31 dicembre 2005

Auguri e baci


Al cenone virtuale internazionale parteciperemo più che volentieri. Con mucho gusto, direi. Da scribacchini quali siamo, ci è invece dispiaciuto parecchio non riuscire a consegnare in tempo la novella abozzata per un premio letterario locale. Il tema dell’edizione 2005 era “Ho trovato in un libro…”- Quante cose si trovano nei libri: storie che ci aiutano a capire la nostra vita, personaggi a cui vorremmo somigliare o che vorremmo incontrare, descrizioni di paesi in cui forse non andremo mai, sottolineature e appunti di chi li ha letti prima di noi, fiori secchi, bigliettini e ancora altro: tutto ciò che la fantasia suggerisce -
La data di scadenza era oggi, 31 dicembre 2005. Ma a noi poco importa, vero ? Noi abbiamo tutta la pagina bianca del 2006 da scrivere. Spero che sia un bel paginone perché ho molti indirizzi di persone care da trascrivere, molte ricette ovviamente, molte speranze, mille auguri e altrettanti baci. Kat

Grazie ad Alberto per il disegno

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Avete finito di cucinare?



Io si'. E per fortuna, ho finito pure di pulire la cucina.
Ecco i bigne'.
In piramide, farciti di bavarese allo zabaione e resi croccanti dal caramello, in stile "crocchenboscia" (che per essere una vera croquembouche dovrebbe essere alta e stretta).

E bigne' alla crema, non alcolici, per i bimbi.


Mo', vado a fare una doccia, ne ho bisogno. Domani, le ricette. :-)

Buona serata a tutti: e un abbraccio. Ci si vede l'anno prossimo: sperando che sia disposto a regalarci un po' di serenita'.

o' revuar!

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Appello per Capodanno

Vi prego, fermatevi solo un attimo a leggere. Ma vi avverto che la lettura non è affatto piacevole: se preferite, limitatevi al titolo in tutto maiuscolo e credete che la richiesta è ben motivata.

Ringrazio tutti coloro che vorranno spegnere i fuochi e accendere i cuori!
"chi ama gli animali non usa i botti"

Copincollo da Il Blog Peloso

FESTEGGIAMO IL CAPODANNO SENZA BOTTI!

da LAC Lega Abolizione Caccia - Sezione del Veneto

I FUOCHI ARTIFICIALI RAPPRESENTANO UN GRAVE PERICOLO PER GLI UCCELLI E GLI ANIMALI DOMESTICI.
OGNI ANNO MUOIONO A CAUSA DEI BOTTI DI CAPODANNO MIGLIAIA DI ANIMALI

La LAC Lega per l’Abolizione della Caccia – Sezione del Veneto lancia un appello a tutti i cittadini sensibili che amano la natura e gli animali perché non utilizzino i botti per festeggiare l’arrivo del nuovo anno.
Lo scoppio di un petardo o di un fuoco artificiale in piena notte, ma pure di giorno, causa agli animali danni che nemmeno possiamo immaginare.
Negli uccelli un botto causa uno spavento tale che li induce a fuggire dai dormitori, volando al buio anche per chilometri, andando a morire sfracellati addosso a qualche muro, albero o filo elettrico; quelli che riescono ad atterrare o a posarsi in qualche albero spesso muoiono assiderati a causa delle rigide temperature ed alla mancanza di un riparo dalla brina e dalle intemperie.
Nei gatti, e soprattutto nei cani, un botto crea forte stress e spavento tali da indurli a fuggire dai propri giardini e recinti per scappare dal rumore a loro insopportabile, finendo spesso vittime del traffico o di ostacoli non visibili al buio.
Negli animali di allevamento, con particolare riferimento a mucche e conigli, le conseguenze delle esplosioni possono provocare nelle femmine gravide addirittura l’aborto da paura.
Quindi chi ama gli animali non usa i botti.
Non va dimenticato che i Carabinieri e la Polizia di Stato possono applicare nei confronti di tutti un articolo del codice penale, il 703, purtroppo dimenticato da molti ma comunque in vigore, che recita: “Chiunque, senza la licenza dell’Autorità, in un luogo abitato o nelle sue adiacenze, o lungo una pubblica via o in direzione di essa (… omissis …) accende fuochi d’artificio, o lancia razzi (… omissis…), o in genere, fa accensioni o esplosioni pericolose, è punito con l’ammenda fino a lire 200.000, se il fatto è commesso in un luogo ove sia adunanza o concorso di persone, la pena è dell’arresto fino a un mese.”
Andrea Zanoni, Presidente della LAC del Veneto, ha dichiarato: “Chi ama gli animali non usa i botti. Chi festeggia con i botti spesso inconsapevolmente è colpevole ogni anno della morte, dopo atroci sofferenze, di migliaia di animali per stress, spavento, ferite mortali, assideramento. Ci appelliamo a tutte le persone sensibili che amano la natura e gli animali perché non utilizzino i botti e soprattutto si adoperino per fare in modo di bloccare questa pratica ad ignari parenti ed amici.
In questo modo eviteremo una strage silenziosa e centinaia di interventi dei Vigili del Fuoco chiamati ogni anno per recuperare cani e gatti terrorizzati rifugiati nei posti più impensabili”.

AIUTACI E INFORMA:
manda questo comunicato ad amici, conoscenti, associazioni, parenti.

Postato da Patt

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30 dicembre 2005

Il panettone gastronomico e' pronto...


Farcito con mousse al gorgonzola (in uno strato e' con la mostarda di mele, in un altro con fichi caramellati e in un altro con noci). E poi ci sono due strati di mousse di tonno al mango.
Che ne dite, lo portiamo al raduno virtuale?:D

Intanto, torno a cuocere i bigne per la crocchenboscia...;-))

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Il vassoio di biscotti per domani sera...






Eccolo finito, il vassoio ovviamente, e' di meringa... vi piace?

/gennarino, ma la vera firma e' quella sulla stella al centro... :-)

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Raduno virtuale di Capodanno

Scopro su un sito francofono e copincollo la versione italiana dal blog di Camilla
http://zuccherierait.blogspot.com/2005/12/new-years-dinner-recipe-photo-swap.html
Si presenta più come una festa che come un concorso. Che dite, partecipiamo ?
In assoluto CdC stail, ovviamente ;-)))
Ciao. Kat

29.12.05

NEW YEAR'S DINNER RECIPE & PHOTO SWAP

Marcela,Elvira,Melissa ed io invitiamo tutti a venire con noi ad una riunione virtuale, per condividere una, due o tutte le ricette e le foto del vostro cenone di Capodanno.
C'è forse un modo migliore di iniziare l'anno se non con una succulenta sfilata di piatti provenienti da ogni parte del mondo?Invitiamo tutti i bloggers golosi, ma anche coloro che ci leggono e non hanno un blog, a partecipare a questo delizioso evento!
Si chiama New Year's Dinner Recipe & Photo Swap e per partecipare dovrete pubblicare il vostro post con la ricetta e/o la foto del vostro menu di Capodanno entro lunedí 2 gennaio 2006. Quando avrete tutto pronto, dovrete informare via e-mail a recipephotoswap gli organizzatori e fornire i seguenti dati:
- link al post
- nome del blog
- il vostro nome o il nome dell'autore del blog
- il luogo di residenza
Se non avete un blog, mandate qui tutto il materiale, che noi ci occuperemo di pubblicarlo.
Cominciamo quindi il 2006 divertendoci con deliziose ricette festive e foto golose! E se ne avete il tempo, rendeteci partecipi dei vostri buoni propositi per l'anno nuovo; saremo felici di conoscerli!
E c'è pure il premio!!!
L'organizzazione avrà il piacere di offrire ai tre posts più votati un banner personalizzato a ciascuno, creato da un informatici professionisti.
Per votare:
Potrete votare il vostro post preferito mandando una mail a questo indirizzo, tra il 3 ed il 5 gennaio 2006.
E se vinci...perché non cedi il tuo premio ad un'altra persona, tanto per iniziare l'anno all'insegna del condividere?
Divertitevi! E auguri di buon anno con tanto amore, salute e buona tavola!

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Ravioli scaramantici

Com'è tradizione in famiglia, diamo a Giorgio tutte le colpe. Un Giorgio a caso. Questi ravioli, adatti a nostro parere a mantenere vive in modo goloso le tradizioni acchiappa-soldi di Capodanno, sono nati a causa di un abbondante nevicata che lo ha bloccato a Milano un giorno in cui avevamo cucinato per lui una pentola di corroboranti lenticchie.

Per 4 persone

La pasta:
100 g farina 00
100 g semola di grano duro
2 uova
1 taglia biscotti a stella

In una terrina formate la classica fontana con le farine, al centro mettete le uova sbattute. Impastate prima con una forchetta e poi a mano. All'inizio sembrerà asciutto, non spaventatevi e continuate a impastare. Quando sarà omogeneo, coprite l'impasto con una pellicola e lasciatelo riposare un ora o più al fresco.
Nel frattempo preparate il ripieno.

Il ripieno:
1 tazza da te di lenticchie secche (meglio rosa per il colore, brune per il sapore)
1 piccola cipolla o uno scalogno
1 gambo di sedano
1 foglia d'alloro
1 chiodo di garofano
sale q.b.

Mettete in pentola tutti gli ingredienti (il chiodo di garofano conviene infilzarlo nella cipolla per ritrovarlo) coprite d'acqua fredda e portate ad ebollizione. Fate cuocere fino a quando le lenticchie non saranno molto tenere. Scolate l'acqua in eccesso senza buttarla (potrebbe servire per una minestra se vi avanza del ripieno). Togliete la cipolla, il chiodo di garofano, il gambo di sedano e la foglia di alloro. Passate le lenticchie e lo scalogno al passaverdura. Aggiustate di sale, pepe se piace e condite generosamente con olio e.v. d'oliva.
Quando sarete pronti per fare i ravioli, formate un salamino con la pasta e tagliatene un dischetto per volta, l'altra copritela nuovamente per evitare che si secchi.
Lavorate la pasta con un matterello se ne siete capaci oppure (come facciamo noi) con la classica macchinetta, evitando di aggiungere farina. La sfoglia deve essere elestica altrimenti i bordi dei ravioli non si saldano.
Quando avrete raggiunto lo spessore minimo (se la fate a mano, quando riuscirete a leggere il giornale attraverso), stendetela su un tagliere e tracciate con la stellina i contorni del futuro raviolo su metà della lunghezza della sfoglia. Deponetevi al centro un cucchiaino di ripieno e piegatevi sopra l'altra metà della sfoglia. Ora potete divertirvi a tagliarla con la "formina".
Uno è fatto.

