31 marzo 2008

Broccoli, noci e pasta di Quinoa


Se preferite: Penne di Quinoa con broccoli e pesto di noci.

Si, lo so, pasta di quinoa, commercio equo e solidale, dietetici ecc.... ma in fondo con questo condimento veniva buona qualunque pasta. E invece chi ha voluto questa pasta è il vecchio orso che non ama carote e miglio bollito ma è curioso come un gatto (decisamente meno agile però :-)

Ingredienti per due curiosi:
200 g di pasta di grano duro e quinoa
una scodella di cimette di broccoli
una tazza di noci (sgusciate)
una tazzina di pecorino grattugiato
uno spicchio d'aglio

Le cimette vanno tagliate molto piccole acciocché (bello questo :-) cuociano velocemente. Vanno buttate nell'acqua bollente insieme alla pasta. (sulla confezione erano consigliati 9-11 minuti di cottura ma è per tedeschi o francesi :-) a noi ne bastano 7-8)
Nel frattempo mettere lo spicchio d'aglio in un padellino con l'olio freddo e toglierlo prima che colori troppo. Tritare noci e formaggio, aggiungerli all'olio e stemperare con un mestolo di acqua di cottura della pasta.
Scolare pasta e broccoli, condire con la salsa di noci.

Remy

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30 marzo 2008

Fuori e dentro le mura

del Castello di Quart, cantiere di restauro aperto eccezionalmente in occasione della settimana della cultura.





Kat e Remy

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e... sotto le mura...


:-) Kat e Remy

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29 marzo 2008

Una festa per tutti


E' in corso, ancora fino a lunedì la decima edizione de La settimana della cultura.

Ingresso gratuito in tutti i luoghi statali dell’arte. Eventi speciali in tutta Italia.

Guardiamoci attorno, apriamo occhi e orecchie, impariamo a goderne, quel patrimonio appartiene a tutti noi. E' il momento giusto per portare anche i bimbi al museo e scoprire che... ad annoiarsi non sempre sono loro ;-)
Noi oggi abbiamo prenotato la visita di un "cantiere evento" ovvero l'apertura al pubblico di un cantiere di restauro e recupero, in questo caso di un castello, quello di Quart, che da 20 anni ci fa sognare. Fin'ora solo da sotto le mura di cinta ;-)
Per i più anziani del paese entrarvi è il coronamento di un sogno durato, per alcuni, più di 50 anni.
A chi sta a due passi dalla Valle d'Aosta segnaliamo che, tra le mille altre cose in programma, è gratuita la visita alla mostra sui Beatles al Museo Regionale.
Solo al Forte di Bard, che non è proprietà regionale si entra a pagamento, seppur con prezzi ridotti.
Come dicono gli anglofoni, enjoy!
Kat e Remy

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28 marzo 2008

Understatement

Non fatevi fregare dall'apparenza dimessa di questa crema di carciofi. Grigetta è grigetta. Solo una potente formula magica potrebbe farla diventare, per ben che vada, verdina.
In compenso, nemmeno con poveri carciofi appassiti si riesce a farla diventare meno buona.
Eppure questa è una versione senza un sacco di cose. Il cambio di stagione mi rende più intollerante che mai. Non sto ad elencare, sarebbe deprimente.
Ah, ho anche poco tempo quindi vi racconto la versione in pentola a pressione.

Per due persone:
- 6 carciofi mondati tagliati a spicchi
- 2 piccole patate
- 1 scalogno grande
- 1 spicchio d'aglio piccolo
- una ventina di mandorle spellate
- brodo vegetale granulare (senza lievito, Rapunzel o Baule volante)
- olio evo ( il nostro, ligure, ha un marcato e adattissimo sapore di carciofo)
e il solito limone da spremere nell'acqua di ammollo dei carciofi

