30 novembre 2009

Técia e Tocìn

Corso accelerato per i non veneti: la técia è una pentola bassa, preferibilmente di terra cotta; per il tocìn, ovvero sugo d'arrosto, vi rimandiamo ai commenti di questo post. L'autorità in materia è Cannella.
Par imprimàr (inaugurare) la técia, comprata per amore e rimasta a lungo in attesa di finire sul fuoco, abbiamo fatto un "ragù" di castagne e sugo d'arrosto. Con le tagliatelle di grano saraceno ci stava proprio bene.


Le dosi per due porzioni di Tagliatelle di Saraceno con Castagne e Sugo d'Arrosto:

- 80 g di farina 00
- 40 g di farina di grano saraceno (quella fine, senza crusca apparente, adatta anche alle galette bretoni, che in Francia si trova sotto il nome di farine de blé noir)
- un uovo intero + un tuorlo
- un pizzico di sale

Sbattete le uova con il sale e incorporatele alle farine precedentemente mescolate.
Formate la classica palla, avvolgete con pellicola e lasciate riposare in frigo almeno un'ora.
Prevedete una manciata abbondante di semola di grano duro rimacinata per tirare la pasta che si presenterà parecchio umida.
Sfogliate più o meno fine secondo i vostri gusti e trafilate a tagliatelle. Cospargete di altra semola e lasciate riposare su un telo mentre preparate il "ragù" con:

- una tazza (150 g circa) di castagne lesse spezzettate
- uno scalogno grande o mezza cipolla piccola
- sugo d'arrosto (anche di pollo, se di buona famiglia)
- una foglia d'alloro
- olio e.v.o.
- sale

Fate ammorbidire nell'olio su fuoco basso la cipolla o lo scalogno affettati finemente. Aggiungete la foglia d'alloro e un po' di acqua calda man mano che si asciugano.
Se le castagne fossero ancora un po' al dente mettete in pentola anche loro evitando però di lasciarle spappolare.
Unite infine il sugo d'arrosto, fate restringere se fosse troppo liquidio o bagnate con acqua calda se fosse troppo ristretto e aggiustate di sale.
Cuocete le tagliatelle in molta acqua bollente salata - ci vorrà qualche minuto in più rispetto a tagliatelle di farina di solo grano - versate nel sugo, condite con un filo d'olio e.v.o. crudo, rimestate delicatamente e servite in piatti caldi.
Remy ha aggiunto qualche goccia di olio piccante. Kat non sa dirvi quanto ci stia bene.

P.S.: In attesa di sapere quanto sia ammalata la reflex, è tornata coraggiosamente in servizio la magica piccola coolpix.

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26 novembre 2009

Torta rusticotta

Sorella minore del Rusticone morbidone è anche lei una sempliciotta. Per compensare, uno degli ingredienti è piuttosto inusuale in pasticceria: una piccola rapa rossa, o barbabietola se preferite. Cruda, visto che abbiamo la fortuna di raccoglierle nell'orto o di trovarle nelle ceste dei mercati contadini.
Non siamo certo i primi a mettere barbabietole in una torta. In rete (e in italiano) troverete per esempio una torta chiccosa di Ciboulette. Noi, reduci dalla lettura dell'affascinante Racines dedicato alle radici dimenticate (cren, pastinaca, topinambour e molte altre meno note) di Laurence Salomon, nota (e bellissima) chef bio francese, siamo rimasti più terra terra.
Abbiamo semplicemente sostituito una delle carote di un classico carrot cake "a tazzine" (o vasetti dello yogurt che siano) con una barbabietola. E non ce ne siamo pentiti. Ci dispiace solo che l'impasto cotto perda lo splendido colore rosa indiano che ha da crudo ;-)

Servono :
- 2 carote medie e 1 piccola barbabietola cruda oppure, in assenza di quest'ultima, 3 carote
- 3 uova
- 1 barattolino (dello yogurt = 125 ml) di zucchero di canna
- 1 barattolino di farina di mandorle
- 1 barattolino e 1/2 di farina
- 1/2 barattolino d'olio e.v.o. o altro di semi, più neutro, se preferite
- 2 o 3 barrette di zenzero candito (Rapunzel) oppure un pezzetto di zenzero fresco
- una bustina di lievito per torte oppure un cucchiaio di cremor tartaro e un cucchiaino di bicarbonato
- un pizzico di sale