Quando saranno pronti tutti, stendeteli su un canovaccio ( noi, rusticoni fino all'osso, li adagiamo su un telo da fontina, quelli di lino usati dai casari) e lasciateli asciugare un po'.

Per il condimento:
Lardo di Arnad
Erba cipollina ( fresca o essiccata) sminuzzata

Tagliate il lardo a fette spesse 2 mm quindi a microdadini.
Cuocete i ravioli per pochi minuti in acqua bollente salata, nel frattempo fate fondere metà del lardo a fuoco lento in una padella capiente. Se usate erba cipollina essiccata, unitela ora. Quando i ravioli saranno quasi cotti, alzate il fuoco sotto la padella ed aggiungete il lardo rimanente. Scolate i ravioli e fateli saltare nella padella col lardo e l'erba cipollina. Kat e Remy

Siccome mi accusano di campanilismo ogni volta che cito il lardo di Arnad, questi ravioli li vedrei bene accompagnati da un Petit Rouge dell' Institut Agricole Regional. Remy

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29 dicembre 2005

Maribe'rrr, ti presento fulvio...







Il cuoco della Madonnina.

No, non e' pazzo come sembra: questa foto era solo per dirmi che mi stava aspettando per chiacchierare di cucina un po' a tu per tu... ;-)

Se ci passi, stampa questa foto e digli che gli arrivero' li' quando meno se lo aspetta, saro' il suo incubo peggiore...;-))

scherzi a parte, e' stato appena inserito su questa guida

gennarino

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28 dicembre 2005

Pandoro, again!

Un altro pandoro farcito? Non mi dite uffa! ;-) Assicuro che questo è buono e facile (riesce persino a me)! Ah, precisiamo: per “fare” il pandoro, rivolgetevi a Gennarino, io vi dico solo come ho fatto a farcirlo questo natale!

Occorrente:

1 pandoro (esssì, ci vuole! ;-) )
un po’ di zucchero a velo

½ litro di latte fresco intero
4 rossi d’uovo
1 cucchiaio scarso di Cointreau
la buccia di un’arancia bionda (Navel, ad esempio)
½ bacca di vaniglia
2 cucchiai colmi di mandorle tritate finefinefine (farina, insomma)
3 cucchiai colmi di farina bianca 00
3 cucchiai colmi di zucchero
1 cucchiaio colmo di zucchero vanillinato
un pizzico di sale
una noce di burro

250 grammi di mascarpone, quello sfuso, non quello confezionato!

3 cucchiai di Cointreau
il succo dell’arancia di cui sopra

¼ di litro di panna fresca
50 grammi, circa, di gocce di cioccolato
50 grammi di cioccolato fondente 90%
½ bacca di vaniglia
1 cucchiaino di fecola o altro amido adatto ai dolci

Esecuzione:

Mettete a scaldare il latte con la mezza bacca di vaniglia aperta e le scorze dell’arancia infilzate su uno stecchino;
nel frattempo montate i rossi d’uovo con lo zucchero, finché saranno belli spumosi e bianchi, poi aggiungete via via le farine (l’aggiunta di quella di mandorle è un prezioso suggerimento di Kat), lo zucchero vanillinato e il sale; se il composto si facesse troppo duro, diluitelo con un poco del latte caldo e continuate sempre a mescolare;
a questo punto unite tutto il latte caldo -poco alla volta- e, sempre frustando, rimettete al fuoco e fate cuocere, senza mai far bollire, finché la crema non avrà raggiunto una buona consistenza;
a termine cottura, aromatizzate con il cucchiaio di Cointreau, poi passate sulla superficie della crema la noce di burro.
Quando la crema si sarà raffreddata, togliete le bucce d’arancia e la bacca di vaniglia e incorporate un po’ per volta il mascarpone che avrete già tolto dal frigo da un po’ e battuto con il cucchiaio di legno per farlo gonfiare un pochino.

Tagliate il pandoro in 5 strati, mischiate in una scodellina il Cointreau e il succo d’arancia e, con un pennello da dolci, bagnate la prima fetta di pandoro, poi spalmatela generosamente di crema, prendete la seconda fetta e appoggiatela sulla prima sfalsando le punte e ricominciate con bagna e farcia; così via fino a esaurimento fette.
Date una spolverata non troppo abbondante di zucchero a velo e mettete a riposare la vostra opera fino al giorno dopo, in luogo fresco (in frigo, se ci sta, sennò va benissimo il balcone, a patto che non abitiate alle Maldive!). Sarebbe meglio coprire in qualche modo il pandoro, a parte per l’eventuale polvere, ma per evitare che la crema esposta si secchi in superficie: a questo scopo va bene la scatola che conteneva il Nostro, o in mancanza una grande pentola, fate voi.

Quel che rimane del succo d’arancia ve lo bevete perché a questo punto ve lo meritate!

Un po’ prima di andare in tavola, togliete dal frigo o ritirate dal balcone l’alberello, in modo che prenda temperatura. Se occorre qualche aggiustatina, fatela con la crema che avrete avanzata, poi decorate le punte con qualcosa di vivace. Qui, per me, nascono i problemi. I canditi non piacciono a nessuno dei miei, i confetti nemmeno. Quest’anno ho optato per semi di melagrana, ma se l’effetto scenico è ok, il sapore non combina proprio con il resto. Se qualcuno ha suggerimenti in merito mi fa davvero un favore!

Preparate la salsa di cioccolato mettendo in un pentolino la panna, la vaniglia e il cioccolato; fate sciogliere a fuoco bassissimo, poi incorporate la fecola che avrete diluito con un goccio di acqua tiepida e continuate a cuocere finché la salsa non avrà raggiunto una buona densità.
Servite il pandoro accompagnandolo con la salsa da versare calda sulle singole fette.

Patt

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Pane per l’anno nuovo


o più prosaicamente, per il... foie gras.
Sarà pur vero che non compriamo pane bianco da 2 anni ma, fino all’altro ieri, per il pane di segale eravamo rimasti fedeli all’Antico forno di Via Sant’Anselmo ad Aosta. Un pane scuro come il cioccolato, compagno ideale di salumi e formaggi ma, a mio avviso, troppo “typé”, pardon, dal sapore troppo marcato per accompagnare il foie gras.
Così, vincendo (in parte) la mia deferenza verso quel cereale lento a lievitare e delicato da cuocere, ho sperimentato un po’. Sarà stata la fortuna dei principianti ma credo di aver azzeccato le dosi al primo colpo. Eppure il mio primo pane di segale non nasceva sotto i migliori auspici. Mentre in questi giorni la cucina ci sta dando parecchie soddisfazioni, la vita si ostina a prenderci a randellate. E allora impasto. Beh, diciamo che incarico il magico Braun di impastare.
Per questa pagnotta di segale “ timida” gli è toccato impastare:
- 200 g di manitoba
- 400 g di farina di segale tipo 2 ( negozi bio e dietetici )
- 50 g di semola di grano duro
- 1 bustina di lievito di birra secco
- 3 cucchiai rasi di zucchero scuro
- 1 cucchiaio di sale integrale
- 1 yogurt intero
- circa 270 ml di acqua

La lievitazione è stata, come previsto, più lenta rispetto ad impasti senza segale e la cottura decisamente più lunga. A parità di volume, anziché i 50 minuti richiesti dal nostro solito pane di grano duro, ci sono voluti 80 minuti perché suonasse cavo sotto le nocche. Per evitare che la crosta diventasse di marmo ho condotto la cottura con più dolcezza ( 20 minuti a 200 gradi e il resto a 170) . E l’ho lasciato raffreddare lentamente posandolo, avvolto nel solito telo bianco, su una griglia per dolci.
Dopo un giorno di riposo, indispensabile per il pane di segale (meglio ancora due giorni) lo abbiamo tagliato e assaggiato. Mollica compatta ma non collosa, consistenza soffice ma facilmente tranciabile e spalmabile, sapore di segale lieve ma ben presente.
Proprio quello che volevo ottenere.
Pagnotta mia, fa che il nuovo anno ti assomigli un po’. Grazie.
Kat

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Gradite un biscottino...?















Io passo, ho lavorato tutto il pomeriggio con irene e mo' sono fusa... ;-)
gennarino

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27 dicembre 2005

La colazione del giorno dopo.


Non è del tutto vero che Natale sia una tradizione che si perde. Si stanno perdendo delle tradizioni legate al Natale e, purtroppo, di nuove ne nascono ben poche.
A noi è capitato di crearne una, del tutto involontariamente.
E’ nata a casa di Kat con l’arrivo di noi “pezzi aggiunti” ovvero mogli, mariti e compagni che, fortuna vuole, siamo molto uniti. Forse perché, essendo stati scelti da tre fratelli, abbiamo una qualche affinità. Forse anche per difenderci da una famiglia molto vasta e articolata tipo…
- Ma si la cugina Nuni
- Quella di Genova?
- Ma no, quella è la Puni, la Nuni è di Firenze
Oppure
- Sai la zia …
- Sorella di chi?
- Di nessuno, è una cugina della mamma ma la chiamiamo zia perché…
Insomma avete capito lo stile.
Orbene, Natale è una delle poche occasioni che abbiamo di incontrarci tutti e abbiamo molte cose da dirci e…
Al mattino, con ancora le molto abbondantissime libagioni della veglia ad arrotondarci, facciamo colazione nella grande cucina.
Ormai lanciati nell’ordalia delle abbuffate Natalizie, sfidiamo impavidi pane, burro salato, marmellata, qualche dolce avanzato e… (mamma mia! adesso che ne faccio l’inventario mi accorgo che mangiamo davvero tanto).
Naturalmente, siamo in vacanza, non ci alziamo tutti alla stessa ora e, troppo felici di stare assieme, rimaniamo a tavola finché tutti, ma proprio tutti, non hanno fatto colazione.
Mentre aspettiamo chi ancora dorme, scopriamo che li, in un angolo inesplorato del tavolo sono rimasti dei datteri caramellati…
Ecco che arriva un’altra coppia.
- Buon giorno, dormito bene?
- Abbastanza ma si mangia davvero troppo in queste occasioni.
- Eh si, hai proprio ragione.
Intanto ci si alza per tostare una nuova fetta di pane e si riparte per una seconda, o terza, colazione.