Se prevedete di usare il passaverdure, lasciate pure qualche foglia esterna in più ai carciofi. Se invece già sapete che finirete col passare tutto col frullatore ad immersione, siate invece molto severi sennò vi troverete in bocca troppi fastidiosi filamenti.
Lo scalogno, grossolanamente tritato si fa rosolare appena in un cucchiaio di olio evo, si aggiungono gli spicchi di carciofi ben sgrondati dall'acqua e l'aglio e si fa saltare altri due o tre minuti. Un cucchiaione di brodo granulare, due tazze d'acqua e si chiude il coperchio.
10 minuti dal momento in cui va in pressione.
Le mandorle, ridotte in farina, si aggiungono prima di mixare.
Un filo d'olio crudo nel piatto e stop.
Anzi, no, un bel bicchier d'acqua dopo aver assaporato l'ultimo cucchiaio di passato, solo per stupirsi ancora una volta di come l'acqua, bevuta dopo aver mangiato carciofi, sia così dolce.
Kat

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27 marzo 2008

MEME DEI RICORDI - L'Omelette de mon papa

Grazia - Cuoca per caso ha avuto davvero una bella idea:
"E Voi? Quali sono le Vostre madeleines del ricordo? Quale il cibo che scuote le corde dei Vostri ricordi e Vi porta indietro nel tempo ogni volta che lo assaporate ?"

Il primo pensiero è andato alla galantina di Nonna Fanny. Ma quella ha già presenziato al primo meme al quale ha partecipato CdC.
Il secondo pensiero mi ha riportata al sorbetto all'ananas con salsa di albicocche e Kirsch che da ormai 30 anni obblighiamo la mamma a prepararci a Natale. Ma questo non è un buon periodo per l'ananas fresco (e neppure per il tempo libero, accidenti). Mettiamolo tra le promesse da mantenere. E cerchiamo tra i ricordi un po' più spicci, va!
Vada per il terzo pensiero, che mi ha riportata a momenti ancor più preziosi perché a cucinare era il mio papà, cosa che accadeva moooooolto di rado. Anche perché mamma non è il tipo che lascia molto spazio agli altri (specialmente in cucina;-) A lui però piaceva insegnare e ancora oggi uso il suo "trucchetto" per ottenere omelette belle gonfie. Mi parlava spesso (con aria sognante) dell'Omelette della Mère Poulard, ma questa è un'altra storia. Roba per cuochi "imparati";-)  Oggi ripasso l'abc...

Per un papà e due bambini (gli altri due nasceranno più tardi):
6 uova (all'epoca non erano XL)
3 cucchiai d'acqua
2 cucchiai di burro
1 pizzicone di sale

(e, per far felice papà un insalata di valeriana come contorno e una bella baguette fresca da sgranocchiarci insieme, évidemment ;-)

Sbattere le uova col sale, far fondere il burro in padella su fuoco dolce facendolo correre in tondo per ungere bene tutto il fondo. Un secondo prima di buttare le uova in padella sbatterle un'ultima volta con la forchetta aggiungendo l'acqua. "Je ne sais pas vous expliquer pourquoi, mais ça les fait gonfler" = Non so spiegarvi il perché ma così vengono belle gonfie, diceva ogni volta.
Alzare un po' la fiamma e spadellare dolcemente le uova perché non si attacchino.
Quando è quasi rappreso anche il lato superiore, ripiegare l'omelette su se stessa con una spatola, lasciandola morbida in centro ma non "bavosa", consistenza che, forse, a qualche papà piace ma ai bimbi no.

Kat

ps: questo è solo l'inizio, qualcosa mi dice che troveranno il tempo di memeggiare anche altri scribacchini ;-) E non solo... Buoni e saporiti ricordi a tutti!

E non dimenticate che il 18 aprile scade il meme della Trattoria Muvara

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26 marzo 2008

Un Milione di Firme per il Tibet


Chiarafalce non ha bisogno del nostro aiuto ma Lui e il suo popolo si.

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25 marzo 2008

Fouace al Fior d'Arancio

o fougasse o focaccia provenzale. Questa è una versione (quasi) dolce che viene tradizionalmente preparata per le feste. A Natale è uno dei 13 dessert che non possono mancare alla fine del cenone. Questa ricetta è un'elaborazione "moderna" (tratta dal volume Pains de tradition, edizioni Flammarion). Quella originale prevede olio d'oliva. Io non saprei scegliere.