Si inizia grattugiando finemente carote e rapa rossa. Si trita lo zenzero candito oppure si grattugia fine fine quello fresco. Si sbattono a lungo le uova con lo zucchero, quindi si aggiungono, nell'ordine: le carote/rape, lo zenzero, l'olio, la farina di mandorle e, per finire, la farina bianca e il lievito setacciati insieme. Tortiera imburrata e infarinata, se non usate quelle di silicone.
Forno a 180° per 30 - 40 minuti, secondo spessore.
Far raffreddare su una griglia. Avvolta in carta forno rimane morbida un paio di giorni.
Kat e Remy

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24 novembre 2009

La Salsa Cherboroise - Meme burlone


L'antefatto qui tra i commenti a una fantastica fettunta di Gaia/Profumo di mamma:

Blogger La Gaia Celiaca ha detto...

ma com'è la fettunta con l'olio nuovo piccante al punto giusto? 'na squisitezza!

bel piatto cara omonima, e concordo, questa sì che è classe. se la mangiamo leccandoci i baffi, la fettunta, dobbiamo anche postarla.
mica si può vivere solo di sformatino di panpanocchie con dadolata di verdure dell'orto su un velo di salsa cherboroise.... epperfortuna!

16 novembre 2009 21.56

Blogger La Gaia Celiaca ha detto...

p.s. giuro che se arriva qualcuno che posta la ricetta della salsa cherboroise, mi ritiro in buon ordine :-)

16 novembre 2009 21.57

LaGaia ci ha inconsapevolmente lanciato una sfida. E noi, come sempre un po' folli e vagabondi nonché animati da una forma generazionale di divino scontento, l'abbiamo raccolta.
Diamo qui inizio alla cerca. Dovesse mai esistere una salsa cherboroise la troveremo e se non esiste la inventeremo e, chissà, altri insieme a noi, ognuno la sua, rustica o raffinata o rusticamente raffinata, semplicissima o di vertiginosa complessità, per condire o accompagnare la pasta o le verdure, il pesce lesso o frittelle di Pera Madernassa, il formaggio o il pandoro, passata o - come si usa in Sud e Centro America - a dadini, non ci sono limiti purché sia di comprovata bontà.
Come provarne la bontà? Autocertificando che la salsa cherboroise da voi elaborata e proposta
è stata da voi (e magari da altri due o tre ;-) assaporata.

Voilà! Se vi va di farne un gioco, iniziate a rimestare! Siccome non c'è nulla da vincere né nulla da promuovere non c'è data limite per pubblicare, solo l'invito ad avvisare.

P.S. : per ringraziare Gaia della sana risata che ci ha procurato quel suo commento, noi cercheremo di elaborare una Cherboroise gluten-free. Ecco, volendo mettere un'unica regola a questo gioco potrebbe essere quella, in modo che le possa assaggiare tutte.

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22 novembre 2009

Primo comandamento: Non farti beccare :-(


Soprattutto se ti colleghi dal posto di lavoro...

"Attenti a inviare commenti volgari sul Web: possono costare il lavoro.
Un post sul blog di un giornalista ha costretto alle dimissioni un impiegato di una scuola americana"
è il titolo di un articolo del Corriere della Sera.

L'articolo è di qualche giorno fa e avrei voluto commentarlo. Casella chiusa. Il giornale avrà le sue ragioni, che io rispetto. Però qualcosa avrei da dire e lo dico qui, nella nostra cucina.

Possibile che l'unico messaggio che gira in questo Paese sia sempre e soltanto quello di non farsi beccare? Possibile che non si possa alzare un po' il livello e ricordare che il web non è la giungla e che la buona educazione è un modo semplice e piuttosto efficace di stare al mondo senza aggiungere inutili tensioni?
Epperò... non è affatto inutile ricordare agli utenti un po' troppo virulenti che in rete nessuno è realmente anonimo.