Uno dei capisaldi della solidarietà tra “cognati” sta nel prendere in giro la “suocera” a proposito delle “due cosette leggere” che ci ha preparato per cena.
Così, tra una battuta e un imitazione portiamo avanti quella scalata al record di trigliceridi che chiamiamo colazione e per noi è davvero quel tanto decantato momento di riunione familiare così legato all’iconografia del Natale. Il bello è che avviene tra persone che, per buona parte, non sono nemmeno parenti.
Naturalmente, i programmi del dopo colazione (jogging, passeggiata, sgombero neve o altra attività più o meno fisica) non vengono mai portati a termine perché, ovviamente, è ormai ora di passare a tavola per il pranzo, senza dimenticare l’istituzione francese dell’aperitivo. Champagne e buonezze belle caloriche fatte in casa.
Remy (a tutto tondo)

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Ehi... voi lassu'...











Avete mai provato a fare i grissini? :D
Gennarino

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Spaghettini di San Resto


Per fare onore alle briciole di un fantastico salmone affumicato canadese (era la prima volta che vincevo la mia ritrosia verso le dimensioni della “bestia”, il suo colore scuro e la barba di doverlo tranciare a casa ma lo rifarò, uh se lo rifarò, portafoglio permettendo) ho rispolverato una pensata avuta in un’altra vita. E non me ne sono affatto pentita. Continuo però a preferire l'introvabile trota affumicata, più magra ancora e dal sapore delicato.
No che non ho scordato la panna tra gli ingredienti. Assolutamente nooooooooooooo!

Per 4 porzioni
· 4 etti di spaghettini
· 100 gr di salmone affumicato o trota affumicata
· 1 bel porro o due piccoli
· 2 bustine di zafferano
· olio extra vergine di oliva
· (prezzemolo o erba cipollina)

Mondate il porro e tagliatelo a tronchetti quindi a julienne. Lavate e asciugate su carta cucina.
Scaldate 4 cucchiai di olio extra vergine d’oliva in un saltapasta o un wok .
Fatevi rosolare il porro senza farlo colorare. Salate (poco, ci penserà il salmone) aggiungete lo zafferano e, al bisogno, mestoli d'acqua calda finché il porro sia cotto ma non disfatto. Nel frattempo tagliate a pezzetti oppure sfilacciate il pesce affumicato. Quando la pasta è quasi al dente, aggiungetelo ai porri lasciati un po' brodosi. Deve solo scaldarsi. Aggiungete quindi la pasta e saltate un attimo. Spolverizzate , se piace, di prezzemolo e servite subito.

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26 dicembre 2005

Fiori per mammà



Beh, era davvero un bel mazzo di fiori, proprio adatto a lei, donna preziosa ma capace di sciocchezze in grado di farmi diventare amarissima e spinosa.
A dir vero, a Babbo Natale aveva chiesto un cesto nuovo. A me di portarle dall'Italia qualche carciofo. Quelli con le spine che là si chiamano, come in Provenza, artichauts poivrade e sono assai difficili da trovare. Ho pensato bene di accontentarla.
Kat

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Sfatiamo un mito, anzi due

Il primo è che da mammà non mi riesce di cucinare.
Ehm, ammetto che per fare la mia solita mousse al limone (adattissima alle festività in quanto digestiva) ho atteso che fosse fuori casa un paio d’ore. I ravioli di carciofi invece li abbiamo fatti in sua presenza, anzi - grazie alla sua pazienza (e all’educazione al risparmio impartita dalla Nonna, con la N maiuscola mi raccomando)- abbiamo usato con successo anche il “midollo” dei gambi. La ricetta seguirà a breve. Sono venuti proprio bene ma la foto un po’ meno. (Eravamo pur sempre in Francia e cuocerli al dente sarebbe stata una grave forma di scortesia nei confronti di una gentile ospite).
Il secondo è che il Panettone è il Panettone è il Panettone (da completarsi all’infinito, dimenticando però il profumo di A rose is a rose is a rose di Gertrude Stein che con l’uvetta non si sposa troppo bene).
Venerdi 23 avevo a disposizione qualche ora e un bel magone da tenere a bada, così ho impastato un ...


“Panettone” CdC-stail

Ingredienti “asciutti”
200 g di farina Manitoba
350-400 g di farina 00
120 g di zucchero (dulcita del commercio equosolidale)
il mitico pizzico di sale
150 g di uvetta
100 g di gocce di cioccolato
buccia grattugiata di un limone

un cubetto di lievito di birra

Indredienti “umidi”
80 g di latte intero
1 cucchiaio di rhum
1 cucchiaio di liquore all’arancio
1 cucchiaio di acqua di fior d’arancio (grazie Lupo ;-)
2 cucchiaini di estratto liquido di vaniglia naturale (Vahiné)
4 uova
150 g di burro

Come sempre quando uso il lievito di birra per qualche impasto, ho iniziato preparando il “lievitino”. Nel latte intiepidito ho sciolto il lievito con un cucchiaio di zucchero e due di farina e lasciato che si risvegliasse e gonfiasse al caldo.
Intanto ho lavato ripetutamente l’uvetta con acqua calda (non bollente) per liberarla dalla paraffina e ammorbidirla, quindi l’ho fatta sgocciolare. Ho fatto sciogliere il burro, sbattuto e uova e dosato i liquori e la vaniglia in un bicchiere. Infine ho mescolato nella ciotola dell’impastatrice le farine, il sale, la buccia di limone e lo zucchero (il dulcita è stato scelto apposta per il colore ambrato che conferisce agli impasti).
Quindi, memore degli insegnamenti di Gennarino (li sentite i violini? bene !) per evitare che il burro soffocasse il lievito ho riunito elementi asciutti e elementi umidi aggiungendo prima il blob di lievito quindi il mini cocktail di liquori. Solo quando questi sono stati ben assorbiti dalla farina ho aggiunto le uova sbattute, fatto incorporare anche quelle e da ultimo versato il burro fuso appena tiepido.
Il braccio del magico Braun impastava e a me sembrava un colloso blob e stavo per aggiungere altra farina quando mi sono accorta che la massa pian piano si addensava.
Già, come al solito mi ero scordata che la farina ha bisogno di qualche minuto per assorbire i liquidi. Ho impastato, a bassa velocità, per 5 minuti abbondanti e lasciato lievitare nell’impastatrice per 2 ore. Quindi ho aggiunto l’uvetta asciugata e infarinata e le gocce di cioccolato e azionato l’impastatrice per incorporarli. Intanto ho spalmato generosissimamente di burro una forma rotonda da pane tedesco (quella avevo) e le ho affidato l’impasto abbandonandoli al caldo sotto un telo umido vicino al termosifone.
E sono andata in città a comprare i “fiori” da regalare a mammà per Natale.
Al mio ritorno ...



Beh, lo speravo e non ci speravo, chiunque abbia provato prima di me a fare un “panettone” capirà il mio allegro stupore.
Ho infornato a 180 ° per 15 minuti poi abbassato il mio troppo volenteroso forno a 150 ° e lasciato cuocere altri 45 minuti coprendo con carta forno a metà cottura. Quindi ho rovesciato la “creatura” su una griglia per dolci, l’ho avvolta in un telo per farla raffreddare lentamente e l’ho respirata con assoluta lussuria. E un pizzico di rammarico. Dovendola portare in Francia per il Natale, non l’avrei potuta assaggiare fino al giorno dopo !

La creatura, sempre avvolta nel suo candido telo è giunta a destinazione in ottima forma ma ci ha lasciato moooolto presto. E adesso non prendetevela con me. Io le virgolette a "Panettone" le ho messe.
Kat

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Aggiungi un posto a tavola!

Questa cosina qui l'ho trovata fuori della porta ieri notte! :-)
Noi siamo innamorati, i ragatti hanno sentimenti variabili ... ;-)
Bella? Visto che zampotte? :-D
Patt

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23 dicembre 2005

Santa Claus is alive and kicking

Ovvero non credete al post di Gennarino, Babbo Natale sta benissimo.
Quella era una controfigura e le renne erano made by Carlo Rambaldi.

R - Si, va bene, ho la barba ma non è bianca e Babbo Natale non lo faccio, ecco!
K - Eddddddai!
R - E perché poi?
K - Patt chiede se scriviamo noi un "pezzo" per Natale.
R - Gli auguri?
K - Anche.
R - Dopo che hai scritto peste e corna delle feste?!
K - Su dai, buttiamo giù la maschera. In fondo anche a noi piace giocare in cucina o con le decorazioni e gli addobbi.
R - Seee, con i gatti? Loro si che le palline...
K - Appunto. Qui non si può ma... possiamo sempre addobbare la casa dei Cuochi di carta.
R - Addobbi virtuali?
K - Mhm, ci vorrebbe qualcosa che parli
facilmente all'immaginazione....
R - Delle palline virtuali?
K - No và, basta palline.
R - Dei versi?
K - Ci sono già in linea quelli bellissimi di Montale citati da Lorenzo di Pianogrillo.
R - Profumi?
K - Siiiii! Comincia tu...
R - Acqua di fior d'arancio. Come il panettone appena sfornato.
K - Facciamo pandolce, va. Peccato non poterlo assaggiare. Quello dobbiamo portarlo in Francia. Intero ;-(
R - Panonno. Da mangiare domani col salmone.
K - Pain d'épices, quindi miele, zenzero, cannella, anice, chiodi di garofano, noce moscata.
Per accompagnare una fantastica mousse all'arancia che voglio provare a fare domani sera.
Uh, noce moscata! Aspetta che ne aggiungo una bella grattata per Marina!
R - Allora io aggiungo qualche chiodo di garofano. Per il bollito che Demerara starà sicuramente pensando di fare in questi giorni.
K - E la neve del Monte Baldo, che profumo avrà?
K & R - Paaaaatt, ehi Patt! Tocca te... Puoi anche glissare sul fatto che oggi nel putagé sono andate carbonizzate altre mele ;-)))
Noi andiamo a fare le valigie. Auguri e baci a tutti quanti.
Kat e Remy

P - 'spetta, 'spetta che arrivo! Ecco, sì, partite pure che ai ragatti e alla cucina ci penso io! Si, lo so: "stai attenta a non bruciare le mele" ... eeee ... ;-)
Adesso aggiungo ai vostri il profumo del caffè che piace tanto a Ka e poi, esssì, per "far Natale" ci vorrebbe l'odore dei rami di pino, ... ma è meglio se rimangono là dove sono nati, andremo domani a passeggiare per i boschi; poi, perché sia davvero "casa" ci vuole un po' di pelo di gatto sparso in giro e taaanti incarti infiocchettati con cui giocare!
Ecco: adesso è Natale!
Vado a cuocere la crema per il pandoro, auguri a tutti!
Patt
P.S.: Alberto continua a tacere, ma crea ... e vi manda la cartolina! :-)

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Non so a voi...