Per 2 fouaces:
- 250 ml di latte
- 500 g di farina "0"
- 15 g di lievito di birra fresco oppure una bustina da 7 grammi di lievito granulare
- 2 uova
- 10 g di sale
- 50 g di zucchero (sono davvero pochi, a me piace così ma volendo una focaccia dolce raddoppierei la dose)
- 150 g di burro morbido
- 1 cucchiaio di acqua di fior d'arancio
- 100 g di scorze d'arancio candite
- granella di zucchero
(- zucchero a velo)
(- un pizzico di zafferano da sciogliere nel latte se la volete più colorata, ma a questo scopo possono bastare uova con i tuorli veri ;-)

Ho fatto intiepidire il latte, appena appena, e vi ho sciolto il lievito. Se usate quello granulare basterà mescolarlo alla farina. Ho usato l'impastatrice per mescolare latte e farina ottenendo un blob grumoso. Forse a mano viene meglio. Rimane comunque piuttosto asciutto e così ha da essere. Un'ora di riposo.
Ho quindi aggiunto le uova, una ad una, poi lo zucchero e il sale. Quindi il burro e il fior d'arancio.
Ho trasferito l'impasto nella ciotola più grande che ho coperto con il consueto telo bagnato.

La verità è che ... ho fatto doppia dose (4 uova ) e le avevo sbattute con lo zucchero e il fior d'arancio e il blob grumoso non voleva saperne di accoglierle. Ho dovuto aumentare (di molto) la velocità dell'impastatrice e temevo proprio di aver fulminato la maglia glutinica.
E invece... 1 ora e 30 dopo...

E' pur vero che c'erano 1 chilo di farina, mezzo litro di latte, 4 uova e 300 g di burro ma la ciotola è larga 30 cm !
Al tocco, sembra un impasto ingestibile e invece non è. Al limite, fate un breve ripasso qui ;-) Diviso in parti uguali strozzandolo semplicemente fra le mani, è stato steso a focaccione ovali sulle placche coperte di carta forno, cosparso di granella di zucchero e cubetti di arancio candito e inciso come tradizione vuole. Tre tagli di sbieco. Solo che, pur avendo doverosamente allargato i tagli con le dita, sempre come tradizione comanda, durante la pausa di riposo si sono quasi completamente richiusi. Così formate, le fouaces devono riposare 30 minuti, sempre sotto un telo umido.
Forno 220° per 25 minuti, coprendo con carta forno se colorano troppo.
Far raffreddare su una griglia. Manipolare con delicatezza all'uscita del forno, da calde si spezzano facilmente.


Kat

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24 marzo 2008

Che tempo fa li da voi?


Dobbiamo forse vergognarci di avere tutte le fortune ?
:-) Kat e Remy

P.S. Però, alle 9 del mattino ci sono 3° e si sta alzando un vento gelido che fa passare la voglia di mettere il naso fuori di casa :-(

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23 marzo 2008

Compleanni ai confini del regno

Qualcuno insiste a dire che oggi è Pasqua... Mah.... sul calendario dei CdC il 23 marzo recita: Compleanno di Marina e di Nando, lei a Sanremo, lui a Belluno.

Pur non avendo sparato tutte le nostre cartucce alla noce moscata, questa volta abbiamo ceduto alla lusinghe del fior d'arancio e impastato una "fouace" provenzale. La ricetta? Prossimamente su questi schermi. Per ora diremo solo che trattasi di una sofficissima e fragrantissima brioche appiattita come una focaccia, con così poco zucchero da non potersi chiamare pandolce.

La ricetta di questa non l'abbiamo ma la dedichiamo lo stesso a Marina

E questa all'OrtoNando.
Un'ora dopo, della neve non c'era più traccia.

Buon Compleanno Stelassa Marina! Buon Compeanno Nando!

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22 marzo 2008

Ma come...?