Detto ciò, io il commento incriminato lo trovo divertente. Sarà che noi francesi abbiamo l'abitudine di "appeler un chat un chat ".
(letteralmente: chiamare gatto il gatto = chiamare le cose con il loro nome ;-)

Kat

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20 novembre 2009

Pain d'épices fondant

Vi piace il sapore del Pain d'épices ma non la sua consistenza solitamente un po' gommosa? Allora questa potrebbe essere la ricetta che vi farà felici.
E' facilissima e, soprattutto, il risultato fonde sotto i denti. Qual è il trucco? Panna al posto del latte.
In compenso, per quanto non sia dolcissimo, non si presta molto agli abbinamenti salati. Dobbiamo ancora provarlo, raffermo e sbriciolato, nei crumbles dolci. A naso però promette bene.
Se volete provarci, meglio non avere fretta, come e più degli altri Pain d'épices, impiega diverse settimane a diventare davvero secco.
Come e più degli altri Pain d'épices conviene aspettare l'indomani per assaggiarlo. Appena tiepido non è un granché. Qualche ora dopo è già tutta un' altra cosa.

Attenzione : Queste dosi sono più adatte ad una forma da pane tedesco (lung. 35 cm) che ad una classica forma da cake (24 cm). Anche se questo impasto non raddoppia (si accontenta di crescere di un terzo) valutate voi se usare due forme. E foderatele tassativamente con carta forno imburrata. Gli impasti a base di miele sono deliziosi da mangiare ma detestabili da scollare dalle teglie o, peggio, dal fondo del forno.

Servono :
- 300 g di farina 0
- 50 g di farina di segale bianca (sennò tutta farina 0)
- 250 g di miele (magari Millefiori di montagna, meglio se un po' scuro)
- 100 g di zucchero scuro (Dulcita equosolidale o affini)
- una confezione di panna liquida da 250 ml
- mezza bustina di lievito per torte oppure il solito cucchiaio di cremor tartaro + un cucchiaino di bicarbonato.
- un cucchiaino abbondante di spezie (noi aggiungiamo alla Saporita Via della Indie un po' di Mélange Pain d'épices de Colmar di Terre exotique e un po' di buccia d'arancia non trattata grattugiata oppure arancia candita tritata fine fine)
Facoltativi ma ci stanno proprio bene:
- acqua di Fior d'Arancio
- estratto di Vaniglia naturale.

Se il miele è cristallizzato fatelo sciogliere nella panna a fuoco basso e lasciate intiepidire.
Scaldate il forno a 160°.
Mescolate, a mano o nel robot, la farina con lo zucchero, le spezie e il lievito. Aggiungete panna e miele. Amalgamate bene e trasferite nella teglia. E' un impasto balordo, non abbastanza liquido per colare e parecchio colloso quindi la cosa più semplice è prenderlo a cucchiaiate.
Cercate di livellarlo ma senza insistere, si adagia da solo. Infornate nella parte bassa del forno per almeno un'ora. Non preoccupatevi se inizialmente sembra inerte, si mette a lievitare verso metà cottura.
Fate la prova coltello dopo 60 minuti ma è facile che per queste dosi servano altri 10 minuti di cottura. Eventualmente abbassate la temperatura e/o coprite con carta forno.
Lasciate 10 minuti nella teglia quindi mettete a raffreddare su una griglia togliendo la carta.

E magari fateci sapere se vi è piaciuto ;-)
Kat e Remy

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18 novembre 2009

L'antipasto secondo Viveka - CdC goes spicy

Mousse speziata di Formaggio di Capra con Fichi al vin brûlé su toast di Pain d'épices.
Così si presenta quello che avevamo in mente di combinare (proprio nel senso di combinazione di sapori) mettendo fichi secchi ad ubriacarsi il giorno prima e un pain d'épices a maturare, meglio se qualche giorno prima.
Nel libro di Viveka Sandklef è proposto come antipasto e così l'abbiamo gustato noi ma si potrebbe anche proporre al posto del formaggio.
Viveka, chef parigina nata in Svezia dall'inventiva vulcanica e molto speziata riesce sempre a stupirci e, dobbiamo dire, non ci ha mai delusi. Sa sempre dove va anche nei suoi momenti più estrosi. Questa è senz'altro una delle sue ricette più tranquille ;-)

