché mixate e,possibilmente, messe sotto vuoto ma... oggi facciamo senza. Contenta, Giulia ? ;-) Allora per prima cosa accendi il forno perché questo impasto va infornato subito.

Per una teglia quadrata da  22x22cm  ho mescolato in  una ciotola:
- 180 g di farina di farro bianco (o quella disponibile, purché senza crusca apparente)
- 100 g di zucchero scuro
- 25 g di cacao amaro
- un pizzicone di sale
- un cucchiaino raso di bicarbonato
quindi ho aggiunto :
- 80 ml d'olio ( io e.v.o ma andrà bene anche un olio dal sapore meno marcato, vedi quello di riso)    
- un cucchiaino di estratto di vaniglia
- 100 ml d'acqua
e per finire, un cucchiaio di aceto di mele.*

* Ingrediente indispensabile, serve a far reagire il bicarbonato. Da aggiungere tassativamente per ultimo, quando l'impasto è già amalgamato, perché la reazione è immediata.   

Mescolare bene il tutto. Versare in una forma unta o, meglio, foderata di carta forno.
Infornare a 180° per 30-35 minuti quindi lasciar riposare qualche minuto, togliere dalla teglia e trasferire su una griglia perché si raffreddi.

La ricetta proviene da questo libretto. Ho solo pesato man mano il contenuto delle cups e verificato dosi e tempi di cottura.
Oltre ad essere sofficissima, questa torta si presta bene ad essere glassata. Siccome non è molto dolce ne esageratamente cioccolatosa, oserei una glassa al cioccolato. Unica condizione, aspettare tassativamente che sia ben fredda prima di procedere sennò si beve la glassa. Anzi, se non è ben fredda, è capace a bersi anche lo zucchero a velo.
Cuocendola in una stampo rotondo (meglio se apribile oppure foderato di carta forno, max 22 cm di diametro sennò la torta non verrà alta abbastanza) penso si riesca anche a farcire, sempre quando è ben fredda e usando una buona lama dentata e un po' di delicatezza sia nel tagliarla che nel manipolarla. Senza essere fragilissima, è pur sempre meno compatta del Pan di Spagna vegano.
Piaciuta!
Però, in seguito ci sono  piaciute ancora di più queste due varianti:
- Nuvola alle mandorle :  30-50 g di farina di mandorle a sostituire altrettanta farina di farro e un cucchiaio di "burro" di mandorle a sostituire 10 ml d'olio. In questo caso meglio l'olio di riso , più discreto di quello d'oliva, con l'aggiunta di qualche goccia di essenza di mandorle amare nell'impasto.
- Nuvola alle nocciole :  come sopra ma con nocciole sfarinate e "burro"di nocciole ma sempre con olio di riso e  l'essenza di mandorle a potenziare l'aroma delle nocciole.
Kat

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27 dicembre 2013

Galettes in brodo

A volte sono davvero lunga a mantenere le promesse. A volte meno. Tanto meno quando mantenere una promessa consiste nello scrivere quattro righe che trasformino le galettes 100% saraceno recentemente pubblicate in un primo fumante capace di scacciare il freddo con pochi minuti di preparazione. Sempre che le galettes (o qualsiasi altro tipo di crêpe non dolci e non troppo spesse) siano pronte, ma quelle si preparano facilmente in anticipo e stazionano amabilemente in frigo o in congelatore.
Per ottenere tagliatelle basta arrotolare stretto la crêpe o galette e affettarla.

Per farne una fumante minestra basterà tuffare all'ultimo minuto queste tagliatelle in un brodo di vostra scelta, noi vegetale e accompagnato da qualche verdura, porri affettati sottili, funghi secchi ammollati e tritati e patate a dadini, il tutto rosolato un paio di minuti prima di cuocere una quindicina di minuti nel brodo. Le tagliatelle si aggiungono all'ultimo, a fuoco spento sennò tendono a disfarsi. Basterà coprire la pentola e lasciarla in pace qualche minuto. 
Un filo d'olio crudo nel piatto, eventuale formaggio per chi lo frequenta, è pronto.  
Per una versione più chic, basterà non mettere le patate e ricordarsi di guarnire i piatti con un zic di prezzemolo tritato o panna (anche di soja).