... ma a me il Natale m'ha gia' rotto. E me vo' sulla neve, come detto. Sul cucuzzolo del Monte Baldo, camper vista lago.
Pace, gioia e serenita' per tutti. :-)
Gennarino

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22 dicembre 2005

Allora, visto che appurammo la forma tonda del Natale...

Che dite di raccontarci un po' di ricordi? Culinari, ov corse, in perfetto "cuochidicarta-stail".
Inizio io, cosi' provo anche a vedere se riesco a pubblicare un post. Che, tonta come sono, mica sono convinta di aver capito tutto...;-))

Allora, Natale.
Non mi viene in mente ne' neve - bella forza, vivevo in riva al mare! - ne' babbo natale (che in Terronia mica si usava tanto, in verita'), ne' renne. Il Natale iniziava con l'arrivo in casa della Bestia, che per due giorni finiva per diventare padrone assoluto della vasca da bagno. Gia', perche' mica si poteva comprarlo all'ultimo momento: sarebbe stato troppo caro, il giorno della vigilia, e sicuramente si sarebbero trovati solo gli scarti.

Ma chi era la bestia, direte voi? Eccolo, ve lo presento. Accompagnato dal canonico urlo:

"S'N'E' FUJUTO O' CAPITONEEEE!!!"
Eggia', facile ammazzare un capitone, direte voi. Provateci, se non l'avete mai fatto, e ve ne accorgerete. La prima regola per cucinare il capitone e' semplicissima e rigidissima al riguardo: MAI comprare i capitoni la mattina della VIGILIA, all'acquisto si procede il 23, quando c'e' piu' scelta. In attesa dell'esecuzione si mettono nella vasca da bagno, che tanto a noi terroni mica ci serve per lavarci... ecche' lo facciamo a fare, tanto mica siamo sporchi...!Mannaggia amme', sto divagando... allora, lo strofinaccio intorno alla mano. Ci ho provato, lo giuro. Ad ammazzarlo, mai. Ad afferrarlo, si'. Il risultato? Sempre quello..."S'N'E' FUJUTO O CAPITONEEEE!!!"

Fatto che avrete questo (che, badate bene, NON e' un incidente di percorso ma un antico RITO) potrete procedere all'operazione *coltellaccio*. Non e' roba da femminucce, spetta ad un vero duro, al *maschio* di casa. Capitone nella sinistra, coltellaccio nella destra, espressione da Jack in Shining e... ZAC!!! Robespierre, al confronto, era un dilettante. Prima la testa, poi il corpo. La bestia viene tagliata in pezzi di lunghezza uniforme, 5-6 cm. Poi viene strofinata con sale grosso, in modo da togliere la viscosita', sciacquata e parcheggiata sul lavandino dove - ORRORE!!! - continua ad agitarsi per un paio di ore. Lasciatela pur li', magari continuate pure a fissarla pensando, come sempre facevo io, "col cavolo che la tocco quella robbba li'..." e quand'e' ora, sperate che qualcun altro si offra volontario.Se - come al solito - questo non succede, fatevi coraggio: prendete quelle cose viscide e mobili, non pensate al fatto che continuano a muoversi che le loro bocche tentano ANCORA di afferrarvi le dita, e passatele nella farina. Poi padella, olio bollente e sale. Tutto qua, in tavola bello caldo, dove (dopo un paio di antipasti, due primi, un fritto di mare e chi ne ha piu' ne metta) il coro si alza unanime: "NU'TTENGO CCHIU' FAMEEEE...!!!". Eggia', il *vero* capitone, quello che ti dice che la cena della Vigilia e' stata una cena come-si-deve, si mangia a Santo Stefano, marinato nell'aceto, "a'scapece". Perche' al suo arrivo in tavola, gia' tutti si sono strafocati al massimo e di posto "proprio nun c'n'sta cchiu'". Lo si sa gia' da prima, questo, tanto che ogni anno arriva lapidaria la frase della mamma "L'anno prossimo basta capitone....!!!". Ma poi, arriva il 23. E ci si ritrova a pensare che, senza capitone, manco "Natale in casa Cupiello" sarebbe la stessa cosa...
Gennarino

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Natale, che palline!


Scrive un amico: “Non latito. E’ natale ( minuscolo)”.
E l’avevo notato che lo scrivi minuscolo apposta . Lo scrivo così anch’ io. Anche per me natale è soprattutto stress, fretta, obblighi, tensioni. Anche a me mette angoscia e depressione, anzi quasi quasi mi attizza la cattiveria.
Però, sono cose che non si dicono, oppure sottovoce. Non si usa ammettere che a Natale le palline che girano non sono solo quelle dell’albero. Però sono tante, ma proprio tante ! Così ho cercato di capire perché, per come e gli eventuali rimedi. Leggi qua, leggi là, ecco quello che ho capito ( ?) ed elaborato :

A Natale siamo tristi perché... fa buio. Sarà pur vero che le giornate iniziano a ricrescere ma mica si vede subito ! Ormai è cosa nota che una gran fetta di popolazione patisce l’assenza di luce. E allora spariamo a mille tutte le lampade di casa. Natale è l’unico momento in cui nessuno oserà sbraitare : «Ma spegni , sprecona ! ».

A Natale siamo tristi perché...un tempo ci vedevamo crescere assieme ai giocattoli ricevuti (triciclo, biciclettina, mountain bike). Ora al massimo, a crescere è la taglia dei jeans. Soprattutto a Natale !
A Natale siamo tristi e pesanti perché le cene e i pranzi che si riescono a scansare sono meno numerosi di quelli che si devono ingurgitare, oltre a tutto in rapida e ravvicinata sequenza. Pensa che ti ripensa, riesco ad intravedere solo due soluzioni. O siete voi ad invitare tutti, magari proponendo un menù in stile francese, poche cose (un antipasto, un piatto con contorno, un dolce) ma raffinatissime. Oppure sparate la più efficace delle pie bugie : “Sapessi Nonna, ho iniziato a fare sport . Eh lo so che ancora non si vede. Però sto andando bene e, sai, l’allenatore dice che devo dimagrire un po’...” “Ah , Mamma, ho ricominciato a tirare con l’arco. Eh lo so che alla mia età bisogna andarci piano, soprattutto con questa maledetta pancetta !”
Vogliamo scommettere che per una volta riuscirete a scansare la terza porzione di lasagne ?

Natale è rabbia e dolore. I brutti ricordi riaffiorano, gli assenti mancano più che mai e in famiglia i rancori covano sotto la fragile vernice degli auguri e degli abbracci. Covano covano e qualche volta esplodono. Beh, costi quel che costi aspettate il 26 dicembre per sbottare. Volete forse che il senso di colpa per aver rovinato la festa vi rovini il sollievo di aver finalmente mandato a stendere la spocchiosissima suocera o l’insopportabile cognata? Ennò, quelli sono regali che ci si fa solo ogni tanto. Vanno gustati appieno !

A Natale ogni delusione vale. I regali sono raramente quelli attesi ( oppure mancano le pile ;-).
Beh, non l'avete ancora capito che quel buffo capellino di feltro col ponpon a virgola ve lo dovete comprare voi ?

A Natale, o troppo soli o troppo accompagnati. Diventa evidente che malgrado i nostri sforzi non potremo accontentare tutti. Natale con la mamma o con la suocera ? Con mamma o con papà ( quando l’amore ha traslocato in case separate) ?
Io una soluzione ce l’avrei. Mollare tutti lì e farsi un bel viaggio. Oppure...ma si, regalare un bel viaggio a mamma e papà un anno e ai suoceri l’anno dopo. Si festeggia con quelli rimasti a casa e si risparmia. Eh si, perché noi sogniamo le Maldive mentre loro più un là di Tenerife non si avventurerebbero mai.

A Natale l’affannosa ricerca del nostro cuore e dei nostri occhi da bambino ( cioè delle pile per mettere in moto il maialino di plastica rosa che grufola rincorrendoci e facendoci urlare di gioia) è più infruttuosa che mai.
Giù le mani dal trenino ! Avete aspettato anni di avere l’età per metterle altrove...