In realtà questa squisita combinazione di sapori si prepara in pochi minuti, sempre che il Pain d'épices sia già raffermo e i fichi ubriachi. Abbiamo scelto fichi secchi calabresi (grazie Cocò per averceli fatti scoprire a suo tempo) venduti sfusi dal nostro prezioso verduriere (che quando deciderà di chiudere per noi sarà un duro colpo non poterci più rifornire nel suo antro colmo di sacchi di noci, sacchetti di lenticchie rosa, cataste di cavolfiori, enormi zucche e delicati plateau di primizie). Quei fichi sono piccoli, sodi, non molto dolci eppure profumatissimi. Li abbiamo messi in infusione, interi, uno per ogni toast previsto, in vino rosso speziato.
Si parte a freddo, un cucchiaino di spezie da vin brûlé (la nostra miscela contiene anche bacche rosa e foglie di alloro) per ogni bicchiere di vino, si fa sobbollire un paio di minuti, si lascia riposare una decina di minuti poi si scalda nuovamente e si versa sui fichi filtrando via le spezie. E si dimentica a temperatura ambiente fino all'indomani. Da così i fichi beoni diventano così :

Pronti e un po' strizzati i fichi, affettato (non troppo spesso) e leggermente tostato il pain d'épices (6-7 minuti in forno oppure nel tostapane in più volte) resta da preparare solo la mousse di formaggio di capra (o altro formaggio se la capra proprio non vi va).
Basta frustare a lungo il formaggio fresco con un po' di latte o di panna, qualche cucchiaio d'olio e.v.o., (sale) e spezie a volontà. Noi abbiamo messo molte bacche rosa e poco pepe bianco.
Una fetta di pain d'épices, un po' di mousse, un fico aperto a metà, tutto qua, ma che bontà !


In riassunto servono :
- pain d'épices, una fetta a porzione
- fichi secchi, uno piccolo a porzione
- vino rosso
- spezie da vin brûlé
- formaggio fresco di capra, 30 grammi a porzione
- pepe o altre spezie a piacere
- poco latte o panna
- olio e.v.o.
- sale se il formaggio non fosse abbastanza salato per i vostri gusti
- la giusta attesa che attizza il desiderio ;-)

Rispetto alla versione originale di Viveka Sandklef abbiamo usato le spezie da vin brûlé anziché thé al gelsomino. Trovandosi di fretta, forse si possono far cuocere i fichi nel vino.
Epperò, lasciando che bevano con tutta calma...
Epperò, in stagione, i fichi freschi, magari arrostiti un attimo in forno...

Kat e Remy

P.S.: Le capre stanno andando in asciutta quindi, dai piccoli produttori, il formaggio fresco si troverà ancora per una decina di giorni, poi si dovrà ricorrere a prodotti industriali.

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17 novembre 2009

Lavori (e disastri) in corso - Pain d'épices classico


Lo dicono tutti i testi sacri, un vero pain d'épices merita di essere lasciato riposare almeno 24 ore prima di affettarlo e addentarlo e a me ne serve uno addirittura un po' raffermo quindi mi sono presa per tempo.
A cosa servirà mai ? Per un abbinamento che vogliamo provare e richiede fichi ubriachi e fette di pain d'épices e... Il resto ancora non si dice ;-) Ribadisco però che non è un dessert.
A questo punto, se viene una schifezza, domani cosa vi racconto? Non mi resta che sperare che sia, come lascia presagire, una leccornia (accento tonico dove vi pare; s'avrebbe da dire leccornìa ma ormai fa ridere quasi tutti ;-)

Credo di aver avuto sotto gli occhi un buon centinaio di ricette di pain d'épices. In archivio, ne abbiamo qualcuno anche noi : uno soffice, uno da sballo, uno bassotto alla marmellata d'arance... Prima di natale ho in programma anche quello, decisamente invitante, proposto da Comida.
Sto però attraversando una perigliosa fase sperimentale, insomma pasticcio con assiduità in lande semi-sconosciute. Può capitare che faccia piacevoli scoperte. Può anche capitare che, con la fattiva collaborazione di un impasto cementizio, incrini il robot ;-(
La ricetta era seria, presa su un libro serio e (di solito) affidabile. E invece...
Il fido robot pare destinato a sopravvivere (seppur cigolando) e io, dopo aver cancellato ogni traccia del malnato esperimento lavando fino all'ultima spatolina, ho riacceso il forno. Mi era rimasto mezzo barattolo di miele, potevo forse rinunciare ?

Parentesi : se chi legge si riconosce nella veste di donatore/trice di miele (Sulla e Cardo e varie altre meraviglie per l'una, Erica per l'altro, Rododendro per l'amico in viaggio verso il Mad) può dormire sonni tranquilli, non uso mieli preziosi per pasticciare. Quelli li assaporo in purezza quando ho bisogno di una coccola. E vi penso.