Vorreste farmi credere che questo bel telo bianco posato sul divano non era una tenda per me, stupidi umani?
Vabbè, visto che mi avete scovata, Buona Pasqua!
Nioula

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20 marzo 2008

Calamarata... ancora?


Ebbene si, questa è la quarta versione che vi proponiamo. Si è capito che i calamari ci piacciono?
A dir vero, il momento in cui cominciano a piacerci è quando abbiamo finito di pulirli, spelarli e affettarli.
Per questa versione servono, per due persone:

Due calamari medi
180 g di pasta "calamari"
Uno spicchio d'aglio
Una bustina di zafferano
Un limone non trattato
1/2 litro di fumetto (in questo caso brodo di Lucci di mare)
Olio evo
(Timo limonato)

Mentre la pasta precuoce per 8 dei 13 minuti indicati sulla confezione portiamo a bollore il fumetto e, in una padella capiente, facciamo rosolare l'aglio in poco olio, togliendolo appena inizia a dorare, aggiungiamo il timo e facciamo saltare gli anelli e i tentacoli dei calamari per 3 - 4 minuti. Come già scritto più volte, i calamari vanno cotti 3 minuti o 3 ore.
Mettiamo da parte i calamari e, nei loro succhi, rimasti in padella, stemperiamo lo zafferano.
Nella stessa padella versiamo la pasta scolata e portiamo a cottura aggiungendo il fumetto. I calamari si aggiungono in padella un minuto prima di spegnere. Prima di servire: un giro di olio evo crudo e la buccia di mezzo limone (prelevata con il riga limoni).

Kat e Remy

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19 marzo 2008

Pane di meliga con pinoli e rosmarino

Ho trovato la ricetta da Pascale, precorritrice di quasi tutti - o forse proprio di tutti - noi foodbloggers europei. Di ricette di cornbread ne ho provate parecchie, questa a mio avviso le batte tutte.
Tra gli ingredienti c'è persino il latte fermentato (buttermilk) che avevo avvistato nel banco frigo del discount sotto l'ufficio e volevo testare da tempo senza però sapere cosa farne.
Serve anche farina fioretto di mais ovvero di farina di mais macinata finissima (gialla), da non confondersi con la fecola di mais (Maizena) che è bianca e impalpabile. Il fioretto si usa prevalentemente in pasticceria, in particolare per fare deliziosi biscotti.

140 g di farina fioretto di mais
125 g di farina O
1,5 cucchiani di lievito per torte salate (quindi senza vanillina) oppure di cremor tartaro
1,5 cucchini di bicarbonato
½ cucchiaino di sale
1 uovo XL
50 g di olio evo (o, come nella ricetta originale, di burro salato fuso)
da un cucchiaino a 3 cucchiai di miele ( secondo i gusti e gli abbinamenti previsti)
22,5 cl di latte fermentato
2 pugnetti di pinoli
1 cucchiaio di rosmarino fresco tritato
1 rametto di rosmarino per decorare

Fate scaldare il forno a 180- 200 °.
Mescolate tutti gli ingredienti secchi in una terrina , compresi pinoli e rosmarino tritato. In un altro recipiente sbattete gli ingredienti liquidi, miele compreso. Versate i liquidi nelle farine e mescolate bene. L'impasto sarà molto morbido.
Con questa dose si ottengono 12 muffin medi.
Versatelo a cucchiaiate nelle formine, posate su ognuna un ciuffetto di rosmarino e infornate per 15-20 minuti. Il pane dovrà essere dorato e un coltello uscirne asciutto.
Lasciate intiepidire su una griglia.
Siccome si seccano piuttosto in fretta, se proprio li dovete preparare in anticipo, appena freddi metteteli in congelatore.
Kat


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18 marzo 2008

Diavolo di un rospo


Pollo alla Diavola in italiano
Pollo al Babi in piemontese (Babi = Rospo)
Poulet en Crapaudine in francese (Crapaud = Rospo)

... e noi lo abbiamo fatto così: (scopiazzando da un libro di Jamie Oliver):