Piaciute !
Usando prodotti certificati (farina di saraceno ed eventuale brodo in polvere o dado che sia), questo piatto sarà anche glutenfree.
Buon Glutenfree (fri)Day a tutti !
Kat

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26 dicembre 2013

Pancakes per l'inverno

Capita raramente ma capita che qualche amico virtuale superi la barriera della nostra orsaggine e approdi davvero nella nostra cucina. Così Giulia. In 4 ore, aprofittando del suo primo giorno di vacanze scolastiche, abbiamo sfornato e spadellato di tutto. Non sono sicura che si sia divertita anche se è arrivata motivatissima e con le idee belle chiare su quello che voleva imparare. Di sicuro si è rivelata una notevole domatrice di crêpes e pan cakes. Eppure, le pastelle che mi aveva chiesto di  sperimentare a quattro mani erano tra le più difficili. Le crêpes con uova e burro sono molto più duttili. Una volta domate le galettes di saraceno, sua bestia nera, ci siamo avventurate su un fronte solo apparentemente identico, le pancakes, meglio note come frittelle di Paperino.
Data la stagione, visto che stavamo sperimentando, abbiamo scelto di mettere in pancia un po' d'avena, cereale prezioso nei mesi o nei climi freddi.
Giulia è tornata a casa con la ricetta ma, chissà, potrebbe fare comodo anche a voi se in questi giorni potete concedervi qualche brunch. Di sicuro, averla qui farà comodo a me che perdo tutti i foglietti volanti.

Per una dozzina di pancakes servono :
- 50 g di fiocchi d'avena (quelli picoli, spesso definiti "mignon")
- 100 g di farina di fiocchi d'avena *
- un pizzicone di sale
- un cucchiaino di lievito
- 100 g di yogurt di soja (o quello di vostro gradimento)
- un cucchiaio di olio e.v.o (non indispensabile se usate yogurt di latte vaccino intero)
- un cucchiaio di miele (o di sciroppo d'agave se siete strettamente vegani)
- 2 cucchiai di mele cotte** (possibilmente non dolcificate)
- 300 ml d'acqua

* L'avena, una volta macinata,diventa rapidamente amara, un inconveniente che non si riscontra con la farina di fiocchi.Siccome non è facilissima da trovare ed è anche un po' cara, tanto vale industriarsi e farsela in casa macinando i fiocchi d'avena al momento. Funzionano meglio le lame piatte di un macina caffè o di un macina spezie. Quattro o cinque cucchiaiate di fiocchi per volta e il gioco è presto fatto.
** Le mele cotte sono uno dei possibili sostituti delle uova negli impasti. Farà comodo tenerne un po' in congelatore e sapere che si tagliano facilemente anche da gelate.

Mescolate con cura in una ciotola gli ingredienti secchi (fiocchi, farina, sale e lievito).
In una scodella miscelate lo yogurt, l'olio se lo usate, il miele e le mele cotte. Versateli nella miscela secca e girate con un cucchiaio per incorporarli almeno un po', quindi iniziate a versare l'acqua, un po' per volta, frustando con decisione. Otterrete una pastella inizialmente abbastanza fluida che, lasciata riposare, diventerà invece molto densa.  quando i fiocchi avranno assorbito i liquidi. Prima di usarla abbiamo poi aggiunto altri 100 ml d'acqua.


Rispetto alle crêpes, le pancakes hanno il vantaggio di essere piccole quindi più facili da girare. In compenso, questo impasto richiede  un po' di pazienza in più perché l'avena è un po' lenta a cuocersi e bisogna aspettare che la superficie sia quasi completamente rappresa prima di voltarle. E' quindi importante che la padella non sia esageratamente calda in modo che il lato uno non sia troppo scuro quando, flip, si girano finalmente per cuocere il lato due.
Il sapore compensa l'attesa. Inoltre, sono molto nutrienti quindi non serve farne tante. 
Per i trucchetti consueti  vi rimando al post delle galettes.

Se non vengono terminate subito o serve prepararle in anticipo, una volta fredde e messe in frigo in una scatola ermetica in modo che non si secchino, si conservano bene. Lo stesso in congelatore. Conviene però dividerle con carta forno in modo da poterne prelevare una o due senza doverle sgelare tutte.

In teoria, le pancakes, che sono spessotte e difficili da arrotolare, si mangiano nel piattino  col cucchiaino ma il fotografo voleva provare a domare la frittella e c'è riuscito.

Piaciute !
Kat

P.S.: Giulia, preparati, ho sperimentato una pastella con banane stramature che vale davvero la pena provare. La pubblico a giorni.
P.P.S: A proposito di questo post, su Facebook si è accennato alla controversia avena/celiachia. Premesso e sottolineato che l'avena non è glutenfree, rimando chi legge il francese o avrà la pazienza di usare uno dei translator del web a questo preziosissimo post di Florence/Makanai.

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