Allora, sto pain d'épices ?!
'rivo, 'rivo! Datemi il tempo di dare a Cesare ecc ecc. Questo Pain d'épices classique (che più classico non si può) abita nel volumetto edito nel 1982 da Dargaud/Rustica "La cuisine au miel" a firma di Alexandre e Laura Fronty.


Per una forma da cake di (indicativamente) 24 cm servono:
- 250 g di farina 00
- 125 g di zucchero (ho usato Dulcita equosolidale)
- 125 g di miele
- 2 dl di latte
- un pizzico di sale
- spezie secondo i vostri gusti (io metto un cucchiaino di miscela La Saporita Via delle Indie)
- un cucchiaino di bicarbonato
e, aggiunta personale suggerita da una vecchia ricetta di pan pepato di Norimberga, un cucchiaio di cacao amaro.

Setacciate la farina e il cacao in una ciotola o nel contenitore del robot, aggiungete lo zucchero, le spezie e il pizzico di sale e mescolate con cura.
Su fuoco basso fate sciogliere il miele nel latte quindi versatelo tiepido sulla miscela di farina e impastate con una spatola o con il robot per una decina di minuti. Sì, sì, dieci minuti tutti!
Intanto fate scaldare il forno a 160 gradi.
Poco prima di infornare, spargete sull'impasto il bicarbonato setacciandolo con un colino. Se vi è capitato di trovarvi un grumo di lievito sulla lingua mentre stavate assaporando una torta sapete perché è così importate setacciarlo. Amalgamate bene e versate nella forma imburrata e foderata almeno in parte di carta forno anch'essa imburrata.
Infornate piuttosto in basso e cuocete un ora circa.
Fate raffreddare su una griglia, coricato su un fianco perché non si affossi. Il trucco vale per tutti i cake.
Si conserva diversi giorni avvolto in carta forno quindi carta stagnola o in una scatola di latta. Evitate solo di riporlo in una scatola di plastica. Si smolancionerebbe e, dicono gli autori del libercolo, prenderebbe un gusto strano.
Segue...
Kat

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15 novembre 2009

Ciao Charlie


La banda Scribacchini abbraccia forte forte Micia e Piero

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14 novembre 2009

Lavori in corso


Non è una conserva, non diventerà un dessert, dateci il tempo di sfornare un pain d'épices e ve lo racconteremo. Anche se non dovesse piacerci ;-)

Kat e Remy

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12 novembre 2009

Una ricetta che lascia il segno - Remy


Quando a parlare di cucina nei blog eravamo solo 4 gatti giocavamo sovente ai Meme. Ora forse li chiamano contests ma noi vecchi orsi siamo un po' all'antica ;-)
L'ultimo dubbio che Kat propone di esplorare, anche agli altri Scribacchini, riguarda le ricette che, tra mille, sono rimaste presenti nel nostro cucinare quotidiano.

Le mie scelte tra le ricette postate in questi anni :

-Faceva parte del bagaglio famigliare o della tradizione locale: Mecoulen (Pan dolce di Cogne)
-E' diventata affetto costante: Il Pane a lievitazione luuuuuuunga. La Salsa Marchand de Vin
-Era solo il frutto di momentanea curiosità o necessità e difficilmente la ripeterete: Fantans
-Ho reinterpretato all'infinito: Fougasse provenzale
-Ho amato alla follia ma non avrò probabilmente mai il coraggio di rifare: I taralli ma forse invece si!

Siamo curiosi, dite la vostra, anzi le vostre, magari con un post (mandandoci magari anche un link), magari prima di Natale.
Remy

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11 novembre 2009

L'Insalata regalata

Per questa insalata autunnale tanto buona quanto bella, grazie a...
- La Belle Auberge per l'ispirazione
- Giuliana per la valeriana appena colta nell'orto sotto casa (la versione di Eugenia prevedeva rucola, però a Remy non va a genio)
- Carlo e Paola per il croccantissimo finocchio appena raccolto. Prima che anche quest'anno venga il gelo , dividono sempre con gli amici le ultime verdure fresche ;-) Il nostro orto, situato vicino al fiume, è gelato già tre settimane fà.
E grazie al papà dell'Archiniere per il melograno. Era l'ultimo, così bello che non avevamo il coraggio di aprirlo!
Ho sostituito la feta (che amo molto ma purtroppo non ama me) con tocchetti di Champchevrette, il nostro preferito tra i formaggi di capra prodotti in Valle d'Aosta .
Unica modifica alla "citronnette" della ricetta originale, ho spremuto l'altra metà del melograno in aggiunta al succo di limone.
Piaciuta moltissimo !
Kat