Aperto il pollo a rospo (bisogna incidere la schiena vicino alla colonna vertebrale, quelli bravi lo fanno con il coltello, noi con il trinciapollo), gli abbiamo praticato delle profonde incisioni nelle cosce -l'unico modo perché siano cotte quando lo sarà anche il petto- e lo abbiamo massaggiato con un misto di origano, maggiorana, olio e il succo di un limone. Dopo averlo lasciato riposare a temperatura ambiente per una mezz'ora lo abbiamo fatto rosolare 4 minuti per lato (cominciando da quello chiuso e tribolando per trovare una padella abbastanza grande :-) poi lo abbiamo salato e pepato e messo sulla placca del forno preriscaldata a 200° come il forno stesso (occhio che la placca brucia).
I tempi di cottura dipendono dal peso del pollo e vanno dai 50' in su. A noi i polli piacciono adulti (questo pesava 2,4 kg) e richiedono quindi circa 1 ora 10 per essere cotti a puntino. La carne deve staccarsi dall'osso della coscia.
Infornato il pollo, abbiamo lessato le patate per una decina di minuti in acqua salata e poi messe di fianco al pollo, cospargendole di olio evo e sale alle erbe.

Kat e Remy

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17 marzo 2008

Siamo tristi, tanto tristi

Immagine presa da: Orientalia4all


"Ancora una volta sono i monaci buddisti ad essere, con la pacifica determinazione che li contraddistingue, i protagonisti di un movimento per la libertà e i diritti umani. E loro a pagarne le più dolorose conseguenze".
Walter Veltroni

Siamo tristi, tanto tristi, ancora più tristi pensando agli enormi interessi economici in gioco che, temiamo, faranno si che ancora una volta, la comunità internazionale si distragga.

Pechino fermati!

Riceviamo alle 15 e ben volentieri ci associamo, la preghiera non è dei soli credenti, è una pratica che incanala l'energia e rende forti e perlomeno meno soli:

"I lama chiedono di far girare questa mail fra tutti i buddisti e sostenitori, perchè vengano recitati 1000 mantra OM MANI PEME HUNG che si pronuncia OM MANI PADME HUM . Fate girare questa mail fra tutti coloro che credono in Dio (non importa quale) e nella libertà religiosa e di pensiero."


Già che si trova, il governo cinese, in occasione delle olimpiadi, sta facendo fuori anche un po' di randagi. (Petizione)

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16 marzo 2008

Lassù é tornata la neve



Remy

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Quaggiù sono tornati i colori




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15 marzo 2008

Tramonto again

Remy

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14 marzo 2008

CAMPAGNA AMICA


In Valle d'Aosta si chiama Lo Tsaven (la cavagna direbbero in Piemonte, il cesto in po' più in là).
E' la vendita diretta dal produttore al consumatore di prodotti tipici e tradizionali , Dop e Doc e biologici , organizzato dalla Coldiretti e dalla locale associazione dei produttori biologici e biodinamici Tera Nouva.


Già è bello vedere in faccia chi ha prodotto quello che si mangia ma non è affatto sgradevole pagare meno prodotti eccellenti. Uno degli slogan e degli scopi di Campagna Amica è il Km zero.
Risparmiando sui trasporti, oltre che saltando gli intermediari, il produttore intasca di più pur praticando prezzi decisamente convenienti per noi acquirenti.


Ad Aosta l'appuntamento è sotto i portici di Piazza Chanoux dalle 9.30 alle 18.30 la seconda domenica del mese.
E da voi? Per saperlo dovrebbe bastare una telefonata alla più vicina sede della Coldiretti.