Ah, dimenticavo ! A Natale siamo tristi perché non crediamo più a Babbo Natale, l’indispensabile Babbo Natale, il più terapeutico dei miti moderni. Soprattutto nelle famiglie scombinate o ricostituite ma in doppio. Babbo Natale è ... il mediatore per eccellenza. E’ lui a scegliere in quale casa portare i giocattoli, possiamo permetterci di non ringraziarlo se un regalo non ci piace e, non appartenendo a nessuna religione, le riconcilia tutte.
Come raccatta le palle lui nessuno, viva Babbo Natale !
Kat

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20 dicembre 2005

Seppie in zimino

Da San Remo ci è giunto questo succulento invito a pranzo da Mariber:

"Va bene, parliamo di Zimino (o zemino, o zemìn). Devo premettere che non sono un'esperta: non vi offro dunque una ricetta di famiglia, di quelle che mi ha insegnato la nonna: lo zimino, che ho sempre scelto ed apprezzato quando lo incontravo nelle trattorie che amano dare il giusto risalto alle ricette tradizionali, lo pratico da un paio d'anni soltanto...
Dapprima ho preso confidenza con lo zimino di ceci, seguendo la ricetta di Anita:
resta tutt'ora il mio preferito, ma mi accorgo che il pesce esercita una seduzione maggiore sugli ospiti rispetto ai poveri legumi... perciò ho pian piano messo a punto questa ricetta ibrida.
Ibrida, sì, perché ho preso ciò che più mi piaceva dall'una e dall'altra ricetta, quindi c'è un po' di Anita e un po' di "Codice della cucina ligure", qualche riga copiata qua e là e qualche tocco spurio prettamente mariberiano.
Orbene, ecco gli ingredienti:
1kg. di bietole (possibilmente piccole)
800 gr. di seppie già pulite
25 gr. di funghi secchi
1 cipolla
1 spicchio d' aglio
1 carota
1/2 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 tazza di brodo vegetale
1 manciatina di pinoli
vino bianco secco
olio extra v. oliva
prezzemolo
sale - pepe - peperoncino

Cominciamo con le operazioni... da affidare a Remy. Pulire le seppie e tagliarle a striscioline o a pezzetti. Mondare le bietole (se non sono tenerissime è bene levare la costa) e tagliarle o spezzarle a striscioline. Tritare aglio, cipolla, sedano e carota. Ora possiamo entrare in campo noi ragasse: in un tegame capiente mettiamo un filo d'olio evo e giusto un granellino di burro (senza dirlo ai liguri, mi raccomando). Facciamo imbiondire il nostro soffritto, che - come ormai tutti sanno - soffriggere non deve, ma solo dorare. Aggiungiamo le seppie e sfumiamo con un po' di vino bianco. C'è chi a questo punto mette un po' di sale, ma con i cibi di mare in genere preferisco rimandare a più tardi l'operazione. Lasciamo cuocere a fuoco basso in modo che le seppie cedano un po' di liquido, nel frattempo potremmo mettere a bagno i funghi secchi in una scodella con acqua calda. Nonappena le seppie cominciano ad asciugarsi preleviamo i funghi, li strizziamo delicatamente e li facciamo tritare a Remy. Prepariamo una piccola tazza di brodo vegetale (con la verdurina, o anche col dado, o al limite va bene anche acqua calda con un po' di acqua dei funghi diligentemente filtrata) e ci sciogliamo dentro mezzo cucchiaio di concentrato di pomodoro: con qualche cucchiaio di questo liquido bagnamo le seppie, aggiungiamo i funghi tritati, le bietole spezzettate, un po' di sale (ora sì), una macinata di pepe e incoperchiamo. Lasciamo cuocere a fuoco dolce per almeno mezz'oretta, controllando ogni tanto che il tutto non si asciughi troppo, inumidendo all'occorrenza. Quando le seppie saranno abbastanza tenere, quindi pochi minuti prima di spegnere, potremo aggiungere i pinoli e una spruzzata di prezzemolo tritato, quindi aggiusteremo di sale e metteremo appena appena una punta di peperoncino.... Via dal fuoco, non dimentichiamoci una bella C di olio buono buono a crudo... Mmmm...
Potremmo servire lo zimino con fette di pane abbrustolite (strofinate o no con l'aglio)... ma questa volta abbiamo deciso di servirlo come "couscous à zemin", come ci ha fatto balenare per il capo Patt.

(Comunicazione a tutti coloro che conoscono la "vera, unica, sola, incontrastata, imprescindibile ricetta di zimino": lo so, tanti di voi usano una dadolata di pomodori freschi, altro che concentrato!; lo so, molti sostengono che i funghi secchi vanno bene nello zimino di legumi, e non in quelli di pesce; lo so, secondo alcuni il soffritto dev'essere di soli aglio e cipolla; lo so, tanti preferiscono "legare" il sughetto con un cucchiaio di farina, qualcuno "i pinoli proprio no", certi poi abbasso le seppie e viva i calamari.... Lo so, vi ho fatto un po' arrabbiare... però io e la frigatta ci siamo leccate i baffi, oh!) "

Grazie Stelassa Marina ! A che ora arriviamo ? Meglio questa sera a cena ?

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19 dicembre 2005

Mele al forno

Qualcuno dubitava ancora delle mie capacità in cucina?

Patt

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18 dicembre 2005

Natale con la Zia!

Ma voi l’avete, vero, una vecchia zia? Di quelle tanto care, che a Natale non si può proprio non invitare? Beh, io ce l’ho e a Natale la invito sempre. Però … Dovete sapere che la cara zietta è vegetariana. Nulla di male in questo, anzi, ma complica un po’ la stesura del menù che deve accontentare esigenze e capricci vari di tutti i commensali. L’altr’anno non avevo davvero tempo di cucinare. Forse un giretto in internet mi avrebbe aiutato! E … sì, eccola l'idea: cuscus! No, non sono impazzita! Mi è parso l’uovo di Colombo: una base che ognuno poteva comporre da sè con le aggiunte più gradite. Da non sottovalutare, poi, il fatto che si può preparare tutto il giorno prima. Se anche voi avete una vecchia zia vegetariana e vi serve un'idea, ecco quel che ho preparato:


- ingredienti, in ordine sparso di apparizione:
(le dosi, mi spiace, sono derivate dall’estro del momento)

cuscus precotto
cipolla
melanzane
peperoni
zucchine
pomodorini ciliegia
ceci
passata di pomodoro
aglio (facoltativo)
prezzemolo
basilico
capperi
origano
olio e.v.o.
sale
pepe
harissa
uova


- preparazione:

Fate lessare “al dente” i ceci (oppure usate quelli in scatola), poi passateli in un tegame nel quale avrete preparato un soffritto con un filo d’olio e la cipolla tritata; fateli insaporire, quindi aggiungete la passata di pomodoro, acqua quanto basta per allungare parecchio il sugo che poi vi servirà per il cuscus; aggiustate di sale e tenete in caldo.
Fate rinvenire il cuscus secondo le istruzioni riportate sulla confezione e mischiateci una parte del sugo dei ceci. Lasciate riposare.
Fate grigliare zucchine, melanzane e peperoni, condite con sale, pepe e poco olio e tagliate tutto a pezzetti non troppo piccoli, senza però mescolare le verdure tra loro.
Tagliate a metà i pomodorini e disponeteli, col lato tagliato verso l’alto, in un tegame con un goccio d’olio, cospargeteli con l’origano, mettete il coperchio e fate cuocere per pochi istanti a fiamma alta; dovranno essere solo scottati e non disfarsi. Solo al momento di comporre il piatto potrete salarli, altrimenti si rovinerebbero.
Tritate assieme prezzemolo, basilico, capperi e, solo se piace a tutti, anche poco aglio; salate poco e aggiungete olio quanto basta per ottenere una salsa molto fluida.
Fate rassodare le uova e tagliatele a fettine con l’apposito aggeggio, magari più affilato del mio che me le ha tutte spiaccicate ;-)
Poco prima di andare in tavola, riscaldate il cuscus, i ceci e -brevemente- i pomodorini, mentre le verdure grigliate basterà siano a temperatura ambiente.
Ora prendete un grande piatto da portata e disponete al centro il cuscus, creando una montagnola con un avvallamento sulla cima, nella quale metterete i ceci con tutto il loro sugo e, sopra e a cadere sui fianchi, i pomodorini. Tutt’attorno disponete a mucchietti, alternando i colori, le verdure grigliate e infine decorate con le fettine di uovo sodo. In tavola avrete già preparato le scodelline con la salsa verde e l’harissa, oltre all’oliera e alla pepiera che poi ognuno userà a suo piacimento.

È un piatto completo, dato che contiene cereali, legumi e verdure. Se però non avete zie vegetariane, potete accompagnarlo anche a pezzi di carne; io preparo del petto di pollo a cubetti, rosolato in padella con olio e fettine di cipolla, poi lo faccio sfumare con un goccio di vino bianco secco e lascio cuocere con un mestolo di brodo e un cucchiaino di curry in polvere.
Patt

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17 dicembre 2005

Il pane del Sabato


Sono ormai due anni che non compriamo più il pane e, se capita, lo facciamo anche di mercoledì, di venerdì o in qualunque altro giorno della settimana.
Lo chiamiamo il pane del sabato soltanto perchè, all'inizio, era davvero quello il giorno dedicato alla panificazione. O, meglio, fare il pane era il mio "loisir" il mio "piacere da tempo libero" del sabato mattina.
Ancora oggi, panifico (oh mamma, mi sembra di essere uno vero), panifico volentieri nei giorni di riposo, di sciopero, di malattia...
All'inizio impastavo a mano, godendomi anche il piacere di sentire la sericità della farina che si stemperava nell'acqua cambiando consistenza mentre prendeva vita.
I panettieri, quelli veri, dicono che bisogna lavorarlo sino a quando l'impasto non diventa elastico. Noi "amatori" diciamo che l'impasto "diventa vivo".
Oggi, vittima anch'io del "tecnologismo consumistico" uso un accessorio impastatore di un "robot da cucina" dopo aver usato a lungo la macchina del pane come impastatrice.
Però, il piacere e l'orgoglio di riuscire una lievitazione, sono rimasti immutati. Non è così evidente: la temperatura, l'umidità, il vento e la qualità delle farine, influenzano notevolmente il risultato.
E, ogni volta che tolgo dal forno la pagnotta cotta, rimango stupito come la prima volta dal miracolo che si è compiuto mio malgrado.
Va bene, basta chiacchiere da innamorato, ecco la ricetta.