ps: che oggi sia il giorno della melagrana? Da Arietta c'è un elegantissimo risotto da una ricetta di Adrenalina!
Un attimo dopo trovo on line anche i muffins di Alex-Cuoche dell'altro mondo.
Qualcuno ha in mente un secondo? ;-) Sì, sì, mi era sfuggito il poligno di Enza. Grazie Saretta per la segnalazione.

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08 novembre 2009

La Crostata di Mele e Mandorle è di Adriano Continisio


Perchè oggi 8 novembre 2009 molti food bloggers e forumisti pubblicano in contemporanea questa ricetta?
Per solidarietà con Adriano Continisio che l'ha inventata e pubblicata sul suo blog già nel 2007.

Riassumendolo in pochissime parole, questa manifestazione vuole porre l'attenzione prima di tutto sulla necessità di un comportamento corretto per chi usa la rete nei confronti di chi pubblica materiale. Spesso si sceglie di mettere a disposizione il proprio materiale o lavoro con una licenza che permette di usarlo a condizione che se ne citi la fonte e questo è già un dono, a nostro avviso. Si dice a chi legge: puoi gratuitamente utilizzare il materiale, puoi prenderlo, ma devi specificare che è mio e dire dove l'hai preso. Non è chiedere molto!
Altra importante condizione è che il materiale non venga usato a scopo di lucro.
Quando tutte e due le condizioni non vengono rispettate è evidente che la cosa è ancor più grave.

Questa volta è capitato ad Adriano, ma nel tempo è già capitato ad altri. Creare un tam tam è forse il primo di tanti passi per avversare il fenomeno, perciò ci siamo uniti e oggi pubblichiamo con il nome del suo autore la ricetta e la foto della crostata che ognuno di noi ha preparato.

E' ora che tutti sappiano di chi è la farina e pure il sacco!!!!!

(grazie a Rosy per questo efficacissimo "punto della situazione"ripreso pari pari dal suo blog)

La Crostata di Mele e Mandorle di Adriano Continisio è stata preparata a quattro mani ad Aosta da Kat e da Marinella del Calderone con l'appoggio spirituale di Patt e Miciapiallina e fotografata da Remy, perché in tanti è molto più bello ;-)
La ricetta è quella pubblicata da Adriano domenica 23 settembre 2007 :

Ingredienti:

400gr pasta frolla
4 mele grandi (ca. 600gr al netto degli scarti)
80gr di zucchero
4 cucchiai di amaretto di saronno
succo di mezzo limone
poca cannella in polvere.

massa di mandorle:

120gr uova intere
60gr zucchero
50gr farina di mandorle
15gr farina di mais fioretto
15gr fecola
un pizzico di sale
estratto di mandorle

una manciata di mandorle a lamelle
sciroppo di zucchero
marmellata di albicocche

Saltare a fiamma alta le mele sbucciate e tagliate a cubetti, miscelate con il succo di limone e lo zucchero, fino a che non risultino asciutte ma non spappolate. Incorporare il liquore e la cannella e lasciare raffreddare.

Foderare uno stampo da 26cm e cuocere in bianco per 15 minuti (i primi 10 con carta da forno e riso)

Nel frattempo montare le uova con lo zucchero ed il sale, incorporare delicatamente le polveri e poche gocce di estratto.

Pennellare la frolla con poca marmellata, versare le mele, coprire con la massa e cospargere con le mandorle a filetti.
In forno a 170° per ca. 20 minuti.
All'uscita dal forno lucidare con sciroppo a 30°be.