Sta inoltre nascendo la Fondazione Campagna Amica
Kat e Remy

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13 marzo 2008

Penne in padella (con asparagi e mazzancolle)


Solo un suggerimento, di corsa, sempre di corsa, uffi uffi pant pant.
La fate anche voi la pasta risottata?
San Freezer ha colpito ancora: qualche mazzancolla surgelata sgusciata sotto un filo d'acqua e privata del budellino nero, qualche asparago verde surgelato pure lui tagliato a tronchetti (stesso formato delle mezze penne, tenendo da parte le punte lasciate più lunghe) e un bicchiere di fumetto di pesce.
Faccio saltare le mazzancolle tre minuti nel wok con un filo d'olio, le prelevo e metto da parte. Faccio stufare nei loro succhi uno scalogno tagliato a rondelle.
Intanto metto a lessare gli asparagi e quando l'acqua bolle di nuovo aggiungo la pasta portandola a metà cottura. Le punte degli asparagi si aggiungono insieme alla pasta.
Scolo (tenendo da parte un po' d'acqua di cottura, nel caso il fumetto non dovesse bastare) e verso nel wok a finire di cuocere con il fumetto bollente, o brodo vegetale se non ne ho più in congelatore. Un minuto prima della fine aggiungo le mazzancolle e il loro sughetto. Un bel giro di olio crudo, una spolverata di prezzemolo (se Remy non mi vede), una grattata di buccia di limone (se ho in frigo quelli non tattati) e stop.
Kat

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12 marzo 2008

Corallini Patate e Funghi


Una minestra perfetta per le scorse serate (finalmente) piovose.

Ingredienti:

corallini (o altra pastina a piacere)
una piccola cipolla
un pugno di porcini secchi ammollati
un paio di patate di media grossezza
un bicchiere di latte
una noce di burro
brodo (o dado)
sale e pepe q.b.
prezzemolo
formaggio latteria
formaggio grana

Far appassire nel burro la cipolla tritata, aggiungere le patate pelate e ridotte a cubetti piuttosto piccoli, e successivamente i funghi tagliuzzati grossolanamente.
Bagnare con l’acqua di ammollo dei funghi ben filtrata, coprire di brodo (o di acqua e dado), aggiungere il latte e far cuocere a fuoco moderato fino a “quasi” cottura delle patate.
Unire la pastina e portare a cottura, aggiustando di sale e pepe e aggiungendo il prezzemolo tritato.
Nel piatto si metteranno pezzetti di latteria e una leggera nevicata di grana.

Un brodo denso e cremoso, quasi come una vellutata, con le consistenze “solide” che gratificano chi è allergico alle cose troppo soft (ciao, Bee ;-)

Patt



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11 marzo 2008

Il domatore di ... impasti sblisigoni

No, no, l'impasto non è questo! Quel giorno l'amico Glutine ci stava dando un'estemporanea lezione di impasti tranquilli, piadine se ricordiamo bene.
La pasta che sblisiga, sguscia e si spatascia e i gesti giusti per domarla sono qua.
Grazie Glutine!
Kat e Remy

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09 marzo 2008

Il pollaio NON è uguale per tutte


Queste nella foto, sono le vicine di casa di Kat e Remy, molte altre "vivono" in appena 25 centimetri nelle gabbie di batteria...



ITALIA UOVA DI GALLINA FUORILEGGE

8 e 9 marzo la LAV scende in piazza per difendere 400 milioni di galline che "vivono" in appena 25 centimetri circa, lo spazio concesso ad una gallina allevata nelle gabbie di batteria

Sabato 8 e domenica 9 marzo i volontari LAV scenderanno in piazza per chiedere, con una petizione rivolta al nuovo Governo italiano, che venga confermata la data del 1° gennaio 2012 per la messa al bando delle gabbie di batteria per le galline destinate alla produzione di uova, secondo quanto già stabilito da una Direttiva UE approvata nel 1999. Più di 400 milioni di galline ovaiole in Europa vivono rinchiuse in gabbie di batteria grandi meno di un foglio A4, senza alcuna possibilità di muoversi, sottoposte ad una vita innaturale. Grazie ad una storica campagna, la LAV ha ottenuto il bando europeo di queste gabbie a partire dal 2012, ma ora l’industria avicola tenta di opporsi o di posticipare il bando. L’8 e il 9 marzo le sedi LAV in contemporanea in 350 piazze d’Italia, si mobiliteranno per difendere questa difficile conquista che finalmente metterà fine ad un sistema di allevamento intensivo particolarmente crudele: in piazza i cittadini potranno firmare la petizione, riceveranno una Guida pratica sul sistema di etichettatura delle uova e l’uovo di cioccolato della LAV (con una donazione minima di 10 euro) realizzato con ingredienti e sorprese equo e solidali.