Ingredienti:
100 g. di farina manitoba (farina d'America)
500 g. di semola di grano duro.
400 ml d'acqua
12 g. di lievito di birra fresco
7 g. di sale (un cucchiaino colmo)
zucchero (mezzo cucchiaio)

Preparazione:
I ritmi e i tempi variano a seconda delle stagioni (a seconda dalla temperatura, in realtà).
Io faccio il pane in questo modo quando in casa ci sono 20° circa.
Metteto l'acqua tiepida (25°-35°) in un contenitore. Userò solo quella dosata, è importante.
In una ciotola scaldata sul termosifone (temperatura del corpo circa), sbriciolo mezzo cubetto di lievito di birra fresco. Aggiungo due cucchiai di farina (presa dalla quantità pesata), lo zucchero e acqua sino ad ottenere un'impasto cremoso. La densità dell'impasto non è fondamentale.
Copro la ciotola con uno strofinaccio e lascio riposare il "lievitino" per una mezz'oretta in un luogo caldo (non oltre i 40°). Meno fa caldo più dev'essere lungo il tempo di lievitazione.
Metto la farina rimasta nell'impastatrice assieme al sale e faccio girare per alcuni secondi alla velocità minima, per mescolare il sale che non deve mai entrare in contatto direttamente con il lievito.
Quando il lievitino è pronto, lo aggiungo alla farina assieme a tre quarti dell'acqua rimasta. Faccio girare alla velocità minima per cinque minuti. Lascio riposare un paio di minuti ed aggiugo aventualmente acqua. l'impasto dev'essere sodo, compatto ed omogeneo.
Lascio impastare, sempre alla velocità minima, per un'altro quarto d'ora. Intanto faccio scaldare una grossa ciotola (una grossa insalatiera). La temperatura massima è sempre quella del corpo umano.
Tolgo l'impasto dal robot e lo metto nella ciotola, eventualmente spolverata con un velo di farina.
Copro con uno strofinaccio umido (quasi bagnato) e lascio lievitare nel punto più caldo della casa (ma non troppo) per due ore o più (A volte vado a trovare la mia mamma o in biblioteca). Quando rientro, scopro la ciotola e... ohhh... gli ficco un pugno nel centro per godermi lo sgonfiamento del impasto lievitato. Lo lavoro ancora per alcuni secondi per "sgassarlo" poi gli do la forma prescelta e lo depongo su una teglia antiaderente o su una teglia normale con un foglio di carta forno. Quando gli faccio dei tagli, uso una lama affilatissima (meglio la lametta di un rasoio).
Metto nuovamente a lievitare in luogo caldo.
Di solito in forno con una ciotola di acqua bollente e la luce accesa.
Lascio lievitare per altre due ore e accendo il forno a 220° senza togliere il pane ne la ciotola dell'acqua. (attenzione, ora non bisogna più farlo sgonfiare). Lascio cuocere per 10 minuti circa e poi abbasso a 180° per altri 35-40 minuti. Eventualmente lo copro con un foglio di carta forno se diventa troppo scuro.
Passato questo tempo tiro fuori la teglia, giro la pagnotta e la batto con le nocche: se suona "vuoto" è cotta.
L'avvolgo in un canovaccio e la depongo su una griglia da torta per farla raffreddare. Non bisognerebbe tagliare il pane caldo che non fa bene e si rovina (io lo faccio regolarmente, è troppo buono).
Faccio anche un'altra cosa: non appena lo tolgo dallo strofinaccio, lo prendo tra le mani e schiacciando i pollici lo faccio "scrocchiare" per sentire la sua voce.
Il pane fatto in questo modo dura parecchi giorni. Io lo metto in un sacchetto di tessuto di cotone ma i sacchetti di carta dei panettieri, vanno bene uguale.



Ho cominciato a fare il pane leggendo le ricette della "macchina per il pane" poi ho partecipato ad un corso estemporaneo, tra amici, tenutosi nell'appenino emiliano, la maestra che mi ha insegnato e mi ha trasmesso la passione si chiama Gennarino e la trovate qui:
http://www.panefattoincasa.net
http://www.gennarino.org

Remy

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16 dicembre 2005

Straccetti Saraceni Miscredenti


Che sarebbero poi parenti degeneri dei pizzoccheri. Molto degeneri. Non ce ne vogliano i Valtellinesi, della ricetta doc sono rimaste solo farina di saraceno e patate a dadini. Niente formaggio, ancor meno burro, niente verze e erbette, patate saltate anziché lessate con la pasta, neppure il formato abbiamo rispettato. L’appetito era troppo per trafilare la pasta. Tre giri di rotella e via. Mentre Remy impastava, ho affettato la cipolla e tagliato la patata, mentre tirava la sfoglia a macchina, ho spadellato patate e salsiccetta, mentre la pasta cuoceva ho fatto friggere anelli di cipolla per il tocco finale ( ideato da Remy).

Dosi per 4 persone

Per la pasta :
un uovo
una tazzina d’acqua
un etto di farina di grano duro
un etto di farina di saraceno

Per il condimento:
due patate medie
una cipolla
mezzo metro di salsiccia magra ( così la fa Leo, il nostro macellaio )
4 cucchiai d’ olio e.v.o + quello per friggere

Mescolare le due farine, fare la fontana, versarvi l’uovo sbattuto, incorporarlo con una forchetta quindi iniziare ad impastare aggiungendo acqua a poco a poco fino ad ottenere un impasto sodo. Metterlo a riposare un’oretta in frigo.
Intanto, tagliare le patate a dadini piccoli e regolari, non per mania della precisione ma per ottenere una cottura uniforme. Tagliare in due la cipolla. Con una mandolina ricavare sottili anelli dalla parte più larga. Visto che ne abbiamo il tempo possiamo metterli a bagno in acqua fredda per renderli più dolci. Tritare finemente il resto della cipolla e farla rosolare in padella. Aggiungere quindi le patate a dadini e spadellare fino a farle dorare leggermente. Se si abbronzassero troppo, unire acqua calda , un mestolo per volta. A parte, rosolare la salsiccia sbricciolandola con un cucchiaio di legno. Unirla poi alle patate e portare queste ultime a cottura lasciando un po’ di “umido”. Patate sode consentono di ottenere un piatto più presentabile, patate farinose un condimento più cremoso. Di solito sono loro a scegliere...
Tirare la sfoglia a macchina assotigliandola fino alla penultima tacca. Con la sfloglia velo questo tipo di impasto, una volta cotto, non è molto presentabile.
Tagliare a straccetti irregolari col cotello o l’apposita rotella.
Sgocciolare e asciugare con cura gli anelli di cipolla, spolverizzarli lievemente di farina e farli friggere in olio bollente. Più caldo è l’olio e rapida la cottura più sarà facile ottenere anelli belli aperti. Intanto cuocere la pasta al dente quindi saltarla un attimo con patate e salsiccia, distribuire nei piatti e guarnire con gli anelli di cipolla fritta.

NB per chi come noi non ha la lavastoviglie e detesta allagare il fornello: a metà cottura versate le patate in una fondina, rosolate la salsiccia nella loro padella quindi riunitele. E usate una pentola larga per cuocere la pasta, i pizzoccheri fanno schiuma e da una pentola alta debordano sempre.

Insomma, detto fra noi, è solo un piatto di pasta taragna condito con un umido di patate e salsiccia e non è neppure grasso. Ed è buona anche la versione NO PIG .

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15 dicembre 2005

Bruno, tra il castano e il nero

Da "La daga nel loden" di Lella Costa. Editrice Feltrinelli-1992
( Orpo... 92! Noi l'abbiamo vista in teatro nel 93... Ma dove sono finiti i 12 anni che in teoria, e pure in pratica, starebbero in mezzo ? )

"(...) C' è una figura, particolarmente legata allo spirito del 68, che vorrei ricordare stasera...
Una sorta di simbolo, una scelta di campo, un protagonista indimenticato della vita di tanti di noi... Vorrei dedicargli una ballata: capirete dopo poche battute di che si tratta...

Perché se è vero che le bionde colpiscono ma poi le brune restano
questo deve pur valere anche per loro, no ?
E allora quello che vogliamo, quello che a noi piace,
quello che scegliamo, è lui:
Bruno, tra il castano e il nero,
emblema immediato di popoli emergenti,
di culture non decadenti,
sicuro di sè ma non invadente,
dolce quanto basta, ma con certe amarezze
di chi ha una storia fatta di alti e bassi,
di successi ma anche di incertezze.
Lui sicuramente di sinistra, schivo e fiero,
ma che non rinnega
la sua precisa identità nostrana, nazionale
e perché no,
perfino popolare...
A volte erroneamente scritto col kappa
da frange di provocatori, lui!
così fiero di essere italiano!
Anche se le sue origini arrivano da lontano...
Americano, infatti per parte di padre -
un Ginger-ale anonimo, rude e testardo,
unico beveraggio non alcolico
caro ad Ernest il Grosso, ed il suo seguito
giunto in Ispagna nel trentasei
( Ernest, va senza dirlo, è Hemingway) -
Laggiù conobbe lei, e la rese madre.
Coppia stupenda : lui frizzante, eccentrico,
e lei mediterranea, una vera
e nera
China -
calda, sincera e riservata insieme ma sensuale-
Il loro amore esplose come un botto.
Ne nacque Lui, e fu chiamato
après Maman,
...Chinotto...
Varia è la vita, affascinante e strana-
separa, unisce...
Suonò più volte la mitica campana, e il Nostro,
appena nato,
fu riportato
nell'italica terra di sua madre, e lì allevato
ed amorevolmente indottrinato,
dalla nonna materna:
gran figura di Spuma, scura e austera...
anarchica ovviamente, e di Carrara,
che gli seppe spiegare l'Ingiustizia
ma anche lo splendor di primavera...
Crebbe così, schivo e gradevole...
Frequentò Seven-Up fasulle ed effimere
per non scordare l'idioma di suo padre ;
ma fu semmai con semplici cedrate ...
con certe gazzose venete e interclassiste, ma simpatiche
che trascorse il periodo beato di gioventù,
tra questioni amletiche
tipo la vita, il suo significato...
se possa l'anidride causar coliche...
o se sia preferibile il gelato...
Visse anche gli anni della Grande Passione,
del Grande Freddo e accrescitivi vari;
non capì tutto, li amò molto , ne fu ricambiato,
rivalutato, recuperato...
Amò gli amanti - ne dissetò l'ugole -
Nemico degli yuppies, che lo giudicano -
e non a torto -
un irriducibile...
E' Lui, sola bevanda omologata
per chi non ne può più delle straniere,
di Coca Pepsi Fanta e altre ancora
troppo pubblicizzate ;
perché se quelle, tanto decantate,
provi a berle dopo fatto l'amore
così fasullo e dolciastro è il sapore
che ti ritrovi la sete dopo un po' -
ma col Chinotto, col Chinotto no...
E se presi da smanie di modernità
te lo propongono in versione lattina,
tu scrolla il capo e pretendi la bottiglia:
la mitica e un po' ruvida bottiglia
dalla presa sicura;
che non è comodo stappare a letto, è vero,
e in fondo dentro non ce n'è poi tanto...
Ma se l'amore lo fai per amore,
se non ti piace lo stato poliziotto,
se non ti abboni al Sole Ventiquattrore,
non barare dài: sei un tipo da Chinotto...
Perché si, le bionde colpiscono, le brune restano, però
tutte prima o poi tradiscono...
Ma il Chinotto... il Chinotto
beh, il Chinotto no... "

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14 dicembre 2005

Mortadella Bar

Qui, in campamontagna a più di cento chilometri da una città "provinciale", le novità arrivano con molto ritardo, ammantate di una sorta di aura leggendaria che ci fa un po' sorridere, ora che non ci fa più sognare.
Purtroppo però, arrivano e, seppur con ritardo di mesi, arrivano al galoppo. Un povero diavolo ha appena fatto in tempo ad imparare a dire sushibar, che già è diventato un Wine and Food Bar.
E allora, con la faccia di chi ha scelto molti anni fa di non uniformare la propria ignoranza, io chiedo.
Prima mi guardano strano poi, con un certo coraggio si guardano dentro e... improvvisano una spiegazione raffazzonata.