Nel preparare questa crostata che (non avevamo dubbi) si è rivelata semplicemente fantastica e perfettamente dosata, ci siamo solo dimenticati di lucidarla. Appena fredda l'abbiamo divisa a metà e una metà è partita per Cumiana.
La rifaremo a Roma e a Belluno ! Questa è una minaccia ;-)

Intanto ritrovate la Torta di Adriano e, grazie ad Enza e Solema anche la Caprese bianca di Lydia, in tutte queste cucine (e relativi cuori) :

- Rosemarie & Thyme
- Ammodomio
- Trattoria Muvarà
- Fragole a merenda
- Io da grande
- Mollica di Pane
- Pan con l'olio
- La cucina di Nonna Sole
- Profumo di Mamma
- Al Cibo Commestibile
- Lo Scief Scientifico
- Il Calderone di Marinella
- La Gaia Celiaca
- La Golosastra
- Fragola & Limone
- Profumo di Libri e Cannella
- Dolci e salate tentazioni
- Dulcis in Furno
- Il mondo di Luvi
- Cuor di pane
- Menta e Cioccolato
- Assaggi di viaggio
- Il mondo di Milla
- La melagranata
- Cucchiaio e Pentolone
- Cuor di Panna
- Pasticci patapata
- Quattrobastano?
- La Belle Auberge
- io...così come sono...
- la cucina della socia
- Galline: 2nd life
- EssenZa di CanneLla
- Raffi e i suoi pasticci
- Filosoficamente Sostenibile
- Come si fa a...
- La Cucina di Albertone
- Cenerentola in cucina
- Le padelle fan fracasso
- Magica Sorbyy si diverte ai fornelli
- Gli amori di Dida
- Delicious
- Tomato & Basil
- Stella di sale
- I can do it...
- Il condominio di Cucinait
- Non tutte le ciambelle
- Tiramisù
- Les madeleines di Proust
- La cucina di Viola

Abbiamo aggiornato man mano che le torte uscivano dal forno e ne sentivamo il profumo ;-)
Qui ci fermiamo. L'elenco ordinato e aggiornato è da Rosemarie, l'ideatrice di questa dolce addunata.

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06 novembre 2009

CUCINA & VINI

Da ieri Cuochi di Carta è il blog in evidenza sulla Home page del sito Cucina & Vini.
Ne siamo ovviamente felici, tanto felici quanto sorpresi ;-)
E pensare che stavamo ponderando l'opportunità di mettere il blog in pausa !
Ci teniamo a sottolineare la correttezza con la quale la loro redazione si è premurata di chiederci, oltre a tutto con ragionevole anticipo, il permesso di usare una nostra foto.
E fu così che le pere cotte ebbero il loro momento di gloria ;-))))

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05 novembre 2009

Una ricetta che lascia il segno - Kat

Amici foodbloggers
Chissà se capita anche a voi, riordinando l'archivio delle ricette pubblicate (per non parlare delle ricette salvate da altri blogs) di chiedervi quante di queste hanno veramente conservato un posto nel vostro cucinare quotidiano?
Tra quelle che fanno parte del bagaglio famigliare o della tradizione locale, penso che sceglierei le Castagne al burro.
Tra quelle che sono diventate affetti costanti, il curioso Paté di Maria Luisa.
Tra quelle che erano solo il frutto di momentanee curiosità o necessità, le Cialde di Riso home made ;-)
Tra quelle reinterpretate all'infinito, la Torta vasetti di yogurt salata.
Ma si, aggiungiamo anche Quelle amate alla follia ma che probabilmente non si avrà mai il coraggio di rifare. E lì non ho alcun dubbio. Per me è la Torta Wolfi.

Sono curiosa ... dite la vostra, anzi le vostre, magari in un post, magari prima di natale...
Kat

P.S.: Patt e Remy non pensate di defilarvi !!!

Aggiornamento : Le scelte di...
Stella di sale ( troppo carina!)
Maricler The Chef is on the table
Graziella Di TV e TV
Cannella de La Zuccheriera (sì,sì,riaperta per l'occasione. Che emosssssione!!!;-)
Ciboulette di Un filo di erba cipollina
Cat di Cucino in giardino
Marinella di Il Calderone di Marinella
Cioccolato, Vaniglia & Co
FrancescaV
Giorgia di Le Coin Gourmand
Fiordisale
Aiuolik della Trattoria MuVarA