La LAV chiede una più chiara indicazione, sulle confezioni di uova, del metodo di allevamento delle galline, per un’informazione completa e trasparente che ponga il consumatore nella condizione di scegliere in modo consapevole. L’etichettatura delle confezioni di uova da galline allevate in gabbia, infatti, non reca la prevista dicitura chiaramente leggibile ed in evidenza, e le rappresentazioni grafiche non sono in grado di mostrare l’effettivo sistema di allevamento delle galline, ingenerando nel consumatore la convinzione che tali uova derivino da galline allevate libere e all’aperto.

Secondo l’indagine Eurobarometro della Commissione Europea, oltre il 57% dei cittadini europei ritiene che l’allevamento delle galline ovaiole nelle gabbie di batteria debba essere profondamente cambiato per la sofferenza che arreca agli animali. Studi scientifici e una relazione dell’Autorità per la sicurezza alimentare dell’UE hanno evidenziato i gravi problemi di benessere per le galline ovaiole nelle gabbie di batteria. Si ricorda, inoltre, che il nuovo Trattato UE impegna le istituzioni europee e nazionali a tenere pienamente in considerazione il benessere degli animali nella legislazione, in quanto esseri senzienti.

La vendita delle uova derivanti da allevamenti con sistemi non in gabbia è in forte crescita negli ultimi anni e in alcuni Paesi UE ha raggiunto anche il 70% del totale delle uova vendute.

La LAV invita i cittadini ad orientare le proprie scelte verso le uova prodotte da galline allevate all’aperto o secondo il metodo biologico, rifiutando da subito l’acquisto delle uova da galline recluse in gabbie di batteria. Ricordiamo che le uova devono essere etichettate secondo il metodo di allevamento delle galline, identificato con un codice impresso su ciascun uovo e con diciture sulle confezioni. Sono immesse in commercio quattro tipologie di uova:

- ALLEVAMENTO BIOLOGICO - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE “0”: le galline possono godere di spazi all’aperto e densità minime d’allevamento maggiori e, cosa importante, mai in gabbia. Le galline in questo caso sono anche alimentate con mangimi di provenienza biologica.

- ALLEVAMENTO ALL’APERTO - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE “1”: le galline possono razzolare all’aperto per alcune ore al giorno in un ambiente esterno protetto dal contatto con altri animali. Le uova in questo tipo di allevamento possono essere deposte sul terreno o nei nidi. La densità all’esterno di questo allevamento sono di 1 gallina ogni 4 mq.

- ALLEVAMENTO A TERRA - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE “2”: le galline vengono allevate in capannoni all’interno dei quali possono muoversi liberamente ma non hanno l’accesso all’esterno. Le uova sono deposte sul terreno o sui nidi. La densità di questo allevamento sono di 4 galline su ogni 1 mq.

- ALLEVAMENTO IN GABBIA - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE “3”: le galline sono rinchiuse in gabbie disposte in file da 4 a 6, all’interno di capannoni chiusi, con ventilazione forzata e luce artificiale. La densità di questi animali è di circa 16-18 galline per metro quadrato. Le uova sono deposte su un nastro trasportatore che automaticamente le raccoglie.

Le nostre scelte quando andiamo a fare la spesa sono importanti, controlliamo i codici!

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08 marzo 2008

Incazzate con estrema calma

Sono secoli che cercano di tenerci a bada e secoli che, sprecando energie a tenerci a bada in tutti i modi immaginabili, rallentano il reale progresso dell'umanità.
Vien da pensare che noi donne siamo proprio pericolose...! ;-)
Di certo siamo molto più pericolose quando stiamo calme. Né silenziose, né ferme, solo calme, lucide e determinate.


Le Scribacchine

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