" Un wine and food bar è una cosa talmente ovvia che non ha bisogno di spiegazioni, ce n'è uno in via..."
" Si, va bene ma... Non potrebbero chiamarlo Cantina, come cinquant'anni fa?"
" Enno, è diverso, molto diverso"
" In cosa?"
" Sei vecchio e non capisci niente"
" E certo, Wineandfoodbar è più semplice ed evocativo e tutti lo capiscono immediatamente ma, se volessi bermi un chinotto?"
" Chinotto? Ma è da trogloditi"
" Ah si? E la gazzosa è da giovani invece?"
" Gazzosa?"
" Si, tu non bevi gazzosa?"
" Assolutamente no! Io bevo sprite".
“ Appunto!”
E con questo ci rinuncio, però...
Per consolarmi della impossibilità di capire dove si possa trovare un onesto chinotto (per favore, non cambiategli il nome) comincio a fantasticare sulla possibilità di chiudere il winerobivaribar e di sostituirlo con una CANTINA con attesissimo “Intermezzo Pane e Mortadella ". No, non tramezzino, Intermezzo.
Però avete capito benissimo: pane e Mortadella, il cibo degli dei e dei muratori (se non si fosse ancora capito, tifo per i secondi).
Si potrebbe addirittura proporre un menu pane e Mortadella, tipo questo:

Pane e Mortadella sbarazzino
Mortadella a fette sottili avvolta attorno a un grissino, con:
-clinto
-grignolino
-serprino
-birra bionda, rossa

Pane e Mortadella doc
Mortadella a fette sottili a farcire una biova accompagnata da:
- chianti
- barbera
- cabernet
- montepulciano nobile

Pane e Mortadella snob
spiedini di cubetti di Mortadella e pane di Altamura, con:
-morellino di scansano
-prosecco di valdobbiadene
-sassello
-müller türgau
-birra scura

Pane e Mordadella che se la tira
sandwish di scaglie di sedano rapa e Mortadella (senza pane, évidemment), con:
- sassicaia
- brunello di montalcino
- piccolit

Con il pane e mortadella sono assolutamente vietati:
-tutte le bibite dolci e gassate (chinotto compreso)
-il nero d'avola, almeno sino a quando non finisce la moda di metterlo dappertutto.
-l'aceto balsamico di Modena per la stessa ragione, specialmente quello da sei euro al litro.
Remy

continua...

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12 dicembre 2005

Il broccolo di Natale


Da un'amica, che ringraziamo di cuore, abbiamo ricevuto il seguente commento alla pizza di Remy:
"La vostra ricetta altamente depurativa (dato l'uso dei broccoli) e quantomai prenatalizia (vedere foto) mi ha definitivamente conquistata..."

L'illustrazione proviene da
: www.lapelle.it

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Orzotto al Radicchio


Ieri sera faceva freschetto (-8°) e l'orto, da sotto la neve gelata, aveva prodotto ancora qualche pianta di radicchio. E quindi? Quindi orzotto!

Ingredienti:

250 gr orzo perlato
100 gr cipolla (insomma, una cipolla media)
dorata o, meglio, tropea
100 gr pancetta affumicata
200 gr radicchio, trevisano tardivo o veronese, o, se possibile, entrambi
50 gr burro
1 litro abbondante di brodo
sale e pepe quanto basta
formaggio grana a piacere
¼ di litro di vino rosso, ideale il cabernet

Preparazione:

Tritare la cipolla e tagliare la pancetta a cubetti piccolissimi -più o meno come un chicco d'orzo quando è cotto- e far soffriggere a fuoco vivace con quasi tutto il burro. Quando tutto è ben rosolato, aggiungere il radicchio affettato sottilmente, salare poco e lasciar appassire mescolando spesso.
Unire l'orzo, mescolare qualche istante per farlo insaporire e bagnare con il vino caldo. Lasciar evaporare a fuoco forte, poi coprire con il brodo bollente e far cuocere a fiamma molto dolce mescolando spesso. Ci vorrà parecchio, circa un'oretta. Se fosse necessario, aggiungere brodo, sempre ben caldo.
A cottura ultimata, aggiustare di sale e mantecare con il rimanente burro. Servire con abbondante formaggio grattugiato e, se piace, con pepe nero macinato al momento.

Volendo "fare scena", lo si potrebbe servire dentro cestini di formaggio monoporzione, decorati con ciuffetti di radicchio.
Patt

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11 dicembre 2005

Pizza alta con bufala, lardo e broccoli



Manca poco a Natale, vero ? Dobbiamo stare leggeri, vero?
Allora... Remy propone:

Ingredienti per la pasta

20 cl di acqua
100 g. di farina Manitoba
200 g. di farina di grano duro
10 -12 g. di lievito di birra fresco
(mezzo cubetto scarso)
½ cucchiaino di sale
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaio di olio di oliva

Ingredienti per la guarnitura

Una mozzarella di bufala
8 – 10 fettine di lardo di Arnad
½ scodella di broccoli
Olio extra vergine di oliva
Sale
(peperoncino)

Stemperare il lievito in un terzo dell’acqua (possibilmente tiepida), aggiungere due cucchiai di farina prelevati dal totale e lo zucchero. Amalgamare con un cucchiaio di legno. Coprire con un canovaccio umido e lasciare riposare per mezz’ora.
In un recipiente, mescolare le farine al sale e formare una fontana. Versarvi il lievito, l’olio e l’acqua rimanente. Amalgamare con un cucchiaio di legno sino a quando non sarà sufficientemente compatto da poter passare su una spianatoia. Lavorarlo per fargli inglobare aria sino a quando l’impasto non sarà elastico (un quarto d’ora circa). Riporlo nel recipiente e coprirlo con un canovaccio umido. Lasciare lievitare per due ore.
Lavorarlo nuovamente sulla spianatoia per un paio di minuti e formare una palla. Coprirla con un canovaccio e lasciarla lievitare per una mezz’ora.
Accendere il forno al massimo 240/270°, nel frattempo schiacciare la palla con le mani fino a formare un disco (non usare il matterello che chiuderebbe i pori). Riporla in una teglia antiaderente (oppure rivestita di carta forno) e allargare l’impasto con la punta delle dita facendo in modo da formare un bordo. L’altezza della pizza, prima della cottura dovrebbe essere di circa un centimetro.
Guarnirla con i broccoli scottati e tagliati a tocchetti, il lardo a fettine sottili e la mozzarella a dadini. Infornare per 15 – 20 minuti e far dorare con il grill.
Da accompagnarsi con un vino bianco leggero e frizzante, tipo prosecco.

ps : veramente la prima volta che l'abbiamo fatta era agosto, quando negli orti di mezza montagna i broccoli si decidono a maturare.

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10 dicembre 2005

Penne in Padella

Ovvero: Namberuan!
Remy - Saluto io per primo perché dopo non mi riuscirà di piazzare una parola. Con due donne...! E Alberto che disegna e tace, (per ora).
Patt - Guarda che se ti metti da subito nella parte della vittima, poi ti rimane appiccicata.
Kat - E invece sei l'indispensabile "tecnico" della squadra base.
Patt - Già, squadra base, perché questo è un blog collettivo.
Kat - Collettivo e a distanza.
Patt - Per ora siamo in tre. Quei due in Valle d'Aosta e io a Belluno.
Remy -Distanza a parte, siamo amici.
Patt - Ci siamo conosciuti in rete tre anni fa.
Kat - E qualche settimana fa ci è venuta la voglia di fare qualcosa assieme.
Patt - Malgrado la distanza.
Kat - O per via della distanza. Per annullarla!
Patt - E allora che si fa ?
Remy - Magari un blog!
Kat - E come lo si fa ?
KatPattRemy - Come viene!!!
Patt - Perché noi siamo così, esperti no ma entusiasti si. Non vogliamo aspettare di diventare bravi, di potervi apparecchiare la tavola col servizio buono e le posate d'argento nel salotto bello, ma vi offriamo con semplicità quel che abbiamo. Il tavolo traballa un po', le sedie sono scompagnate e il mobilio è fatto con le cassette delle mele ma il calore di casa c'è e col tempo verrà anche il resto. Siamo matti? Si, può darsi, anzi: è certo! Ma abbiamo voglia di divertirci insieme e se vorrete pranzare con noi sarà ancora più bello. Venite?