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04 novembre 2009

Crumble dolce in padella

Lo sapete come Remy ha avuto il coraggio di intitolare questa foto? Segatura! Che sia stufo di dover fotografare almeno un terzo di quanto gli metto nel piatto?
Già mentre gustavamo queste Pere martine con graniglia di Mandorle e Zenzero candito ha buttato lì :" Buona questa frutta cotta con la segatura"!
Io lo strozzo! Anche perché le ha, ovviamente, mangiate tutte, anche senza la pallina di gelato che dovrebbero accompagnare (e far sciogliere un pochino, a mo' di crema inglese, se servite calde).
Epperò non ha tutti i torti. Comunque la si chiami, comunque la si cuocia, rimane pur sempre frutta cotta e, in Italia, la frutta cotta è poco amata.
Nel caso vi capitasse di cambiare idea, spiego come si fa questa cosa banalissima e velocissima che può rendere chiccoso un dessert improvvisato con una vaschetta di gelato industriale.
Pere martine ( o altre pere dure) sbucciate e tagliate a tocchetti, fatte saltare in padella con un fiocco di burro (magari demi-sel) finché quasi tenere, quindi fatte lievemente caramellare cospargendole con poco zucchero di canna e alzando il fuoco e, per la "segatura", mandorle fatte leggermente tostare in un altro padellino asciutto + qualche bastoncino di zenzero candito (quello della Rapunzel ha una consistenza che ben si presta ad essere tritata senza spappolarsi).
Le dosi da coppia sono 6-8 pere martine ( secondo il calibro) , una dozzina di mandorle e due bastoncini di zenzero candito.
Come per altri crumbles in padella, l'importante è cospargere con le briciole al momento di servire in modo che queste rimangano croccanti.
Kat

Altre pere di stagione, però sul fronte salato :
- Wokajine di pollo e pere invernali
- Valeriana (o rucola) con Pere, Mandorle e Parmigiano
- Crazynsalata di Patate, Pere Martine e Rape rosse

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02 novembre 2009

Lunga, laboriosa e pure sporchevole

epperò... la confettura di Uva fragola...

Un unico ingrediente, l'uva fragola, ma diversi utensili da lavare (minimo due pentole e tra queste una con i bordi alti per limitare almeno in parte le proiezioni, un passa verdura, un setaccio e un leccapentole o spatola che sia) parecchia pazienza e un grembiule scuro. Scure anche le presine, va, che è meglio!
Ora che ho lasciato intendere che il fornello ne uscirà con il morbillo e l'eventuale grembiulino bello con patacche indelebili, vi racconto cos'ho combinato.
Non ci sono dosi, niente zucchero, solo l'uva privata di buccia e vinaccioli e fatta concentrare sul fuoco e questo significa che da una cassetta d'uva si ricavano... quattro barattoli (scarsi) da 250 ml di confettura.
Mmh... qualcuno si ricorda quando cade la Giornata della Lentezza? Magari ve la ripropongo quel giorno come meditazione golosa ;-)
Forse si può fare più in fretta limitantosi a centrifugare l'uva e cuocendo il succo ricavato ma temo che vada perso, almeno in parte, il colore e soprattutto, che diventi più difficile ottenere la giusta consistenza. Non so, anzi, mi piacerebbe saperlo ma io la centrifuga non ce l'ho.

Ho quindi messo gli acini in pentola per farli scoppiare e intenerire un po'. L'uva fragola, soprattutto se raccolta in ritardo, ha la buccia spessa e non si lascia pigiare facilmente.
Li ho poi passati, un mestolo per volta, nel passa verdura, togliendo man mano bucce e vinaccioli prima di versarne ancora. Dai vinaccioli si staccano comunque minuscoli granellini. Volendo una confettura senza traccia alcuna di "sabbietta", tocca armarsi di pazienza e versare un po' per volta il passato d'uva in un setaccio. A questo punto entra in gioco la spatola per aiutarlo a transitare.
Se siete ancora dell'umore giusto, per finire pigiate nel setaccio le bucce tolte dal passa verdura.
Ora però la strada è tutta in discesa. Basta mettere il passato d'uva, che ha già una consistenza simile a quella di una confettura liquida, nella pentola a bordi alti e farlo ridurre su fuoco tranquillo finché una goccia versata su un piattino non rimane ferma lì quando si inclina il piattino. Indicativamente deve ridurre di un po' più della metà. Meglio non allontanarsi, però. Se dopo un lavoro del genere diventa catrame c'è da spararsi!
Resta solo da versare la confettura appena tolta dal fuoco nei barattoli sterilizzati in acqua bollente, chiudere subito e lasciar raffreddare capovolti.
E' una confettura che tengo in frigo. E' troppo preziosa per correre rischi ;-)
Kat

P.S.: se proprio ci tenete a vedere come ho conciato il grembiule basta cliccare sulla foto per ingrandirla :-)

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