MENU NAMBERUAN
Kat - Si parte?
Patt - Si parte!
Remy - Chi cucina per primo ?
Kat - Tutti e tre, no !? Il dolce lo faccio io!
Remy - E io mi occupo della musica! Sapete …


… a me mi piace …
Cucinare in padella e con la musica in sottofondo. Mi piace inventare mentre già sta cuocendo. Pensare agli ingredienti mentre l’aglio, messo a scaldare nell’olio, mi stimola con il suo edulissimo afrore. Mi piace rimestare in continuazione, magari “far saltare” con abile (si fa per dire) gesto del polso. Mi piace sentire il “cucinando” che ti invita ad aggiungere un sapore proprio in quel momento li.
E allora spadello a suon di musica i mie piatti preferiti:
-Coniglio al “uischi” e timo. Con musica celtica.
-Filetto di maiale al vino rosso e mele renette. Con Jan Garbareck.
-Curry di finocchi con uvetta e mele. Con Paolo Conte.
-Diaframma (onglet) rosolato intero, tagliato a fette mentre si deglassa la padella con aceto balsamico (rigorosamente finto) e rimesso a cuocere per poco, pochissimo. Con i Brandeburghesi (J.S. Bach)
-Petto di pollo tagliato a cubetti (un centimetro- mezzo pollice per gli anglosassofili) e saltato con sedano e anacardi; bagnandolo con un brodo vegetale leggero. Con Fiorella Mannoia.
-Ossibuchi all’aceto di lamponi e arance. Con Loreena MacKennit e Enia (La cottura è lunga).
-Coniglio con noci e olive. Con Standard 1 e 2 (K. Jarrett)
-Filetto di maiale messo a macerare per una mezz’oretta in olio, aglio, rosmarino e brandy, poi messo nella padella non caldissima e, una volta rosolato, cotto a fuoco moderato. Con Oscar Peterson.
Se, al piano di sotto, sparano “uz, uz, uz” a tutto volume, mi vengono delle schifezze.
Insomma, mi piace cucinare quando sto bene con me stesso.
Remy (il padellaio pazzo)

Patt – Evvai, Remy! Io, invece, che sono una gran confusionaria, con musica o ingredienti faccio lo stesso: come viene viene! Però viene! L’importante è sentirsi bene in cucina. Per me il massimo è l’inverno, quando posso accendere la stufa. Sì, lo so, lo dico sempre, ma mi piace davvero. E non ditemi che non è bello sentire la fiamma crepitare, mentre le pentole, sopra, sobbollono lentamente riempiendo la casa di aromi “stuzzicosi” … E i profumi più … più … più e basta, ecco, per me sono quelli del pane e della polenta! E quindi vi “scodello” quel che scriveva tanti anni fa un Poeta delle mie parti: Giano Perale.

- La Polenta -Na òlta, me ricòrde,
trent’ani fa:
lúni polenta, màrti polenta,
mèrcole polenta, dóba polenta,
vènere polenta, sàbo polenta
e doménega,
oh doménega: pan e ‘n polastrèl
rostì sul fógo par far festa.
E incó:
lúni pan, màrti pan, mèrcole pan,
dóba pan, vènere pan, sàbo pan
e doménega,
oh doménega: polenta e ‘n polastrèl
rostì sul fógo par far festa.


Kat - Evvai, Patt ! E ora, tenetevi forte. Tocca a me e, come dessert, sto per rifilarvi il mio feticcio !
Patt – La tua...
Remy – … mousse al limone???
Kat – Meglio di no?
Patt – Meglio di siii !!!
Remy - Preferivo pasta e ceci ma come dessert, in effetti...
Kat - Vado ?
Patt – ‘spetta che prendo il rigalimoni, il cucchiaio di legno che si usa solo per le creme dolci, il frangifiamma, il...
Kat – Dunque, noi tre più Alberto che ha fatto i disegni e ancora non sa di essere stato reclutato in squadra ... ecco le dosi per 4 porzioni, seppur generose di :

Mousse al limone

3 limoni non trattati
3 uova intere
200 grammi di zucchero
20 grammi di Maizena ( fecola di mais) ovvero 2 cucchiai rasi.
¼ di litro d’acqua bollente
Prima di tutto si lavano e asciugano i limoni. Si preleva la buccia (solo la parte gialla, evitando il bianco sottostante che è amaro) quindi si spremono. Le uova vanno sbattute, intere, in una terrina. Una terrina grande, a causa dell’acqua il composto gonfierà molto. Ora si aggiunge lo zucchero poi il succo di limone quindi la Maizena e si sbatte con decisione. L’acqua è bollente? Allora versatela a filo nella terrina, senza smettere di frustare. Ora versate nella pentola assieme alla scorza di limone.
Andrà tolta prima di servire quindi per non doverla andare a pescare, se l’avete sfilettata col rigalimoni chiudetela in un fagottino di garza (farmacia) oppure, se tagliata a listarelle, infilzatela su di uno stuzzicadenti.
Ora inizia il bello! Ponete la pentola su fuoco bassissimo, con un frangifiamma se non ha il fondo spesso e continuate a girare. Piano ma senza sosta. Fatevi pure venire l’ansia e la fronte imperlata di sudore ma non lasciate che arrivi a bollore. Si straccerebbe. La cottura, per questa dose, richiede almeno 10 minuti. La mousse è cotta quando la schiuma bianca in superficie scompare. Ci va un po’ di pazienza e altrettanta tenerezza giacché non è consentito abbandonarla sul fuoco un solo istante.
Preparate questo dessert in anticipo, riponetelo in frigo ma evitate di servire troppo freddo. Queste dosi si moltiplicano facilmente per 2 ma attenzione ad usare recipienti abbastanza grandi. Sarà anche al limone, ma una mousse che tracima sui fornelli non è esattamente detergente. In compenso, per quanto assai calorica e proteica, è decisamente digestiva. Ci sarebbe anche una versione con un’arancia al posto di due limoni, due cucchiai di Cointreau al posto di due cucchiai d’acqua... Fate voi!

Kat – Il caffè è meglio se non lo faccio io (sono pur sempre francese, una tara che 30 anni in Italia non sono bastati a sanare) quindi passerei subito al digestivo:
- Fiaba domestica-C'era una volta un vecchio frigo
Così vecchio che anziché fare le fusa, borbottava.
Su quel vecchio frigo si acciambellava
una vecchia gatta
Così vecchia che anziché fare le fusa, borbottava.
In quella casa tutto borbottava
La pentola sulla vecchia stufa
L'acqua nelle vecchie tubazioni
La pressione nei termosifoni
E ovviamente la siora padrona...
…Borbottava formule magiche
e qualche irripetibile maledizione
ma subito se le scordava
sicché il vecchio frigo
non diventò mai un forziere pieno d'oro
la vecchia gatta una solerte governante
piatti e lavello un acquario tropicale
e la vecchia stufa un forno ventilato
magari anche a vapore
con termometro sonda incorporato
(Ispirata ai borbottii del frigOreste, della gatta Punkie, di un amica mia e a Ondes pacifiantes, uno degli Enregistrements pirates di Philippe Delerm- Editions du Rocher)

Grazie di cuore a Alberto per i disegni. Non ti sarai già stufato, vero?
----------
Novello detto alpino:
- Salta i fossi, non i pasti -
----------
A presto?

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Cuochi di Carta, al plurale

Siamo più di uno, sparsi da Est a Ovest.

Cosa ci ha portati qui? Un'amicizia nata in rete, la scoperta di solidi punti in comune (l'amore per i gatti e le parole e il gusto di cucinare) e una gran voglia di fare qualcosa insieme. Siccome i cuochi veri sono fatti in modo assai diverso, ci capiterà spesso di aggirarci nei dintorni della cucina. ;-)
---===oooOooo===---
Ai fornelli  (aggiornato a novembre 2013):

- Kat e Remy sono una coppia a cavallo tra i cinquanta e i sessanta che abita in Valle d'Aosta.
Lui valdoferrarese, lei francopiemontoveneta (con anche un po' di sangue ligure ;-) Remy si chiama davvero Remy mentre a Kat basta aggiungere la y di Katy. Sanno parecchio sul fronte teorico ma sono piuttosto indietro su quello tecnico, tipo la giusta gestualità nello spadellare cipolle.
- Patt (Patrizia) classe '59, la trovate a Belluno dove le capita di spignattare con alterne fortune. Irreparabilmente innamorata di tutto ciò che fa miao (e bau, e ...), si chiede ancora cosa ci fa in un foodblog, però ci si diverte. ;-)
Insieme all'ortoNando è autrice della Pargola, che ogni tanto fa capolino da queste parti insieme alla sua tribù di aMici.
Da qualche anno ha "adottato" anche il Pargolo, cuoco estroso e versatile (quando si ricorda di scrivere le ricette che realizza ;).

Tra gli amici della prima ora: 

- Gennarino, ovvero Teresa.
Presentissima anche quando si assenta.
Le piace cucinare,o almeno ci prova. Ed è convinta che insieme si impari meglio e ci si diverta di più. Per questo, ha messo su due siti di cucina ("Gennarino" e "Pane fatto in casa") dove condivide con altri la passione di imparare la cucina insieme.
- Alberto, disegnatore silenzioso, (detto brevemente "il Silenzioso") trevisano trapiantato un po' più in su, non scrive ma a volte produce -se adeguatamente pungolato- disegni, dipinti e collages che decorano queste pagine. È anche autore delle foto che illustrano le ricette della Patt; non tutte, solo quelle belle!
- L'ortoNando, fratello del Silenzioso e dolce metà della Patt, co-autore della Pargola, pure lui trevisano trapiantato un po' più su, aveva un grande ideale: trasformare in fertile orto ogni zolla che gli arrivasse a tiro di vanga e ... ci riusciva. Ora, ne siamo sicuri, sta coltivando serenamente altri Orti.
- Mip (Annarita) e GG (Piero) sono sardissimi entrambi e vivono a Roma nella  "Gatteria".
- Lionello, da Palermo e ...dal forum di Gennarino. Se riuscite ad acchiapparlo chiedetegli di cucinare per voi la pasta con le sarde. Dopodiché provate a dimenticarvene.
- Marì o Mariber vive a Sanremo. Preferisce leggere di cucina che cucinare, scrivere di cucina che fotografare. Dice di non saper fare la pasta fresca, non saper decorare le torte, non saper girare le frittate e di cucinare "timidamente"; però ama stare in compagnia e cenare (anche virtualmente) con gli amici.

E chissà che non spunti o rispunti anche qualcun altro...

---===oooOooo===---

Tutti insieme, o separatamente, risponderemo a chi vorrà scriverci al nostro indirizzo
Gli Scribacchini

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